martedì 30 giugno 2015

Recensiamo "Storie d'amore" di Simona Colaiuda

Simona Colaiuda
"Storie d'amore"

Come abbiamo già detto nei giorni scorsi, chi scrive "short stories", per dirla all'americana, deve avere il dono della sintesi, e deve essere in grado di raccontare una storia compiuta e completa in pochissime battute, senza poter ricorrere al tecnicismo e alle regole che supportano l'autore durante la stesura di un romanzo. Il racconto breve può, dunque, diventare una trappola per lo scrittore convinto che sia più facile raccontare, se ciò che si racconta ha un limite di battute. Nulla di più sbagliato. Lo stesso Sepùlveda,( lo ripetiamo a beneficio di chi non avesse letto l'articolo precedente), in occasione dell'uscita de "L'avventurosa storia dell'Uzbeko muto", dice : "Il racconto è una sfida, devi raccontare una storia in un modo conciso,con le parole giuste,non una di più e una di meno".
Simona Colaiuda, scrittrice abruzzese , è sicuramente un'autrice che, nella  breve raccolta di racconti "Storie d'amore", pubblicata con la Casa Editrice Lettere Animate, ha vinto questa sfida, raccontando le sue sette, bellissime storie,  con le parole giuste, non una di più e una di meno. Simona mostra, non racconta, e mostra le sue storie usando uno stile gradevole e delicato, accompagnato da una scrittura lieve e armoniosa,che rende piacevole la lettura di ogni sua parola. Per questo suo dono, Simona Colaiuda andrebbe sicuramente conosciuta meglio all'interno del panorama letterario italiano, poco incline alla lettura di racconti brevi.  Le sue storie sono belle, ben scritte e parlano sempre d'amore, anche quando l'amore non è a lieto fine, o provoca dolori al cuore. Simona Colaiuda è una scrittrice  con un'anima sensibile e delicata e la sua indole traspare da ogni parola pensata e scelta per descrivere i sentimenti dei protagonisti delle sette storie presenti nella raccolta. I suoi racconti sono consigliati a tutti i lettori che vogliono leggere storie "leggere e delicate come piume", storie che si leggono con un sorriso sulle labbra, in un soffio, in un piacevolissimo soffio.

Oggi parliamo di


sabato 27 giugno 2015

Recensiamo

Simona Colaiuda
"Storie d'amore"


Come abbiamo già detto nei giorni scorsi, chi scrive "short stories", per dirla all'americana, deve avere il dono della sintesi, e deve essere in grado di raccontare una storia compiuta e completa in pochissime battute, senza poter ricorrere al tecnicismo e alle regole che supportano l'autore durante la stesura di un romanzo. Il racconto breve può, dunque, diventare una trappola per lo scrittore convinto che sia più facile raccontare, se ciò che si racconta ha un limite di battute. Nulla di più sbagliato. Lo stesso Sepùlveda,( lo ripetiamo a beneficio di chi non avesse letto l'articolo precedente), in occasione dell'uscita de "L'avventurosa storia dell'Uzbeko muto", dice : "Il racconto è una sfida, devi raccontare una storia in un modo conciso,con le parole giuste,non una di più e una di meno".
Simona Colaiuda, scrittrice abruzzese , è sicuramente un'autrice che, nella  breve raccolta di racconti "Storie d'amore", pubblicata con la Casa Editrice Lettere Animate, ha vinto questa sfida, raccontando le sue sette, bellissime storie,  con le parole giuste, non una di più e una di meno. Simona mostra, non racconta, e mostra le sue storie usando uno stile gradevole e delicato, accompagnato da una scrittura lieve e armoniosa,che rende piacevole la lettura di ogni sua parola. Per questo suo dono, Simona Colaiuda andrebbe sicuramente conosciuta meglio all'interno del panorama letterario italiano, poco incline alla lettura di racconti brevi.  Le sue storie sono belle, ben scritte e parlano sempre d'amore, anche quando l'amore non è a lieto fine, o provoca dolori al cuore. Simona Colaiuda è una scrittrice  con un'anima sensibile e delicata e la sua indole traspare da ogni parola pensata e scelta per descrivere i sentimenti dei protagonisti delle sette storie presenti nella raccolta. I suoi racconti sono consigliati a tutti i lettori che vogliono leggere storie "leggere e delicate come piume", storie che si leggono con un sorriso sulle labbra, in un soffio, in un piacevolissimo soffio.

                                        ***
Mariagrazia Pecci
"Sulle tracce di Matilde"
Edizioni Arpeggio Libero
€ 12,80

Sinossi:

Stava leggendo ancora una volta quella lettera, malgrado la conoscesse a memoria.

Proprio quella lettera unisce due epoche così diverse: il Medioevo ed i giorni d'oggi.

Anno 1101:

Mastro Giuliano e il suo collaboratore Gabriele devono terminare di costruire il ponte di Borgo a Mozzano entro i tempi stabiliti dalla Contessa Matilde di Canossa, ma la notte precedente alla consegna accadono fenomeni strani e diabolici. Un anno dopo in quello stesso paese viene a far visita la Contessa di Canossa, ma durante la visita attentano alla sua vita, che viene salvata dalla vedova di Gabriele, Maria che chiede come ricompensa del suo gesto di poterle affidare sua figlia Carla. Matilde accetta e la porta con sé al Castello delle Carpinete. Dopo circa un anno giunge a Carla una notizia che devasterà la sua tranquillità e sotto influssi malefici sarà costretta a scrivere quella lettera che tramanderà una maledizione attraverso i secoli.



Anno 2010:

Lisa Giovinelli, giornalista romana, viene incaricata dal suo capo redattore di trasferirsi in Toscana per scrivere un articolo su “I misteri della Toscana” rendendosi conto che la scelta è ricaduta su di lei per la somiglianza alla Contessa Matilde di Canossa.

A Firenze conosce Marco. Tra i due nasce improvviso l'amore ed il ragazzo si offre d'aiutarla per il suo articolo. 

Dal suo arrivo in Toscana la giornalista viene perseguitata da un folle e nello stesso tempo viene coinvolta in casi di omicidi avvenuti nel luogo che la portano a conoscere Giuseppe Verroni, il Commissario che dirige assieme al Magistrato Olivieri le indagini sulle uccisioni. Lisa ed il Commissario scoprono che tutti gli omicidi sono collegati a quella lettera del 1102 e ad una famiglia dei nostri tempi.

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"Sulle tracce di Matilde" , di Mariagrazia Pecci, viene definito Thriller, ed è inserito in questa categoria, nel catalogo della Casa Editrice Arpeggio Libero. Dunque pensavo che avrei letto il classico thriller storico, ma, mano a mano che procedevo nella lettura, mi rendevo conto che non era proprio così, perché "Sulle tracce di Matilde" non è un Thriller storico. O meglio: non è solo un Thriller storico. Il Thriller è un genere che, fra gli elementi principali della trama, utilizza la tensione e l'eccitazione del lettore, quali elementi sostanziali, e stimola, in maniera quasi eccessiva, gli stati d'animo dello stesso, mantenendo la sua attenzione su un livello di incertezza. 
Nel romanzo di Mariagrazia Pecci ho, sì, trovato gli elementi che inducono il lettore a ricondurlo all'interno del genere "Thriller storico", (apprezzando maggiormente la parte ambientata nel passato, nella quale l'autrice dimostra una conoscenza approfondita della storia di Matilde di Canossa e dei luoghi che la videro protagonista, e nella quale ha saputo esprimere al meglio le sue doti narrative), ma ho riscontrato, con maggiore intensità, elementi narrativi e tecnici che avvicinano il romanzo al genere "noir", che, per alcuni versi, definirei "noir mediterraneo", considerato che la scrittrice usa, come sfondo, un paesaggio ben descritto e delineato, all'interno del quale si muovono i personaggi; paesaggio ricco di storia e illustrato con descrizioni molto accurate. La trama del romanzo si dipana, capitolo dopo capitolo, in modo alternato, fra presente e passato, in un gioco narrativo continuo , che ricorda il percorso di due rette parallele che non si incontrano mai. Le due parti storiche potrebbero anche vivere entrambe di vita propria, dando origine a due storie diverse, seppur legate da un sottile filo di unione: una lettera che giunge fino ai giorni nostri e che dà avvio all'intera vicenda. L'autrice è stata brava nel curare il colpo di scena finale, tramortendo il lettore che, quando mancano poche pagine alla conclusione, crede di aver compreso l'accaduto. Invece no. Non sarà così. Tutto si stravolgerà di nuovo, in maniera improvvisa.
"Sulle tracce di Matilde" è consigliato a chi legge con piacere non solo i Thriller, ma anche i libri storici e i noir, ma non è assolutamente un libro pesante o pretenzioso.

Libri da leggere


Cristina Katia Panepinto

E-book € 1,99
Lettere Animate Editore
Lunghezza: 185 pagine

Trama
In una Firenze scaldata dai primi tepori della primavera, la psicoterapeuta Violetta Salmoiraghi riceve una telefonata inattesa. Dopo mesi di silenzio suo marito, il PM Amedeo Cantini, la chiama per informarla del ritrovamento di una giovane modella, abbandonata senza vita in un cassonetto nei pressi del Parco delle Cascine. Per Amedeo le indagini si prospettano particolarmente difficili, perché la vittima è Fiona Aldori, figlia di Emma, suo sofferto e mai dimenticato amore, morta suicida vent'anni prima.
Sebbene Violetta non voglia avere nulla a che fare con la famiglia Aldori, a cui imputa buona parte del fallimento del proprio matrimonio, alla fine acconsente di aiutare Amedeo e si reca a far visita al nonno di Fiona, Saverio Aldori, un prestigioso produttore di vini della Valdelsa, per offrirgli un sostegno psicologico nell'elaborazione di questo secondo tragico lutto.
Da quel momento Violetta si trova coinvolta suo malgrado nei molti misteri che avvolgono il delitto. Insieme al marito comincerà a investigare sugli ultimi mesi di vita della ragazza, addentrandosi in un gioco di specchi fatto di tradimenti, intrighi e bugie, fino alla scoperta di un raccapricciante segreto, dietro cui si nasconde l'ombra omicida del Fioraio di Monteriggioni.
Il romanzo racconta un tema difficile, in cui la componente emotiva e sentimentale gioca un ruolo importante. E' infatti l'amore, o quello che spesso si reputa tale, a trascinare nel baratro le vite dei protagonisti e alla fine sarà questo sentimento a offrire l'unica via di riscatto.

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L'autrice

Nata a Milano, si è laureata in Lettere Moderne con tesi in Storia del Teatro. A 24 anni si è trasferita a Berlino, dove ha insegnato italiano per stranieri. Ha poi continuato l'esperienza dell'insegnamento a Firenze e attualmente vive a Lecce.
In questa bella città ha cominciato a dedicarsi alla scrittura e il suo primo romanzo "Il Fioraio di Monteriggioni" è nato quasi per gioco, forse dettato dal desiderio di far rivivere sulla carta la suggestiva atmosfera fiorentina.
Ama viaggiare, ascolta tantissima musica e porta con sé sempre qualcosa da leggere, con una predilezione per tutto ciò che abbia anche solo qualche venatura di giallo. Adora il mare e ringrazia la vita per averla portata ad abitare in luoghi tanto differenti, così da imparare a confrontarsi con altre culture.

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Recensiamo

Silvia Maira

"Un cuore a metà"
Lettere Animate Editore 27 maggio 2015
Formato E-book € 3,49
Lunghezza : 432 pagine
Sinossi
Aida Leone è una trentenne siciliana, agente immobiliare con una famiglia normale e un’amica di vecchia data, Mila, il cui legame è più forte di un vincolo di sangue.
All’improvviso, in un freddo giorno di dicembre, la sua vita tranquilla viene sconvolta dall’incontro con Ruggero Serravalle, facoltoso e affascinante imprenditore romano, trent’anni più grande di lei. Tra i due scoppia una passione forte e travolgente, che sembra superare ogni ostacolo, sociale e generazionale. Ruggero si troverà ad affrontare la famiglia di Aida: le perplessità di papà Pietro, che ha la sua stessa età e di mamma Lucia, che avevano immaginato al fianco della loro figlia un uomo più giovane. Aida, dal canto suo, si scontrerà con l’anziana madre di Ruggero, una donna di ottanta anni dal carattere forte e volitivo, che ha un forte ascendente sul figlio e che vive nel ricordo della moglie di Ruggero, deceduta qualche anno prima, a cui la donna era molto affezionata. Può un amore e un’attrazione così forte superare tutte le difficoltà?

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Il romanzo di Silvia Maira mi ha fatto pensare a quelli che, una volta, venivano definiti “romanzi d’appendice", destinati a un pubblico femminile vasto e desideroso di vivere storie d’amore “pure” e “tormentate”. ( Vorrei rammentare ai lettori molto giovani che anche Honoré de Balzac era considerato uno scrittore di feuilleton). Nella trama troviamo l’amore contrastato, l'impegno dei protagonisti che lottano contro tutti per  far sì che lo stesso possa essere vissuto liberamente e,infine,lo scherzo che il destino ha riservato ai due innamorati. Le cose, fra Ruggero e Aida, sembrano complicarsi quando Aida conosce Johnny, un musicista che ha pochi più anni di lei; giovane, allegro e molto diverso dal maturo Ruggero. Johnny si innamorerà della ragazza e cercherà di vincere contro l'uomo più anziano, che vive con disperazione ciò che accade nella sua storia con Aida. Oltre alla romantica e intensa storia d’amore, il lettore conosce, attraverso le parole dell’autrice, le bellezze incomparabili di una Sicilia romantica e dolcissima, descritta in maniera emozionante.La storia si conclude in modo…vedrete, vi saliranno le lacrime agli occhi, perché nulla è mai come sembra e Silvia Maira vi sorprenderà di nuovo. “Un cuore a metà” è adatto a tutte le lettrici romantiche e nostalgiche, a quelle che vogliono leggere ancora le belle storie d’amore di un tempo.

venerdì 26 giugno 2015

Lezione n.3 - Cover per ebook


 COME CREARE COVER SEMPLICI E DIVERTENTI CON FOTOMIX

Cari amici e care amiche del giardinodeigirasoli, è arrivato il momento di presentarvi Fotomix, l’assistente che vi aiuterà nel creare cover per ebook un po’ più complesse di quelle viste fino a ora. Fotomix è un programma di fotoritocco, completamente gratuito, che potrete scaricare sul vostro computer in ogni momento. È in inglese, ma è facile da usare, avendo poche opzioni di scelta. Vi assicuro, però, che sono più che sufficienti per creare la vostra cover.
Diamo per assodato che lo abbiate già scaricato e che vogliate creare la cover insieme a noi. Con fotomix potrete usare due immagini diverse e creare un collage soddisfacente; l’importante è che le immagini abbiano le stesse tonalità di colore e che siano adatte l’una all’altra. Siete pronti? Avviamo il programma e andiamo a vedere come dobbiamo muoverci.
1)Start a new empty project
2)Photo background
3)Cliccate su size e impostate le misure su 15x21 ( o su A5)
4)Spostatevi sulla cartella gialla e cliccate  su Open
5)Scegliete la prima foto, quella che volete faccia da sfondo alla vostra cover
Io ho scelto la foto di un cigno, su uno sfondo scuro
6)Cliccate su Foreground e poi su open (cartella gialla)
7)Scegliete una foto da sovrapporre allo sfondo scelto ( Io ho optato per il primo piano di una donna su sfondo scuro)
8)Cliccate su composition e , con il mouse, posizionate la seconda foto dove meglio credete, diminuendo le dimensioni della stessa. ( Io ho deciso per la posizione centrale)
Ora Passiamo a creare gli effetti “speciali” che desideriamo.
9)Spostatevi su Circle fade e spostate il puntino verde fino al punto che vi soddisfa (io sono arrivata a 31);
10)Passate a Edge fade e fate la stessa cosa.
11)Infine create l’effetto trasparenza con Transparency
12)Ripartite dal n.1 e scegliete l’immagine che avete appena creato.
14)Cliccate su Effects e provateli tutti, decidendo quale vi sembra più adatto per la vostra cover. (Io ho scelto Sharp
15) A questo punto potete salvare l’immagine ( Cliccate su finish e poi su save)
16)Date un nome all’immagine che avete creato e che si salverà in formato Jpeg



Usate l’immagine  per creare la vostra Cover, tornando alla lezione n.2 e al programma Powepoint.



Buon lavoro. 

Vi consigliamo


Niall Williams

  • Copertina flessibile: 368 pagine
  • Editore: Neri Pozza (18 giugno 2015)
  • Collana: Bloom
  • Lingua: Italiano
  • € 17,50

Sinossi

Ruth Swain, viso affilato, labbra sottili, pelle pallida incapace di abbronzarsi, lettrice di quasi tutti i romanzi del diciannovesimo secolo, figlia di poeta giace a letto, in una mansarda sotto la pioggia, "al margine tra questo e l'altro mondo". Un giorno è svenuta al college, e da allora, malata, trascorre le sue ore in compagnia dei libri ereditati dal padre. Romanzi, racconti e versi attraverso i quali si avventura su sentieri sconosciuti, apprende cose che pochi sanno: che Dickens, ad esempio, soffriva d'insonnia e di notte passeggiava per i cimiteri; o, ancora, che da giovane Stevenson aveva attraversato la Francia dormendo sotto le stelle, in compagnia di un'asina. Mentre la pioggia batte sul tetto della mansarda, Ruth rovista così tra i libri e legge e raduna attorno a sé tutto quello che può: la vecchia edizione arancione di Moby Dick della Penguin, la copia di Ragione e sentimento con il ritratto di Jane con la cuffietta in testa, le memorie del Reverendo, il bisnonno che nella sua mente assomiglia al vecchio Gruffandgrim di Grandi speranze, gli appunti di Abraham, il nonno, che anziché abbracciare la chiamata del Signore abbracciò quella della pesca al salmone, i quaderni da bambino su cui Virgil, figlio di Abraham e suo amato genitore, annotava con la matita le sue poesie. Storie che, come tutte le storie, si raccontano e si leggono per scacciare il male di vivere o, come nel caso di Ruth, per mantenersi ancora "al margine tra questo e l'altro mondo".

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DIEGO GALDINO
"VORREI CHE L'AMORE AVESSE I TUOI OCCHI"
Sperling & Kupfer
€ 17,90
ebook € 9,99
264 pagine
Anno : 2015 




Abbarbicata com'è all'antica cinta muraria della Rocca, la casa dei Ferretti è l'invidia di tutti gli abitanti di Cetona, uno splendido borgo immerso nella tranquilla campagna senese. Dalle sue finestre si può ammirare l'intero paese disteso ai suoi piedi, con le case bianchissime e i tetti marroni, la vallata e l'imponente sagoma del Monte Cetona, che sembra così vicina da poter sfiorare la sua vetta con un dito. Sofia e la sua famiglia vivono lì da sempre. Ma, a un passo dall'estate, la bucolica quiete di quelle mura è bruscamente interrotta dall'arrivo di un ospite speciale. Un famoso pittore australiano, Tyron Lane, che ha scelto quelle incantevoli colline come soggetto per i propri quadri. La sua fama di uomo affascinante ma molto schivo, solitario e inquieto lo precede e in paese non si parla d'altro. C'è chi non sopporta i suoi modi asciutti e sbrigativi, chi ne difende il diritto alla privacy, chi è convinto che in fondo tutta quella ritrosia sia di facciata. E poi c'è Sofia che, dopo un primo e fugace momento di ammirazione, ha deciso di non lasciargliene passare nemmeno una. Perché per lei, così solare, istintiva e piena di vita, quell'artista non è riservato ma solo un gran insolente. A casa Ferretti sono tempi duri, e le schermaglie all'ordine del giorno. Tyron e Sofia sembrano appartenere a due mondi diversi. Eppure il loro incontro regalerà a entrambi quello che da tempo stavano cercando: la possibilità di guardare, ancora una volta, l'amore negli occhi.

Riflessioni di una blogger di campagna : “Scrivere non è un gioco ...ma non è, soprattutto, una guerra.”





Qualche giorno fa, ho postato, sul mio profilo facebook, un pensiero semiserio sugli “scrittori emergenti” e su quello che devono saper fare, per riuscire a sopravvivere nel nuovo mercato editoriale italiano. Riassumo velocemente i concetti, partendo di nuovo dagli stessi per ampliare la riflessione, facendola diventare meno divertente e analizzando, dal mio punto di vista (quello di una blogger di campagna), la figura degli scrittori emergenti.

Nel post dicevo quanto segue:
Uno scrittore emergente e squattrinato deve: Saper scrivere (è il minimo); avere un blog; passare dalle dodici alle tredici ore sui social per farsi conoscere (e per litigare con i presunti avversari), saper creare copertine per gli ebook, tenere costantemente d'occhio la classifica Amazon, nella speranza di poter sbandierare a destra e a manca che si è entrati nella top ten; partecipare ai gruppi vari e ponderare attentamente tutto quello che dice (in base al gruppo, of course) ... e allora? Mi chiedo e mi richiedo: E il tempo necessario per scrivere, fatto di silenzio e solitudine, dove diamine si dovrebbe trovare?

Il post si chiudeva con una domanda: il tempo necessario per scrivere, fatto di silenzio e solitudine, dove diamine si dovrebbe trovare? 
È da questo punto che voglio ripartire, perché, oltre che una blogger di campagna, io sarei anche una pseudo scrittrice di altri tempi e, avendo studiato per mesi il fenomeno “ scrittura social”, vorrei dire la mia in merito all'argomento.
Perdonatemi, ma io credo che la scrittura non sia quella che viviamo tutti i giorni attraverso i post di tantissimi autori che fanno di tutto per essere notati e non è nemmeno una scalata alle classifiche varie. Sono, inoltre, fermamente convinta che non tutti quelli che si autoproclamano scrittori possano essere considerati tali.  
I social sono molto democratici, e come ogni democrazia che  si rispetti, permettono a tutti di dire la loro e, soprattutto, di pubblicare  il  proprio “capolavoro”, degno di stima e attenzione da parte di migliaia di lettori e, in primis, da parte di importanti Case Editrici. Tutti hanno il diritto di farlo, ma non tutti possono credere di essere “scrittori” meritevoli di raggiungere il successo agognato. Scrivere non è un gioco e nemmeno un modo per sbarcare il lunario in un momento di crisi. E, soprattutto, scrivere non è un modo per entrare in guerra. Parere personalissimo e discutibile, ci mancherebbe altro! Parere, però, rafforzato a seguito dell'acquisto dell'ennesimo romanzo pubblicato da un autore self, che ho smesso di leggere dopo le prime dieci pagine. Ovvio che l’autore o autrice di quel romanzo non la pensi come me, così come non lo fanno decine di altri autori/autrici che, quotidianamente, immettono sul mercato testi che non lasceranno sicuramente un buon ricordo nei lettori. Sicuramente non la pensano come me nemmeno le Case Editrici che pubblicano qualsiasi cosa dietro pagamento di un corrispettivo definito “contributo” (e anche su quest’argomento ho detto più volte la mia), o le centinaia di autori self (o autrici), che, con poche centinaia di euro, pubblicano testi che avrebbero bisogno di correzioni e sottolineature in rosso ogni due/tre parole. Con questo non voglio dire che sono contraria al self publishing, no di certo. Ho più volte ripetuto che, se qualcuno crede nel proprio lavoro, deve diventare imprenditore di se stesso, piuttosto che affidare i propri sogni nelle mani di chi non farà nulla di più che far pagare profumatamente la stampa di mille volumi, ma credo anche che ognuno di noi dovrebbe chiedersi se quello che ha scritto merita davvero di essere pubblicato e venduto. Se mancano le basi elementari della scrittura, se non si conoscono le differenze fra i pronomi personali, se si usa “gli” quando si parla di una donna, se la punteggiatura diventa un optional, se i congiuntivi sono qualcosa di sconosciuto e pericoloso e i condizionali vengono usati di tanto in tanto solo perché il suono sembra gradevole, allora, amici miei, forse è meglio lasciar perdere e dedicarsi ad altro. (Magari a un bel corso di scrittura creativa, tenuto da professionisti seri e preparati).
Sarebbe meglio ripensarci, prima di chiedere denaro per un prodotto (sì, perché il nostro romanzo/saggio/raccolta di racconti è pur sempre un prodotto), ben confezionato con copertine gradevoli e titoli importanti, corredato da recensioni  a quattro o cinque stelle, lasciate, spesso, da amici o da altri autori, in un’ottica di scambio reciproco di aiuto nelle vendite, ma con un contenuto pregno di errori e orrori. 
Qualcuno potrebbe obiettare, facendomi presente che, se un prodotto non soddisfa le nostre aspettative, può sempre essere restituito. Oh, lo so, lo so bene, credetemi, ma io sono una di quelle che non restituiscono mai nulla, così come non lo fanno tanti altri lettori, che si limitano a interrompere la lettura dopo qualche pagina. Però sono una lettrice che scrive, su un bel taccuino, il nome dell’autore o dell’autrice e di tutti coloro che hanno lasciato recensioni più che positive, e che non acquisterà mai più un altro romanzo scritto da quelle persone, così come non lo faranno altre centinaia di lettori che pensano e agiscono  nello stesso modo.
La democrazia dei social, a questo punto, evidenzia una larga e pericolosa crepa: il lettore che si sente preso in giro da un prodotto che non è di qualità, nonostante le strategie di marketing messe in atto per la vendita, è, spesso, un lettore perso, che non darà più fiducia a chi non ha avuto rispetto per la sua capacità critica.
Rispetto. Siamo arrivati al punto focale della mia riflessione. Rispetto per il lettore, unico dogma che uno scrittore, emergente e non, dovrebbe seguire e ricordare in ogni momento della carriera. Rispetto per chi investe tempo, denaro (anche se il prodotto ha un prezzo irrisorio) e fiducia in colui che, sui social, sui blog e sulle pagine facebook, sembra un autore serio, coerente, preparato e apprezzato nell’ambiente.  Non basta essere social per definirsi scrittori. Non basta avere migliaia di amici e centinaia di  persone che cliccano mi piace su tutto quello che si scrive, per non correre il rischio di essere delle meteore. Non si deve essere superficiali, quando si parla di scrittura. Non si devono scrivere  Romance (per esempio), solo perché sono i romanzi che si vendono di più. In questo modo si danneggiano due categorie di persone: i lettori e gli altri autori self  che sono davvero meritevoli di attenzione e stima (e ce ne sono tanti) e che rischiano di annegare in un mare di recensioni “di comodo”, o a causa di altri autori che faranno di tutto per screditare il loro lavoro. Scrivere è un mestiere che va svolto con umiltà, passione, pazienza e con estremo rispetto per la lingua italiana. Non si dovrebbe scrivere pensando solo alle classifiche o ai like che ricevono le nostre pagine autore. Scrivere è sudore, studio e conoscenza della lingua, della tecnica e della storia, nonché dell’intero processo creativo. Scrivere è un atto morale e non il modo per far sì che il proprio nome venga stampato accanto a un titolo d’effetto. Scrivere non è, soprattutto, una guerra fra autori,fra posti in classifica o fra trame e personaggi. Di trama principale ce n’è una sola, in fondo : lui e lei inizialmente si odiano, poi si amano, poi qualcosa rischia di rovinare la bella storia d’amore, e, infine, tutto si appiana. O forse no.  Non è così?
La guerra a colpi di classifica o di numero di copie vendute fa dimenticare lo scopo principale di ogni autore: narrare una storia degna di essere ricordata, una storia che lasci il sorriso sulle labbra o le lacrime agli occhi; una storia che, quando si giunge alla parola “fine”, ci faccia dire con sicurezza: tornerò a leggere questo scrittore. Perché è il lettore che ci proclama scrittore.

mercoledì 24 giugno 2015

Oggi parliamo di


MARIAGRAZIA PECCI

             
Oggi lasciamo la parola direttamente alla nostra amica Mariagrazia Pecci, che ci parlerà di lei e delle sue passioni. 

Ciao a tutti gli amici del ilgiardinodeigirasoli.blogspot.com - Nasco a Roma il 29 ottobre 1969.
Sin da piccola ho due grandi passioni: la lettura e la scrittura.
Dopo aver ottenuto il diploma di Scuola Magistrale comincio a fare carriera in una grande Società nel settore Amministrativo, senza mai trascurare la mia passione della lettura (circa cinquanta libri l'anno, soprattutto thriller e storici) e per la scrittura (mi iscrivo ad un corso da poter conseguire liberamente da casa).

All'età di 36 anni mi innamoro di un uomo che mi porta via con sé nella città di Prato in Toscana.
Proprio in quella terra, affascinata dalla sua storia e dalle sue leggende, ritorna in me la voglia di scrivere e grazie alla Arpeggio Libero di Lodi, casa editrice non a pagamento, il sogno di una vita diventa realtà con la pubblicazione del mio primo romanzo “Sulle tracce di Matilde” thriller storico che vede protagonista la Contessa Matilde di Canossa ambientato tra la Toscana e l'Emilia e primo della trilogia su “I misteri della Toscana”.
Il secondo uscirà a settembre sempre con la casa editrice Arpeggio Libero e avrà come protagonista l'artista Piero della Francesca e la sua Sansepolcro.
Sono appassionata di musica rock in tutte le sue varianti anche se il mio gruppo preferito in assoluto sono i Pink Floyd e di lettura con un'adorazione particolare per Glenn Cooper dove ho avuto l'onore e il piacere di conoscere personalmente in una sua presentazione e potergli regalare il mio romanzo.

Lo staff del giardinodeigirasoli sta leggendo il Thriller storico di Mariagrazia e, a breve, lo recensirà. A presto!

Recensiamo


Monica Schianchi
"Incontri in maschera"
 Sinossi
Torino 2030. "Incontri in maschera" è uno dei migliori punti di ritrovo per tutti coloro che abbiano voglia di incontri sensuali nella massima sicurezza e discrezione. Per Altea, professoressa universitaria, è l'occasione ideale per liberare i propri istinti senza avviare una relazione sentimentale. La vita l'ha scottata troppe volte perché lei abbia voglia di esporre di nuovo il suo cuore. Forse, però, un incontro che non aveva previsto le farà cambiare idea. Forse il suo cuore è pronto ad aprirsi di nuovo.

Leggiamo insieme un brano del romanzo: 
Grazie alla maschera che indosso mi sento protetta. Gli altri non sanno chi sono, ed è come se in questo modo non potessero farmi del male. Inoltre so perfettamente qual è il mio scopo e quello degli altri in quest’ambiente. Nessun’altra sfera è coinvolta e il mio cuore non corre il pericolo di essere ferito. Sono come sempre seduta al bancone con in mano un bicchiere di crema di whisky al caffè e rivolgo la mia attenzione all’ingresso. Ho intenzione di rilassarmi il più possibile, ho appena terminato la revisione del mio saggio, e per stasera non ho più voglia di pensare al lavoro. Non appena varca la soglia la mia attenzione si catalizza completamente su di lui, e il resto della sala scompare. È un uomo alto e dai capelli scuri e ben ordinati. Il mento è coperto da una barba rada, e non riesco a vedere bene gli occhi, giacché sono in parte velati da una maschera nera. Il fisico appare asciutto, le spalle sono larghe, ma non eccessivamente, e indossa un vestito a giacca nero davvero elegante. Lui fissa il suo sguardo su di me e agisce come un magnete. Appoggio il bicchiere sul bancone e mi alzo in piedi sistemando il vestito lungo che indosso. Muovo qualche passo deciso nella sua direzione, e il mondo si ferma. Mi sembra diimpiegare un tempo infinito nel giungere fino a lui e insieme mi pare di raggiungerlo in pochi secondi. Non appena mi trovo davanti a lui noto che ha gli occhi scuri. Non li ha staccati per un secondo dai miei. Mi accorgo che con poche parole liquida una donna che stava insieme a lui e che non avevo minimamente notato. Mi passa una mano intorno ai fianchi e mi invita a seguirlo. Sento l’eccitazione salire per il contatto della sua mano con la mia schiena e il suo profumo mi inonda le narici. Non appena entriamo nell’ascensore mi spinge contro lo specchio, mi blocca le mani con le sue e preme il suo corpo addosso al mio. Sento che il cuore mi batte fortissimo nel petto. Cerca bruscamente e passionalmente le mie labbra con le sue. Mi sembra quasi di svenire per l’eccitazione che mi travolge per questo slancio di possessione; mi libera una mano per toccarmi lungo il fianco e sul seno. Mi bacia come se non avesse atteso altro dalla vita, come se mi avesse sempre desiderata. Ci separiamo quando un suono acuto ci informa che l’ascensore ha raggiunto la sua destinazione. Mi manca il fiato.

Altea è una giovane professoressa universitaria, bella, colta e cinica, ma non così cinica come vuol fare credere. Ha un passato fatto di dolore e di delusione e, per questo, rinuncia coscientemente all’amore, preferendo incontri fatti solo di sesso con perfetti sconosciuti, all’interno del locale “Incontri in maschera” dove nasconde agli altri il suo volto e la sua identità dietro una maschera. Il romanzo ha un avvio quasi “scontato”, nel senso che sai che stai per leggere un erotico e non ti aspetti nulla di diverso. L’autrice sa scrivere e descrivere bene i suoi personaggi e non eccede mai, nemmeno quando descrive scene di sesso esplicite. Quello che sorprende è l’evoluzione della storia; anzi, delle storie: quella personale e sentimentale di Altea, e quella della trama. Il romanzo si trasforma in qualcosa di più complesso, di più romantico e piacevole. Altea diventa perfino simpatica e l’autrice ce la fa conoscere meglio, facendo cadere le barriere difensive dietro le quali la giovane professoressa si era barricata fino a qualche riga prima della resa. C’è solo una cosa che non mi è piaciuta, ed è l’ambientazione nel 2030, ma solo perché, proprio per questo, ho trovato delle incongruenze in alcuni passi del romanzo. (Ad esempio quando l’autrice cita un modello di automobile che nessuno guiderebbe più nel futuro). Per il resto ho trovato la lettura gradevole e mi sento di dire che Monica Schianchi è, sicuramente, un’ autrice emergente che merita di essere letta.

Oggi parliamo di : Lezione n.2 - Iniziamo da una cover facile facile



Eccole qui, le nostre cover semplicissime, ma d’effetto. Cosa ne pensate? Più la foto è adatta alla nostra storia, più la cover sarà bella, anche se preparata in modo davvero dilettantistico. Personalmente preferisco la copertina dedicata a una Cenerentola "moderna", ma qualche “romanticona” potrebbe dirmi che la seconda è più delicata e solare (Non a caso c’è l’immagine di un bellissimo girasole, simbolo del nostro blog.)


Vi spieghiamo come è stata creata la cover di “Cenerentola è andata a ballare.”

1) Naturalmente avrete salvato l’immagine sul desktop o su una cartella dedicata alle cover;
2) Avviate il programma PowerPoint e cliccate su Layout e poi sulla diapositiva “vuota”;
3) Cliccate su Progettazione e poi su Imposta pagina. Impostate i seguenti parametri :Larghezza 15 cm; Altezza 21 cm.
4) Cliccate su Orientamento diapositiva e scegliete l’opzione verticale.
Bene, siete già a metà dell’opera, cari amici. Ora siete pronti a inserire l’immagine che avete scelto. In questo caso la scarpetta della nostra Cenerentola.
5) Cliccate su Inserisci e poi su Immagine. Aprite la cartella nella quale avete salvato la vostra foto e cliccateci sopra due volte.
6) Naturalmente dovrete fare in modo ( e ci vuole un po’ di pazienza), che l’immagine copra l’intera superficie della diapositiva. Potete farlo sia manualmente, sia impostando le dimensioni (casella in alto alla vostra destra, ma in questo caso saranno 21x15);
7) Siete pronte? Ora possiamo procedere a inserire le caselle di testo e le forme colorate. Iniziamo dal titolo. Tornate in Home e cliccate su Forme. Scegliete una forma rettangolare (o come la preferite) e con il mouse posizionatevi in alto a sinistra e disegnate la forma fino al punto in cui volete che arrivi. Fatto? Perfetto. Ora vedrete che la vostra forma ha no sfondo azzurro. Cambiamo colore e facciamolo diventare nero, cliccando al suo interno due volte e poi scegliendo il nero da Stili forma, che vi apparirà in automatico.
8) Ora possiamo disegnare la nostra bella casella di testo, all’interno della forma. Cliccate su Inserisci e poi su casella di testo. Disegnate la casella e poi inserite il titolo “CENERENTOLA È ANDATA A BALLARE” – Evidenziate il titolo e scegliete il carattere e le dimensioni che più vi piacciono. Io ho scelto Andalus 44.
9) Ripetete lo stesso procedimento in basso, per inserire il nome dell’autore, scegliendo, se volete, un carattere diverso e anche un colore diverso dal bianco, ma, considerato che lo sfondo è nero, ricordatevi che dovrà essere un colore chiaro, altrimenti non si leggerà nulla.
10)        Ci siamo quasi. Ancora un paio di passaggi e la nostra cover sarà pronta. Ora dobbiamo aggiungere il testo. Disegnate una casella di testo nel centro della foto e inserite, in un altro carattere, la seguente dicitura :Una ragazza oggi sa quello che vuole e non sta ferma ad aspettare il principe azzurro. – Anche qui scegliete font e dimensione, oltre che il colore (che deve sempre essere leggibile et voilà! La cover è completata.)
11)        Salvatela sia in formato JPG che in PNG ( Non si sa mai quel userete) e, lasciate anche una presentazione standard in P.P.
Che ne dite? Non è semplice e divertente? Ora provate a creare una cover secondo i vostri gusti …ci rivedremo fra qualche giorno, quando vi illustrerò un altro modo per creare cover personalizzate,usando un semplicissimo programma di foto ritocco. Ricordate che siamo sempre disponibili a chiarire eventuali dubbi. Baci a tutte e tutti.

martedì 23 giugno 2015

Oggi parliamo di: Lezione n.1 Come si creano semplici cover per e-book


LEZIONE N.1 – COME CREARE UNA SEMPLICE COVER PER EBOOK-COSA DOBBIAMO SAPERE PRIMA DI INIZIARE-


Ciao, cari amici  e carissime amiche del giardinodeigirasoli.
Avete deciso di dedicare gran parte del vostro tempo alla scrittura? Avete optato per il self publishing e siete squattrinati come la sottoscritta? Avete già capito che un aspirante scrittore del ventunesimo secolo deve saper fare di tutto e di più? Siete, anche voi, desiderosi di cavarvela in un mondo in cui la lotta per il posto più alto in classifica è senza esclusione di colpi? Vi siete mai chiesti come diamine si crea una cover adatta al vostro ebook e avete DISPERATAMENTE cercato la risposta su tutti i motori di ricerca? Ebbene, se la risposta è sì, è arrivato il momento di capirlo, perché, se l’ho capito io, possono farlo tutti.
Una persona a me molto cara, diceva sempre: ”Se non diffondi quello che hai imparato, aver capito non servirà a nulla.” Dunque, cari amici, sono qui per offrirvi un primo tutorial su come creare cover per ebook, precisando, però, che questo tutorial è dedicato, soprattutto, agli scrittori esordienti che ancora non possono permettersi di acquistare una cover creata, studiata, ed elaborata da un professionista. Perché quelle, si sa, sono e resteranno sempre le migliori e faranno sempre la differenza. Per il momento, però, accontentiamoci, care e cari scrittori emergenti (me compresa), di qualcosa che non faccia proprio schifo e che non sia la classica cover standard!

Are you ready? Let’s go.

Prima regola : Non credete a chi vi dice che potete farlo con il programma Office Word. Potreste anche farlo in realtà, ma l’effetto finale sarebbe proprio deludente.

Assodato questo, proseguiamo passo dopo passo.

1) Scegliete le foto.
Pensate alla storia che avete scritto, ai protagonisti, al luogo in cui è ambientata e ai sentimenti che riempiono le pagine del vostro romanzo, poi immaginate di racchiudere tutto in un’immagine (oggi iniziamo con una sola). Siete pronti? Ora dovete cercarla, stando attenti che la foto sia libera e riutilizzabile per usi commerciali. 
Ci sono due siti che io trovo facili da usare e ricchi di immagini suggestive : Pixabay- Immagini gratis e www.publicdomainpictures.net
Le foto dovranno avere queste caratteristiche :
-Devono essere semplici;
-Devono avere un impatto emotivo immediato;
-Non devono essere di formato troppo grande;
-Devono avere lo spazio per inserire caselle di testo.

2) Testo
Di solito si usano due tipi di carattere- Un carattere semplice per il nome dell’autore e uno un po’ più carino e “stiloso”, per il titolo. Se volete usare tre caratteri potete farlo, a condizione che siano tutti semplici e che,uno dei tre, abbia un colore diverso dagli altri. Non mischiate troppi colori, però. Lasciate perdere i caratteri più usati nei programmi di scrittura e fate molte prove, fino a quando non troverete quello che vi convince di più. (Ci sono anche diversi tipi di font scaricabili).

3) Formato copertina
Il formato più usato è 15x21, ma nulla toglie che si possa creare un formato diverso, nel caso fosse necessario. La copertina, una volta completata, dovrà essere salvata in formato JPG o PNG – (Qualche volta anche in PDF)-

In pratica vi avrei già svelato tutti i segreti per realizzare una copertina; manca solo il nome del programma da usare, ma fra un po’ arriveremo anche a quello. La cosa che voglio ricordarvi è che in Italia vengono pubblicati quotidianamente centinaia di ebook e che la cover è la prima cosa che il lettore nota, quando curiosa fra i libri che vorrebbe acquistare online. Più la copertina è bella e più avrete la possibilità di essere notati. Quindi, in attesa che siano i veri grafici professionisti a creare meravigliose opere d’arte, degne della vostra storia (e non scherzo, perché la differenza si vede, eccome, anche se qualcuno non lo ammetterà mai), provvedete a munirvi del programma PowerPoint (Io uso la versione del 2007 e mi ci trovo molto bene).

Per oggi vi ho già detto molto. Preparate il tutto e…alla prossima puntata.
Vi lascio con due immagini che ho scelto per fare una prova insieme a voi.






Vi piacciono? Ora penso anche ai titoli.

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Riflessioni di una blogger di campagna


SCRIVERE RACCONTI BREVI : CROCE O DELIZIA?



Scrivere è un'impresa meno semplice di quello che si possa pensare e, a mio modesto parere, scrivere racconti brevi lo è anche di più. Chi scrive "short stories", per dirla all'americana, deve avere il dono della sintesi, e deve essere in grado di raccontare una storia compiuta e completa in pochissime battute, senza poter ricorrere al tecnicismo e alle regole che supportano l'autore durante la stesura di un romanzo. Il racconto breve, spesso non ha una trama o uno sviluppo cronologico e, a volte, non ha nemmeno una storia vera e propria. Allora cosa ha? vi chiederete, leggendo le mie affermazioni. 
Iniziamo a dire quello che un racconto breve non deve avere, o meglio, non deve essere:
1) Non deve essere un saggio;
2) Non deve essere un concentrato di opinioni o di considerazioni personali;
3) Non deve essere uno sterile resoconto di qualcosa che è avvenuto nella vita del narratore;
4) Non deve essere un insieme di stereotipi o di metafore;
5) Non deve usare "paroloni" per colpire il lettore;
6) Non deve, soprattutto, limitarsi a raccontare qualcosa.

Parto da quest'ultimo punto per dirvi cosa, secondo me, deve essere in grado di fare l'autore, quando scrive un racconto breve. ( EWWA docet)

Unica regola: DEVE MOSTRARE E NON NARRARE

Il racconto deve mostrare il comportamento dei protagonisti e delle comparse, deve far emergere il carattere e il modo di agire di ognuno di loro all'interno della storia, ma senza troppe descrizioni o spiegazioni. L'autore deve dimenticare i suoi pensieri e le sue emozioni, concentrandosi principalmente sull'azione e rendendo visibili le emozioni, attraverso lo sviluppo della storia, e non attraverso ciò che dice. Il racconto breve è, in un certo modo, una sfida contro il tempo, contro le regole narrative e contro l'ego del narratore, che è costretto a sacrificare il proprio egocentrismo e la voglia di mostrare a tutti i costi la sua capacità e proprietà di linguaggio, dovendo rimanere ingabbiato all'interno di un numero massimo di battute. Lo stesso Sepùlveda, in occasione dell'uscita de "L'avventurosa storia dell'Uzbeko muto", dice : "Il racconto è una sfida, devi raccontare una storia in un modo conciso,con le parole giuste,non una di più e una di meno".
Il racconto breve, dunque, deve essere in grado di fulminare l'attenzione del lettore e di tenerla alta dalla prima all'ultima parola, dandogli l'impressione , quando arriva alla parola "fine", di avere, comunque, vissuto una storia intensa e completa.

lunedì 22 giugno 2015

Racconti brevi


MALEDETTA SERA D'ESTATE
di Annamaria Marconicchio




Si svegliò con la testa che gli doleva. Provò ad alzarsi, ma dovette sedersi nuovamente sul letto per un improvviso capogiro. Rimase lì seduto per un po’, la testa fra le mani, mentre il ricordo della sera precedente prendeva forma nei suoi pensieri. Momenti confusi gli affollavano la mente e ogni sforzo per ricordare ciò che era accaduto era inutile.
Giulio aveva proposto di festeggiare la loro ultima sera di vacanza in quel campo di hippie. Avevano ballato, cantato e si erano divertiti tanto. A quel punto, però, i suoi ricordi si confondevano: aveva bevuto, fumato, e quelle sigarette avevano uno strano sapore dolciastro. Poi, c’era stata quella ragazza. Ne rivedeva il viso, dolce e infantile, e lo sguardo strano. Ricordava che lo aveva abbracciato. Forse aveva fatto l’amore con lei? Proprio non ricordava, ma tutto quanto, oltre a provocargli un violento malessere fisico, sembrava lo avesse profondamente sconvolto.
Finalmente, riuscì ad alzarsi e cominciò a preparare la valigia, ficcandoci dentro alla rinfusa tutte le sue cose. Le vacanze erano finite e avevano deciso di partire presto per evitare il traffico del rientro in autostrada.
Appena pronto, raggiunse i suoi amici che stavano già facendo colazione, ma la sola vista del cibo gli procurò un profondo senso di nausea.
“Mangia qualcosa!” lo invitò Giulio, l’organizzatore di quella pazza vacanza “Non è salutare mettersi in viaggio a stomaco vuoto.”
Marco scosse la testa.
“Non posso.” disse con voce quasi impercettibile “ Ho lo stomaco a pezzi.”
Una nuova ondata di nausea lo colse e stavolta dovette scappar via per non vomitare sul tavolo.
Si ritrovarono mezz’ora dopo, già pronti per partire. Marco era pallidissimo e la sua aria stravolta non sfuggì agli amici, che proposero di rimandare la partenza.
“Possiamo trattenerci anche stanotte” propose Giulio “ e domattina…”
“No!” quasi gridò Marco, suscitando la sorpresa degli altri ragazzi, poi con voce più tranquilla continuò: “Preferisco andare via subito. Non datevi pena per me. Sto bene.”
Nessuno osò più contraddirlo e un attimo dopo erano già in viaggio.
L’auto correva incontro a un paesaggio che sfilava mutevole davanti ai loro occhi. Marco vedeva solo una fitta nebbia, in mezzo alla quale ogni tanto prendeva forma un viso allucinato, mentre nelle sue orecchie continuava a echeggiare il frastuono di una musica in crescendo. Si tappò le orecchie con le mani e chinò il capo in avanti, come a cancellare tutto. Il suo gesto non sfuggì a Gianni, che gli sedeva accanto.
“Marco!” lo chiamò piano, posandogli una mano sulla spalla “Che cos’hai? Stai male? Vuoi che ci fermiamo?”
Marco si scosse, come se si fosse svegliato da un sogno. Tentò di sorridere all’amico.
“Non è niente. E’ già passato. Sono solo molto stanco.”
Gianni lo fissò per qualche secondo.
“Non è stato molto bello ieri sera, vero?”
Marco scosse il capo, sorridendo tristemente.
“No,” ammise “ma lo dimenticheremo… almeno spero.”
Giunsero in città nel primo pomeriggio. Le strade erano deserte e il caldo afoso era opprimente.
“Scendo qua.” annunciò improvvisamente Marco, toccando sulla spalla di Giulio che era al volante. Dallo specchietto retrovisore, l’amico gli lanciò un’occhiata sbalordita.
“Vuoi andare a piedi da qui fino a casa? Tu sei proprio pazzo! Con questo caldo…”
“Preferisco camminare un po’. Dai ferma!”
Marco scese dall’auto, poi, abbassandosi verso il finestrino, salutò gli amici: “Allora ci sentiamo domani…”
“Ti chiamo io.” disse Gianni “Magari si organizza qualcosa insieme.”
Si salutarono e Marco si avviò lentamente verso casa, trascinandosi dietro il suo trolley.
Ancora una volta, rivisse quei momenti che tanto l’avevano sconvolto. L’ossessionava il viso allucinato di una ragazza: non doveva avere più di diciassette anni, ma era già sprofondata nel baratro della droga. Che speranze aveva di uscirne? Che vita sarebbe stata la sua?
Il caldo era veramente terribile e Marco si sentiva in un bagno di sudore. Il rumore delle ruote del trolley che cigolavano sull’asfalto cominciò a innervosirlo.
“Sono stato davvero un pazzo a pensare di fare tutta questa strada a piedi!” si disse e, intanto, un nuovo turbinio di pensieri lo assalì.
Ciò che ricordava era la realtà o era solo il frutto di una fantasia allucinata? Aveva bevuto, fumato, e poi?...
“Basta! Non voglio più pensare a ieri sera, altrimenti impazzisco.” mormorò, passandosi una mano sulla fronte madida di sudore.
Era arrivato davanti al portone di casa. Si fermò, esausto. L’afa gli toglieva il respiro e i vestiti umidi gli s’incollavano fastidiosamente addosso.
“Ciao, Marco!”
Si voltò, mentre il suono allegro di quella voce lo riportava alla realtà. Fu come se un’improvvisa frescura fosse scesa sulla città e Marco si trovò a stringere la mano di una ragazza dal viso dolcissimo, che lo guardava con adorazione.
“Ciao, Mariana!”
Un brivido gli corse lungo la schiena, forse per il sudore che cominciava ad asciugarsi.
“Quando sei arrivato?”
“In questo istante. Sei la prima persona che incontro.”
Si accorse di tenerle ancora la mano e la lasciò a malincuore.
“Allora ti lascio libero. Sarai stanco.”
“Un po’, lo ammetto. Ho bisogno di una doccia e di un’oretta di sonno, ma dopo, se ti va, si potrebbe uscire insieme.”
Mariana lo guardò sorpresa, annuendo, e mentre si salutavano pensò che Marco volesse prendersi gioco di lei.
Mentre, sdraiato sul letto, cercava un po’ di rilassarsi, Marco ripensò all’incontro con Mariana, quasi seccato di averle chiesto di uscire insieme.
Mariana aveva vent’anni, quattro meno di lui, e non gli aveva mai nascosto l’amore che provava per lui.
Marco la considerava poco meno di un’amica e gli dava quasi fastidio quell’adorazione che le leggeva negli occhi ogni qualvolta la incontrava.
Stranamente, invece, quando l’aveva incontrata quel pomeriggio, aveva provato piacere. Era stato come se, dopo aver attraversato il deserto, si fosse trovato davanti ad una sorgente di acque limpide e fresche. Le parole gli erano uscite spontanee: in quel momento desiderava davvero uscire con lei.
Si diede dello stupido.
Sono ancora confuso. Non so neppure io cosa faccio e dico. Starò meglio dopo essermi riposato un po’. Mi spiace solo di aver illuso quella ragazza.
Si svegliò un’ora dopo e fu felice di sentirsi completamente rilassato. Raggiunse la madre in cucina e rimase a chiacchierare con lei per un pezzo.
“Ceni a casa, stasera?” gli chiese a un tratto sua madre.
“Non lo so. Esco con Mariana…”
La madre lo guardò sorpresa, mentre lui prese a giocare nervosamente con un cucchiaino.
“Ma tu stai tremando!”
La madre gli si avvicinò preoccupata. Non gli era sfuggito l’improvviso nervosismo del figlio e non sapeva trovare una spiegazione.
“Non è niente.” disse Marco, passandosi una mano tra i capelli. Si alzò e, avviandosi verso il telefono per chiamare la ragazza, aggiunse: “E’ strano, ma improvvisamente sento il bisogno di vedere Mariana.”
Quella sera uscirono insieme e così pure quelle che seguirono.
Mariana era una ragazza pulita, sincera, sempre dolce e comprensiva. E Marco s’innamorò di quella ragazza meravigliosa che aveva il nome della Madonna e, come una Madonna, accettava tranquilla i suoi improvvisi silenzi, i suoi sfoghi apparentemente senza senso. Mariana comprendeva, pur senza meglio capire, che Marco aveva vissuto una brutta esperienza, ma non faceva domande, restandogli accanto per coccolarlo e rassicurarlo, finché lui, calmatosi, riprendeva a sorriderle.
Il tempo trascorreva veloce, Erano trascorsi sette mesi e il ricordo di quella vacanza sembrava ormai sbiadito. Marco parlò per la prima volta di matrimonio.
“Che ne diresti di sposarci a settembre’” propose una sera.
Mariana lo guardò con gli occhi sgranati.
“Marco! Ma settembre è fra solo sei mesi…”
Il ragazzo rise.
“Basteranno. Devi solo dirmi di sì.” E la baciò con dolcezza.
Sul tavolo, c’era un quotidiano locale che attirò l’attenzione di Mariana, che prese a sfogliarlo, come a cercare qualcosa.
“Hai letto di quella ragazza morta dando alla luce un bambino?” chiese a Marco “Diciassette anni, tossicodipendente… ecco leggi qui.” E gli avvicinò il giornale.
Mentre lei parlava, Marco era impallidito e il suo cuore aveva preso a battere forte. Lesse velocemente l’articolo: una giovane tossicodipendente moriva nel dare alla luce un bambino, il quale, nato prematuro, non riusciva a vivere che poche ore.
Una foto ritraeva la ragazza e Marco riconobbe quel viso dolce e quello sguardo strano che tanto a lungo lo avevano tormentato.
La pagina del giornale si confuse sotto e suoi occhi, mentre una morsa gli serrava lo stomaco.
“Dio mio!” mormorò, prendendosi il volto tra le mani, e solo allora Mariana si accorsa di quanto fosse sconvolto.
“Marco!” lo chiamò “Che cosa succede? Stai male? La conoscevi, forse?”
Marco annuì e alzò su di lei uno sguardo spaventato.
“Non è stata colpa mia! Credimi, non è stata colpa mia!”
Mariana lo abbracciò forte.
“Certo che non è stata colpa tua. “ lo rassicurò, mente lo sentiva tremare violentemente, e intanto si chiedeva cosa potesse avere Marco in comune con quella ragazza.
Marco si liberò del suo abbraccio e si alzò. Fece qualche passo, poi tornò a sedersi.
“E’ tutta colpa mia!” mormorò ancora una volta, poi, rivolto a Mariana, continuò “Non posso ignorarlo: è come se l’avessi uccisa io.”
Era isterico e Mariana lo capì da quelle frasi insensate, dallo sguardo febbricitante, da quel violento tremore che si era impadronito del corpo di Marco, dal respiro affannoso del ragazzo.
Ebbe paura, ma cercò di restare calma, Continuò a parlare con dolcezza, cercando di rassicurare Marco, e dopo dieci lunghissimi minuti, vide il ragazzo calmarsi.
Più tardi, Marco le raccontò di quella sera o , almeno, di ciò che ricordava.
“Potrei aver fatto l’amore con quella ragazza “concluse “ e, se fosse davvero successo, il bambino era mio… e lei è morta nel partorirlo… prematuro… ed io l’ho conosciuta sette mesi fa.”
Mariana gli posò un dito sulle labbra per farlo tacere. Marco si stava agitando di nuovo e lei non voleva vederlo soffrire.
“Calmati!” gli disse “ Se anche fosse vero ciò che tu dici, e non ne sei certo, quanti altri quelle notte, in quei giorni , saranno stati con lei? pensaci: se avessi fatto qualcosa con lei, ricorderesti qualcosa.”
Marco scosse il capo, dubbioso.
Anche Mariana si rendeva conto benissimo che Marco non avrebbe potuto ricordare niente. La droga che gli avevano fatto fumare lo aveva stordito e quasi certamente era finito a letto con quella ragazza. Ma questo non poteva dirlo a Marco, perché sarebbe stato come pugnalarlo alle spalle.
Le aveva fatto male sentire quella storia, ma non poteva ignorare l’angoscia del ragazzo che amava, i suoi occhi spaventati nel volto pallidissimo. Lo amava troppo e le fu facile accantonare tutta la vicenda.
Per Marco, invece, i giorni che seguirono furono molto duri. Lui non riusciva a dimenticare e continuava a sentirsi colpevole. Decise persino di rinunciare a Mariana, poiché si sentiva sporco, diceva, mentre lei era pura come il nome che portava.
“Non ti libererai di me così facilmente.” ripeteva Mariana, accarezzandogli il viso “Settembre è vicino.”
Con il suo aiuto, Marco riuscì a dimenticare quella sera per la seconda volta, forse per sempre.
E arrivò settembre.
“Non avrei mai creduto di essere così emozionato!” aveva detto Marco, mentre sua madre gli sistemava la cravatta che le sue mani tremanti avevano annodato tanto maldestramente.
Quando Mariana entrò in chiesa, tanto bella e dolce, simile a una nuvola bianca, il ragazzo si sentì mancare per la felicità e la commozione gli serrò la gola.
Furono mesi bellissimi quelli che seguirono e la loro felicità raggiunse l’apice quando Mariana si accorse di aspettare un bambino.
“Spero ti somigli.” diceva Marco, mentre le posava una mano sul ventre con infinita tenerezza, e si convinceva sempre di più che non avrebbe potuto vivere senza di lei.
Ma tanta felicità non poteva durare.
Mariana era al quinto mese di gravidanza quando si ammalò. Sembrava una banale influenza, ma si rivelò ben presto qualcosa di molto più grave. Fu ricoverata in ospedale, dove, dopo inutili cure, fu sottoposta a una serie di esami che avrebbero dovuto chiarire il problema.
Marco trascorreva con lei tutto il tempo che gli lasciava libero il lavoro e si sentiva impazzire all’idea di non poter fare nulla per alleviare il suo male.
Mariana, pur sentendosi, sempre più debole, sorrideva.
“Peccato!” diceva “Appena starò bene, smetterai di coccolarmi.”
“Rimettiti presto ed io ti giuro che ti coccolerò in eterno.” rispondeva Marco e le accarezzava delicatamente il viso smagrito.
Marco, però, era sfiduciato. Dagli sguardi che vedeva correre tra i medici e le infermiere, capiva che non c’era da sperare nulla di buono.
Un pomeriggio fu convocato dal primario e il ragazzo si recò nel suo studio accompagnato da sua madre e dai familiari di Mariana.
In piedi, davanti alla scrivania del medico, ascoltò in silenzio la voce dal tono professionale che spiegava: un male incurabile, il male del secolo...
AIDS!
Quella parola vibrò come un’eco nelle sue orecchie e lui restò lì, inebetito, incosciente di quanto gli accadeva intorno.
AIDS…
Quel termine martellava le sue orecchie, come amplificato, e, all’improvviso, ricordò: una sera di vacanza, una ragazza dallo sguardo strano che gli si avvicinava e lo abbracciava. Marco, ebbro di vino e stordito da qualcosa che aveva fumato, non si opponeva e finivano per fare l’amore. Poi la ragazza era scomparsa e lui era rimasto a guardare le stelle, che sembravano girare vorticosamente sopra di lui, mentre lo assaliva un acuto senso di nausea.
Qualcosa, improvvisamente, si spezzò dentro di lui. Sentì che stava per svenire e si accorse che qualcuno lo trascinava via.
Quando riprese coscienza di sé, era nella sala di attesa dell’ospedale. Tutti quelli che erano con lui avevano gli occhi rossi di pianto; lo guardavano, ma nessuno osava parlare.
Marco si fece forza, si alzò.
“Vado da Mariana.” disse.
La madre gli posò una mano sul braccio, come per fermarlo, ma lui la spostò delicatamente.
“Sta’ tranquilla!” sussurrò “Le voglio bene!”
Da quel momento, Marco non lasciò più l’ospedale. Giorno e notte, ogni istante della sua vita, erano trascorsi in quella stanzetta d’ospedale, dove vedeva consumarsi la donna che amava e sfuggirgli di mano la sua stessa vita.
Trascorsero così quindici giorni. Marco era stremato, ma non avrebbe mai spezzato quell’ultimo delicato filo che lo univa a Mariana e alla loro creatura. Fu Mariana a farlo per lui, lasciandolo una notte, in silenzio, un silenzio che fu rotto solo da un grido straziato e dal pianto disperato e sommesso del ragazzo che aveva assistito impotente alla sua morte.
Privo ormai di forze, Marco si lasciò portar via senza opporsi; niente ormai gli avrebbe ridato il suo amore.
I funerali si fecero il giorno successivo; un cielo cuoi di pioggia fu giusto scenario di quella giornata.
Quando tutti lasciarono il cimitero, Marco volle restare ancora lì e stavolta nessuno riuscì a portarlo via.
Un’ora dopo, era ancora là seduto ai piedi della tomba, la testa china, una mano poggiata sulla terra fredda.
A un tratto, si sentì sfiorare una spalla. Alzò lentamente il capo e posò i suoi occhi sul volto di un uomo di mezza età, dallo sguardo comprensivo.
“Adesso devi andare via. “gli stava dicendo “Devo chiudere.”
Marco sembrò non capire. Abbassò nuovamente gli occhi sulla tomba, poi tornò a guardare l’uomo.
“Lì sotto ci sono mia moglie e mio figlio.” disse e, sul viso pallido, i suoi occhi erano due laghi di disperazione.
“Lo sa, “fece l’uomo “ma non può restare qui. Venga!”
Gli aveva teso la mano e, dopo qualche istante d’indecisione, Marco gliela strinse e accettò che lo aiutasse ad alzarsi. Mentre usciva dalla congrega, Marco si voltò un’ultima volta verso la tomba e si fece forza per non piangere ancora.
“Venga!” insistette l’uomo “Li lasci dormire tranquilli.”
E, cintolo per le spalle, lo accompagnò fino all’uscita del cimitero.
“Grazie!” mormorò Marco e s’incamminò lentamente, la testa china.
Il guardiano lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava. Gli aveva fatto tanta pena quel ragazzo, l’ombra di un uomo che aveva perso la propria vita.
“Dimenticherà. ” si disse “E’ giovane; riprenderà a vivere.”
Intanto, mentre camminava curvo sotto il peso di tanto dolore, Marco pensò che mai avrebbe dimenticato.
Cominciò a piovere, Marco sembrò non accorgersene. Vagava senza meta e le lacrime ripresero a scivolare sul suo viso.
La sua vita era finita quella notte, la sua anima era rimasta con Mariana.
Una parola gli tornò in mente: sieropositivo. Così lo avevano definito i medici. Forse lui sarebbe vissuto, ma da solo, come un cane, portandosi dietro il peso della sua coscienza che lo avrebbe tormentato per sempre, a causa di quella maledetta, incosciente sera d’estate.

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