domenica 20 maggio 2018

Comunicazione di servizio

Io e la mia socia Maria Sabina Coluccia siamo piene di impegni e non riusciamo a soddisfare tutte le richieste di recensioni che ci arrivano via mail. Pertanto, fino a nuova data, recensiremo solo i libri che sceglieremo di leggere nel tempo libero e secondo le nostre preferenze. Grazie a tutti e a presto. 

Recensione di Maria Sabina Coluccia

René Dubois, la vita 
ai tempi di Dario Mancuso
 di Giulia Campinoti


Edizioni Il Foglio
€ 15,00

Dario, giovane liceale, vive immerso nello studio e fugge dai rapporti umani. L'unico a cui è permesso "entrare" è Mirko, suo migliore amico. Però, forse, farà un'altra eccezione per il chiodo fisso dai ricci ramati che, ultimamente, affolla i suoi pensieri. L'amicizia, quella vera, rara e preziosa, accompagnerà Dario e Mirko fra i banchi di scuola, e non solo. Ambientato in Sicilia in un futuro prossimo fra le incantevoli bellezze storico-culturali e artistiche di Catania, Messina e Siracusa, il romanzo si tinge di avventura quando Dario, diventato uomo, riceve una misteriosa lettera e... Dario si fermerà a riflettere sulla famiglia, corredo misto di cromosomi e DNA, lineamenti somatici e tratti caratteriali che sottilmente o più evidentemente lega l'uno all'altro, o che si trasmette generazione dopo generazione. La famiglia: è solo quello? Oppure, è qualcosa che va oltre questa definizione?

Recensione a cura di Maria Sabina Coluccia
Che cos’è l’amore? È quel sentimento che nasce, vive e non muore mai, anche se una pallottola può perforare un’anima innocente. Diana è morta. Ma Dario non si arrende alla morte dell’amata, come non si arrende all’evidenza dei fatti, l’uccisione dei suoi genitori. René Dubois, la vita ai tempi di Dario Mancuso, di Giulia Campinoti, edizioni Il Foglio è un romanzo che a prima vista si potrebbe definire di formazione. Ma a leggere dentro e tra le righe troviamo molto di più. 
Troviamo l’amore interrotto, sacrificato, annientato dal Male assoluto, la mafia. Troviamo la disperazione del protagonista, che si trasforma nel desiderio salvifico di chiudere i conti col passato e proiettarsi con il fratellino Ignazio in un futuro, che sia una rinascita e un’occasione di vita. La vita. La vita a ogni costo, anche a quello di agire sul filo traballante che definisce da una parte ciò che è giusto e dall’altra ciò che non lo è. L’amicizia, l’amore, il sacrificio, l’astuzia, il rischio, la speranza, il coraggio. Lo sforzo eroico di un ragazzo normale, Mirko, che è costretto dal sentimento di affetto profondo che lo lega al protagonista Dario, a trasformarsi in un supereroe. Mirko e Dario sono i due combattenti principali. La loro guerra è contro la mafia in primis, e contro un destino che sembra segnato. La loro guerra è fatta di astuzia e stratagemmi geniali, raccontati con una prosa fluida, accattivante, che suscita a volte ilarità, a volte tenerezza e spesso genera quella tensione, necessaria a tenere il lettore incollato al romanzo. L’autrice è abile nella descrizione degli ambienti e dei personaggi e mescola sapientemente più generi letterari. In René Dubois c’è infatti un po’ del poliziesco, un po’ del thriller ed elementi magici tipici della fiaba. Interessante si rivela in questo romanzo l’uso del doppio e della maschera, mutuati dalla commedia dell’arte ma qui rivisti in chiave narrativa, che reggono l’impianto del romanzo e stemperano alcuni passaggi molto densi di pathos. Sicuramente una buona lettura, che non manca di far riflettere sulla tragicità della vita e sulle ingegnose soluzioni, che possono risolvere anche i casi cosiddetti “impossibili”. Sicuramente una buona lettura che spinge a riflettere sulla profondità dei sentimenti più puri, in grado di smuovere le montagne e ribaltare il futuro

domenica 13 maggio 2018

Doppia segnalazione

Doppia segnalazione per la Casa  Editrice Lupieditore

Andrea del Castello 
Come si scrive un Thriller di successo


€ 10,00
149 Pagine 
Prefazione di Romano De Marco


Questo manuale ha uno scopo preciso: aiutare chi aspira a migliorare la propria scrittura. In particolare fornisce strumenti a chi si occupa di gialli. Ma anche gli scrittori che non raccontano storie criminali vi troveranno consigli utili alla loro attività creativa. Non è questo un corso di scrittura base. Anzi, non è proprio un corso. È un vademecum su come affrontare la stesura di un racconto o di un romanzo. Infatti se ti stai apprestando a leggere "Come si scrive un thriller", hai già un'idea precisa su che tipo di opera vuoi scrivere e perciò suppongo che tu abbia già le conoscenze basilari sulla scrittura. Ma quali sono gli strumenti utili a te che scrivi? Sono fermamente convinto che il primo strumento utile a chi scrive sia la capacità di leggere. Non "leggere e basta", ma "leggere e interpretare", cioè prendere coscienza dei messaggi espliciti e impliciti che il testo veicola, saper decodificare le tecniche di scrittura, riconoscere stili e correnti letterarie, insomma avere piena consapevolezza dell'opera.

Walter Miraldi
Rock 'N' Rust

€ 14,95
205 pagine
Estate anni '80. Ritmo non sincopato in quattro quarti, armonie di spazio ampie e progressione dissonante. Un Ragazzo si prepara per giocare la partita di pallone più importante. Si dice che gli Stranieri siano più forti dell'anno prima. La Ragazza che gli piace sarà lì a guardarlo. L'alcolizzato urla parole liquide mentre il Collezionista di cicatrici tamburella la malinconia sui guscio vuoto di un cocomero. L'arbitro fischia l'inizio. Comincia il viaggio del protagonista e il suo tentativo di conquistare l'autunno, con note alterne di vento e di uva, tra le rovine calde di un circo di eroi cialtroni. In un agosto fatto di ossa, ruggine e di echi rudi di un passato remoto


martedì 1 maggio 2018

La segnalazione del giorno


Doppia segnalazione per la Casa  Editrice Lupieditore

Andrea del Castello 
Come si scrive un Thriller di successo


€ 10,00
149 Pagine 
Prefazione di Romano De Marco


Questo manuale ha uno scopo preciso: aiutare chi aspira a migliorare la propria scrittura. In particolare fornisce strumenti a chi si occupa di gialli. Ma anche gli scrittori che non raccontano storie criminali vi troveranno consigli utili alla loro attività creativa. Non è questo un corso di scrittura base. Anzi, non è proprio un corso. È un vademecum su come affrontare la stesura di un racconto o di un romanzo. Infatti se ti stai apprestando a leggere "Come si scrive un thriller", hai già un'idea precisa su che tipo di opera vuoi scrivere e perciò suppongo che tu abbia già le conoscenze basilari sulla scrittura. Ma quali sono gli strumenti utili a te che scrivi? Sono fermamente convinto che il primo strumento utile a chi scrive sia la capacità di leggere. Non "leggere e basta", ma "leggere e interpretare", cioè prendere coscienza dei messaggi espliciti e impliciti che il testo veicola, saper decodificare le tecniche di scrittura, riconoscere stili e correnti letterarie, insomma avere piena consapevolezza dell'opera.

Walter Miraldi
Rock 'N' Rust

€ 14,95
205 pagine
Estate anni '80. Ritmo non sincopato in quattro quarti, armonie di spazio ampie e progressione dissonante. Un Ragazzo si prepara per giocare la partita di pallone più importante. Si dice che gli Stranieri siano più forti dell'anno prima. La Ragazza che gli piace sarà lì a guardarlo. L'alcolizzato urla parole liquide mentre il Collezionista di cicatrici tamburella la malinconia sui guscio vuoto di un cocomero. L'arbitro fischia l'inizio. Comincia il viaggio del protagonista e il suo tentativo di conquistare l'autunno, con note alterne di vento e di uva, tra le rovine calde di un circo di eroi cialtroni. In un agosto fatto di ossa, ruggine e di echi rudi di un passato remoto


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Paolo Bertulessi
Esistenze proibite
Cartaceo € 15,90
Ebook € 5,49

Il tormentato, torbido e viscerale rapporto di Adam con il sesso femminile: l’indole di questo ragazzo borderline della Milano bene, in bilico tra il bene e il male sin dalla sua infanzia, innesca una serie di eventi che marchieranno a fuoco lo scorrere della sua vita. Una narrazione di esperienze spudoratamente uniche, intrise di una deviata e algida ginofilia legata a doppio filo all’egocentrismo e alla venalità del protagonista; sesso, perversione, mistero, soprannaturale, denaro, motori, avventura, arte, poesia e morte: tutto si fonde in una perfetta miscela che avvince e rapisce. Si può sicuramente affermare che in questo libro esistono due protagonisti, profondamente diversi a livello caratteriale, le cui vite si fondono assieme per creare una unica esistenza ricca di forti emozioni, obiettivi ambiziosi e traguardi raggiunti. I dialoghi tra i due protagonisti dell’opera, Adam e Traxebru, stigmatizzano al meglio la loro comune spietata visione della vita e della società, dosando al meglio lessico aulico ed espressioni taglienti. A loro si affianca una meravigliosa piccola Dea, autistica e sensitiva: Aneta, con la sua impressionante purezza e la sua eterea presenza, sovralimenterà quel motore emozionale che li farà viaggiare sempre più velocemente verso facili successi economici, ma anche inquietanti e sconvolgenti vicende, per poi volgere a un drammatico e sconcertante epilogo.

Paolo Bertulessi

Paolo Bertulessi, cresciuto in una famiglia eterogenea, con madre novarese, padre e nonni paterni bergamaschi, nonna materna torinese, nonno materno barese, poi viceprefetto a Padova, e una prozia austriaca, nasce a Bergamo, ma la sua famiglia dopo un anno si trasferisce a Padova, città nella quale poi vive fino all’età di quarant’anni.
Viene educato sin da bambino al culto della lingua italiana e all’amore per la letteratura, spaziando dai grandi classici alle opere contemporanee anche di nicchia: il suo primo libro, “Ventimila leghe sotto i mari”di Jules Verne, lo legge a cinque anni.
Consegue la maturità classica appassionandosi in modo viscerale alla lettura e, conseguentemente, alla scrittura, che coltiverà con sempre crescente passione.
All’età di 25 anni perderà prematuramente e traumaticamente il padre, docente liceale di matematica e fisica, e la madre, pittrice. Lavora per diversi anni nella grande distribuzione alimentare ricoprendo il ruolo di gerente e direttore di filiale.Ex pugile dilettante e successivamente istruttore sportivo per molti anni, dal 2005 è titolare di una enoteca a Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova. Oltre che essere un amante della lettura e della scrittura è un cinefilo e un amante dei videogames.
Ha già operato nel settore letterario nella veste di ghostwriter, scrivendo per diversi autori locali in crisi d’ispirazione e fornendo loro trame interessanti: il suo talento nel creare storie da raccontare e pubblicare è stato da sempre molto spiccato.
Solo negli ultimi anni decide di dare spazio a se stesso come autore e di avere il proprio nome stampato in una copertina.



Recensiamo

Lingerie
Demetra Kanakis

Collana Live&Love
Pubblicazione: aprile 2018
Cartaceo € 7,99
Ebook € 2,99

Sinossi:
Laura è innamorata di Manuel, che l’ha coinvolta in un intrigante gioco erotico: provarsi biancheria sexy nei camerini dei negozi, fotografarsi e mandargli le foto. Un giorno viene scoperta mentre, in un negozio del centro di Milano, si riprende in un camerino. Mandata dal direttore, lui le intima di non farsi più vedere in quel negozio. Dopo questa figuraccia, Laura sconvolta arriva da Manuel con diverse ore di ritardo e lo scopre con un’altra donna. Capisce di aver idealizzato la loro storia e, disperata e umiliata, scappa via. Settimane dopo un’amica le chiede di accompagnarla proprio nel negozio da cui è stata cacciata, lì rincontra il direttore, che le fa una scenata. L’indomani però lui la chiama per scusarsi e la invita per un aperitivo. Spinta dal desiderio di rivincita, Laura accetta. Iniziano a frequentarsi e lui, convinto che la biancheria intima sia una fissazione della ragazza, le regala capi pregiati e sexy, ma lei ne è infastidita. Dopo molti dubbi ed equivoci, Laura chiede all’uomo di trascorrere insieme un fine settimana sul Lago Maggiore: è l’ultima occasione per capire se la loro storia abbia un futuro.

Recensione:
Demetra Kanakis è il nom de plume di un’autrice che ha già al suo attivo diversi romanzi, scelto per scrivere storie di amore e di piacere, di emozioni e di erotismo. Lingerie, il romanzo di cui vi parleremo questa sera, racchiude, nelle 124 pagine di un delizioso formato 11x15 (i romanzi Live&Love della Casa Editrice Le Mezzelane sono proprio dei veri e propri gioellini), un vero e proprio concentrato di amore, piacere, emozioni ed erotismo. Scrivere storie molto erotiche come quella di Lingerie equivale a camminare su una corda tesa nel nulla. In un attimo si può scivolare e cadere nel volgare, se non si è in grado di dominare la storia e di dosare con sapienza i vari aspetti di quella che, in ogni caso, rimane sempre una storia d’amore. Demetra Kanakis ha la capacità di restare elegante, raffinata e mai eccessiva anche quando non tralascia i particolari più forti ed eccitanti. In poche battute (ricordiamo che i romanzi della linea Live&Love non possono superare le 120 cartelle editoriali), l’autrice riesce, anche, a delineare perfettamente i personaggi e a trasmettere un messaggio importante. Dei libri che leggo non amo raccontare la storia nel dettaglio; quella la potete intuire dalla sinossi, se vi prendete due minuti per leggerla. Quello che mi piace fare è cercare di analizzare lo stile dell’autore e di scoprire, dietro le parole, i messaggi nascosti. In Lingerie il messaggio è chiaro e impossibile da non vedere. Demetra Kanakis spinge le lettrici (è un messaggio destinato soprattutto al genere femminile) a reagire, a essere sempre se stesse e a ritrovare la propria autostima. Laura lo fa dopo quello che, in realtà, si rivela essere un errore che potrebbe rovinarla. Tutte dovremmo farlo anche quando pensiamo che siamo arrivate a toccare il fondo. Si cade e ci si rialza più forti di prima e, scopriremo anche, più amate di prima.
Una storia completa, piacevole, eccitante e profonda. Consigliata vivamente.

La segnalazione del giorno


Paolo Bertulessi
Esistenze proibite
Cartaceo € 15,90
Ebook € 5,49

Il tormentato, torbido e viscerale rapporto di Adam con il sesso femminile: l’indole di questo ragazzo borderline della Milano bene, in bilico tra il bene e il male sin dalla sua infanzia, innesca una serie di eventi che marchieranno a fuoco lo scorrere della sua vita. Una narrazione di esperienze spudoratamente uniche, intrise di una deviata e algida ginofilia legata a doppio filo all’egocentrismo e alla venalità del protagonista; sesso, perversione, mistero, soprannaturale, denaro, motori, avventura, arte, poesia e morte: tutto si fonde in una perfetta miscela che avvince e rapisce. Si può sicuramente affermare che in questo libro esistono due protagonisti, profondamente diversi a livello caratteriale, le cui vite si fondono assieme per creare una unica esistenza ricca di forti emozioni, obiettivi ambiziosi e traguardi raggiunti. I dialoghi tra i due protagonisti dell’opera, Adam e Traxebru, stigmatizzano al meglio la loro comune spietata visione della vita e della società, dosando al meglio lessico aulico ed espressioni taglienti. A loro si affianca una meravigliosa piccola Dea, autistica e sensitiva: Aneta, con la sua impressionante purezza e la sua eterea presenza, sovralimenterà quel motore emozionale che li farà viaggiare sempre più velocemente verso facili successi economici, ma anche inquietanti e sconvolgenti vicende, per poi volgere a un drammatico e sconcertante epilogo.

Paolo Bertulessi


Paolo Bertulessi, cresciuto in una famiglia eterogenea, con madre novarese, padre e nonni paterni bergamaschi, nonna materna torinese, nonno materno barese, poi viceprefetto a Padova, e una prozia austriaca, nasce a Bergamo, ma la sua famiglia dopo un anno si trasferisce a Padova, città nella quale poi vive fino all’età di quarant’anni.
Viene educato sin da bambino al culto della lingua italiana e all’amore per la letteratura, spaziando dai grandi classici alle opere contemporanee anche di nicchia: il suo primo libro, “Ventimila leghe sotto i mari”di Jules Verne, lo legge a cinque anni.
Consegue la maturità classica appassionandosi in modo viscerale alla lettura e, conseguentemente, alla scrittura, che coltiverà con sempre crescente passione.
All’età di 25 anni perderà prematuramente e traumaticamente il padre, docente liceale di matematica e fisica, e la madre, pittrice. Lavora per diversi anni nella grande distribuzione alimentare ricoprendo il ruolo di gerente e direttore di filiale.Ex pugile dilettante e successivamente istruttore sportivo per molti anni, dal 2005 è titolare di una enoteca a Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova. Oltre che essere un amante della lettura e della scrittura è un cinefilo e un amante dei videogames.
Ha già operato nel settore letterario nella veste di ghostwriter, scrivendo per diversi autori locali in crisi d’ispirazione e fornendo loro trame interessanti: il suo talento nel creare storie da raccontare e pubblicare è stato da sempre molto spiccato.
Solo negli ultimi anni decide di dare spazio a se stesso come autore e di avere il proprio nome stampato in una copertina.


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In uscita a maggio
"In tasca la paura di volare"
 Lorenzo Foltran

 Oèdipus Edizioni 


In tasca la paura di volare  è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparse, I lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi...Eravamo così vicini...) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne - Varenne, Brest, Le Barcarès - Saint Laurent de la Salanque, Saint-Cloud) e dalle riflessioni esistenziali che le accompagnano.

 Lorenzo Foltran

Nel novembre del 2011, ha conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, si è diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiede. In tasca la paura di volare è la sua prima raccolta poetica.

  https://www.instagram.com/lorenzofoltran_libriepoesia/

giovedì 26 aprile 2018

Recensiamo

Pieve Cipolla
Gianpiero Pisso

Le Mezzelane Casa Editrice

Ebook € 5,99
Carteceo €  15,90
Link per l'acquisto:


Sinossi

Pieve Cipolla è un tipico paesino della Val Seriana, uno di quei piccoli paesi in cui la vita è un po’ rude, ma idilliaca, scandita dai tempi della natura e in cui non succede mai nulla. Gli anziani trascorrono il loro tempo giocando a carte, a bocce, bevendo qualche bicchiere di vino rosso in compagnia e raccontandosi le storie di tutti i giorni, perfino quelle che parlano di mostri orribili, creature terrificanti che giurano di aver visto tra i boschi e i pascoli della valle. I giovani invece attendono il momento propizio per lasciare il luogo natio, alla ricerca di fortuna e di opportunità concrete per le loro carriere e tutto ruota intorno alle autorità riconosciute: l’autorità religiosa, rappresentata dal parroco; quella sociale e politica, impersonata dal primo cittadino e quella legale, vale a dire dal maresciallo dei Carabinieri. Ma siamo davvero sicuri che la vita a Pieve Cipolla sia poi così noiosa? Leggendo questo libro non si direbbe proprio…


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Ho iniziato a leggere “Pieve Cipolla” di sera, dopo una giornata abbastanza pesante, e ho chiuso il libro la sera dopo, con le lacrime agli occhi e con una buona dose di ottimismo che mi mancava da un po’. Una volta conosciuti gli abitanti di Pieve Cipolla, il romanzo umoristico di Gianpiero Pisso, è difficile lasciarli per troppo tempo. L’autore, con uno stile diretto, semplice, ironico e dissacrante (proprio come sono i suoi protagonisti), ci fa entrare nella vita degli abitanti di un paese, che lui chiama Pieve Cipolla ma che si potrebbe chiamare in mille altri modi diversi, situato nell’alta Val Seriana. Chi è nato in una grande città, probabilmente, faticherà non poco a entrare nei meccanismi di “paese”. Chi in un paese piccolo ci è nato sul serio (e io vi nacqui), invece, riconoscerà ogni singolo personaggio che si muove fra le vie, nei bar e nelle case di Pieve Cipolla. Sì, perché i personaggi di Gianpiero Pisso si chiamano Augusto Chiodini, Ersilia, Teo, Mariolino, Giannino, don Roberto e via dicendo, ma potrebbero chiamarsi in qualsiasi altro modo, e rimarrebbero sempre così tanto ben caratterizzati, anche se le vicende raccontate si svolgessero al sud.
L’autore raccomanda ai suoi lettori di non cercare Pieve Cipolla sulle cartine geografiche perché il suo è un paese che non esiste. Eppure, di paesi che somigliano a Pieve Cipolla ne esistono centinaia in tutta Italia, e la cosa bella è che lì si ritrova una comunità che ha ancora il sapore di famiglia, di appartenenza a una terra e alle proprie abitudini e tradizioni. Una vita semplice e apparentemente banale ma che banale non è affatto. Tutti sanno tutto di tutti (e il gioco di parole ci sta benissimo) e, proprio per questo, ogni abitante è parte integrante della vita degli altri. Può sembrare un’ingerenza, una violazione della privacy…ma non è affatto così. Io la chiamo famiglia allargata. La famiglia dalla quale ritornare quando si ha bisogno di sentirsi veramente a “casa”.
Secondo me questo non è semplicemente un romanzo umoristico, pur essendolo sul serio. Chi sa leggere fra le righe riuscirà a capire il vero senso di questa storia e ne coglierà l’aspetto più importante e commovente. Gianpiero Pisso lancia un messaggio sociale davvero profondo con “Pieve Cipolla”, raccontando uno stile di vita che si è perso un po’ dappertutto e rilanciando, attraverso la narrazione, la promozione di un territorio “sano” che in molti tendono a dimenticare, oltre alle bellezze naturali delle vallate bergamasche, le loro tradizioni e l’enogastronomia locale. Un romanzo che è molto più di un romanzo: è un vero spot pubblicitario che fa venire voglia di fare le valigie e di andare a visitare una qualsiasi Pieve Cipolla.


Nato in provincia di Varese, sul Lago Maggiore, dove attualmente risiede con la sua famiglia, l’autore è laureato in ingegneria aeronautica e ha, per molti anni, lavorato come dirigente industriale in grosse società italiane e multinazionali straniere.
Ama viaggiare e dedicarsi alle sue tre principali passioni: scrivere, leggere e dipingere ad acquarello.
La sua narrativa, sempre attuale e talvolta ironica, rifugge dagli eccessi e vuole proporsi come una lettura spensierata, disinvolta e scacciapensieri. Vincitore del premio nazionale “Le Porte del Tempo” 2012, categoria Saggistica, con l’opera: La profezia del Cristo Pagano, edita da Eremon Edizioni. Ha pubblicato anche con Kindle l’e-book Rudiobus, il cavallo d’oro e con Eretica Edizioni, nel 2016, il suo romanzo mistery: La Tela del Maligno. Con Pieve Cipolla l’Autore si è classificato al secondo posto al Premio Nazionale, editi e inediti, Parole di Terra 2016/17.

mercoledì 25 aprile 2018

Recensiamo

"Le streghe di Salem"
Bruno Sebastiani

Le Mezzelane Casa Editrice

Cartaceo € 13,90
Ebook € 4,99

Lo potete acquistare qui: 

Nel 1692 nel villaggio di Salem, contea di Essex, Massachusetts, si produsse un’autentica caccia alle streghe. In un crescendo di fanatismo, 144 persone vennero incriminate, 19 vennero impiccate e una morì per schiacciamento del torace.

Benché assurda, paradossale e drammatica, questa è una vicenda realmente accaduta. Nel 1692 nel villaggio di Salem, contea di Essex, Massachusetts, per un concorso di ragioni che spaziavano dalla difficoltà di piegare quel territorio alle necessità di coloro che vi si erano insediati scacciandone la nativa popolazione di pellerossa, alla siccità, alle terribili invasioni di locuste, al vaiolo, endemico ed epidemico, supportate dal bigottismo e dalla superstizione di una popolazione che ovunque vedeva l’opera del demonio, si produsse un’autentica caccia alle streghe. I coloni erano infatti puritani, osservanti in maniera letterale di quanto sta scritto nelle Sacre Scritture. In quell’atmosfera, per la poco edificante voglia di scherzare di alcune giovinette, si cominciò a parlare di streghe e presto l’intera contea ne sembrò invasa. In un crescendo di fanatismo, 144 persone vennero incriminate, 54 di esse finirono col confessare di essersi associate col maligno, 19 vennero impiccate e una morì per schiacciamento del torace. Questi i numeri che la storia ci racconta, storia da ricordare come esempio di dove possano portare la rigidità religiosa, la meschinità, l’ipocrisia e il rancore.
***

Una ricostruzione storica impressionante e una caratterizzazione dei personaggi accurata e ineccepibile, così come sono ineccepibili l'ambientazione (pare di essere dentro quelle stanze e, soprattutto, nell'aula dove si svolge il processo) e la descrizione di una società bigotta, moralista e puritana come quella di Salem. Bruno Sebastiani non si limita a raccontare una vicenda nota ai più; lo fa con uno stile davvero unico e con riflessioni atte a farci entrare nel modo di pensare dei personaggi, e nelle dinamiche sociali dell'epoca. Solo attraverso uno studio approfondito si riesce a essere così tanto convincenti, quando si scrive un romanzo storico che ha la chiara connotazione di un saggio. Dietro "Le streghe di Salem" di Bruno Sebastiani  c'è, e si sente, lo studioso che, con uno sguardo a volte  ironico, riesce anche ad alleggerire un tema difficile come quello della stregoneria. 
Una storia raccontata con cura, con obiettività, e con una maestria fuori dal comune. Un saggio che dovrebbe essere portato nelle aule scolastiche.


Bruno Sebastiani nasce ad Albano Laziale, a sud di Roma, il 30 aprile 1947. Nasce in un paese e in un periodo storico in cui è palpabile la frenesia di liberarsi quanto prima delle scorie lasciate dal tremendo conflitto da poco concluso (la seconda guerra mondiale). Per la gran quantità di risorse destinate al nostro Paese per avviare la fase di risanamento, si delinea un periodo in cui tutto sembra possibile, specie in relazione alla scarsità di prospettive della generazione precedente. È questo il periodo in cui, per la necessità della ricostruzione, purché si abbia l’età adatta, è facilissimo trovare lavoro. Così, come moltissimi suoi coetanei vogliosi ma non in grado di puntare al bersaglio grosso frequentando l’università, Bruno Sebastiani frequenta un istituto tecnico e consegue il diploma di Perito Elettronico per inserirsi quanto prima e con le giuste credenziali nel mondo del lavoro. Difatti lavora, vince un concorso nelle Ferrovie dello Stato come macchinista e prende a guidare i treni, treni che col passare degli anni si fanno sempre più moderni, confortevoli, veloci, treni che lo portano in ogni dove entro i confini del Paese. Ma tutto questo correre lascia affiorare la necessità di trovare dei punti fermi, qualcosa in cui riconoscersi una volta sceso dal treno. Da qui prende origine la singolare abitudine di fissare sulla carta pensieri, riflessioni, intuizioni che più tardi inizia a elaborare in forma di libri. Bruno Sebastiani scrive libri per il piacere di scrivere e per il desiderio di scoprire, o meglio di imparare, in quanto ogni storia lo costringe ad affrontare numerose ricerche, specie in relazione alla sua preferenza per il romanzo storico, un genere che gli consente autentici tuffi nel passato. Attualmente vive nel comune di Velletri, più lontano dalla capitale dunque e più vicino alla campagna, più lontano anche dai compagni di lavoro di un tempo che incontrava nello scalo ferroviario di San Lorenzo, più lontano da quella sensazione paralizzante che sembra competere ad ogni individuo quando, per raggiunti limiti di età, viene messo a riposo. Difatti, sebbene senza l’assillo degli orari come accadeva prima, Bruno Sebastiani ancora adesso lavora alacremente alla stesura dei suoi romanzi che abbisognano in primo luogo di un numero incalcolabile di letture, letture che sottraggono tempo prezioso al suo hobby più significativo, il pianoforte. Negli anni ha scritto numerosi libri in cui i romanzi storici sono prevalenti ai romanzi di pura invenzione, come, tanto per citarne alcuni: Fiore di Maggio (Mayflower) che ripercorre le tappe che permisero la fondazione della prima colonia inglese nel NordAmerica. Le gelide acque della Sprea, ove si seguono le tracce della principessa Anastasia Romanova da Ekaterinburg a Berlino. L’assedio di Costantinopoli, terribile atto che nel 1453 mise fine all’Impero Romano d’Oriente. Boudicca, ove si parla della famosa regina degli Iceni la quale, nel 61 d. C., osò capitanare una poderosa rivolta nel tentativo di ricacciare i Romani dalla Britannia. Tra i romanzi di fantasia si possono citare: La maledizione della Traviata, Nevja, L’isola, La spirale del tempo, Passaggio in Irlanda.

La segnalazione del giorno


In uscita il 15 maggio 2018
il nuovo romanzo di Giuseppe Di Battista
(Joe Diba)

Edizioni "Il Viandante" - € 12,50
SINOSSI.
Giacomo è un giornalista che si occupa del Mistero in una piccola emittente del Torinese e un giorno ha la grande occasione di essere ospitato nel programma del momento nella rete nazionale. L’era dei talenti è il titolo e Maria Morganti, la Giacobbo in gonnella come viene definita la scrittrice. Magia e mistero, persone prodigiose e un susseguirsi di avvenimenti concatenati tra loro, forniranno molte risposte, ma susciteranno nuovi dubbi nelle esistenze di Giacomo e degli altri protagonisti di questo romanzo.

(Joe Diba) è nato in Francia il 24/01/1965. Appassionato di Thriller e Mistery. 
Vive a Torino da più di quarant’anni. Ha il diploma di geometra e lavora come magazziniere in un ingrosso di ricambi auto. Sposato e con un figlio di dodici anni. Ha scritto Blackout con cui giunge in finale a Casa Sanremo Writers nel 2014. Ha pubblicato “L'alba di un giorno nuovo” con La Feltrinelli, “Bestseller, cronaca di una vendetta”, un libro scritto a dieci mani, e “L’era dei talenti”, con Edizioni Il Viandante (quest’ultimo è un mistery ambientato tra Pesaro e il monte Conero e sarà lanciato al salone del libro di Torino a maggio 2018).
Finalista al premio Yume 2016 indetto dalla medesima casa editrice di Torino.
Un suo racconto noir, che strizza l’occhio al mitico Alfred Hytchcock, “Il triangolo spezzato” è stato selezionato nell’antologia Racconti dal Piemonte 2018. 

martedì 17 aprile 2018

Recensiamo

"Il grande saccheggio"
Francesca Mereu
Casa Editrice: Le Mezzelane

Disponibile in ebook (Euro 5,49) e in versione cartacea (Euro 14,90) sullo store Le Mezzelane, in tutte le librerie e nei negozi online


Il passaggio dal comunismo al capitalismo, iniziato negli anni Novanta, è stato molto doloroso per i russi. In quegli anni la Russia è diventata un paese fuori dalla portata della maggior parte dei suoi abitanti. Quello che era uno stipendio decente in tempo sovietico, poche settimane dopo il crollo dell'Unione è diventato appena sufficiente per comprare un chilo di formaggio. I giovani riformatori dell'entourage del presidente Boris Yeltsin, che hanno ideato il piano per guidare il Paese verso l'economia di mercato e la democrazia, sono additati come i responsabili di questo declino. Il sogno dei giovani riformatori finisce il 17 agosto del 1998, quando il premier Sergei Kirienko dichiara la bancarotta. Yeltsin è malato, alcolizzato; il potere è in mano agli oligarchi, il popolo è stanco e sogna un leader forte. La crisi apre a Vladimir Putin la strada della presidenza. Sapere cosa hanno vissuto i russi negli anni di passaggio dal comunismo all'economia di mercato è fondamentale per capire la Russia di oggi e l'enorme popolarità di Putin, che nel momento in cui scrivo gode dell'80% del consenso tra i cittadini.

Recensire il “Grande saccheggio” di Francesca Mereu non è semplice. L’ho letto due volte di seguito, per poterne parlare, spero, con cognizione di causa. Non avevo mai approfondito la storia della Russia degli anni Novanta, e non sapevo che l’avrei trovata così incredibilmente interessante. Avevo già letto “Profondo Sud” della bravissima autrice, e il suo stile preciso, semplice ed efficace, mi aveva convinta già allora. È per questo motivo che ho voluto avvicinarmi al nuovo lavoro, ed è per questo motivo che, ancora una volta, non posso non complimentarmi con lei per la profondità del suo narrare e per la semplicità con la quale fa entrare il lettore nelle vicissitudini del popolo russo durante il passaggio dal comunismo al capitalismo. Francesca Mereu ha iniziato la sua carriera di giornalista nella Russia dei primi anni Novanta. È stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty. Ha trascorso sei anni al The Moscow Times, per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage da Mosca sono stati pubblicati dal The New York Times, dall’International, dall’Herald Tribune e da numerosi giornali italiani. 
Il sottotitolo del saggio di Francesca (potremmo chiamarlo anche romanzo storico, perché le storie raccontate sono propri e veri spaccati di storie vissute, o anche inchiesta giornalistica, perché la sua penna di giornalista si sente tutta), recita: “Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata”. L’autrice spiega ai suoi lettori com’è cambiata la Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica e di come i russi hanno vissuto il passaggio dal comunismo al capitalismo. Il tutto anche dal punto di vista della sua famiglia acquisita, primo fra tutti quello del suo caro nonno Boris, che non ricordava con precisione la data della fine dell’URSS, ma non avrebbe mai dimenticato quella del 2 gennaio 1992, giorno in cui perse tutti i risparmi e si ritrovò povero, insieme al 99% dei suoi connazionali. Da quel giorno per la popolazione russa iniziò “il grande saccheggio”, ripetuto nel corso degli anni e mascherato da una parola che assunse un significato del tutto diverso da quello che noi conosciamo: democrazia.
Per la Russia la democrazia vuol dire paura, miseria, criminalità, perdita di dignità, povertà, mafia. La parola “democrazia” è associata a Etsin, ritenuto responsabile del disastro che portò la Nazione alla miseria. Francesca Mereu ci spiega la storia, quella che nessuno ha voluto farci conoscere, e ci parla di un popolo che ha preferito Putin che, di fatto, è uno zar, al sogno di libertà accarezzato fino a prima che iniziasse il decennio “nero” della democrazia di Eltsin. 
Putin ha ripulito le strade dalla criminalità, ha fatto sì che i cittadini russi vivessero molto meglio, e sa che il suo popolo non dimenticherà quello che era diventato, prima del suo arrivo. La Russia ha riconquistato la stabilità sociale e non ci rinuncerà, memore dei giorni passati in miseria; giorni in cui i cittadini scendevano in strada per vendere i pochi averi, se volevano mangiare; giorni in cui si poteva morire per un nonnulla e la massima aspirazione era quella di trovare lo zucchero al mercato nero.
L’autrice ci spalanca una porta rimasta per troppo tempo socchiusa e ci fa entrare nelle case dei russi; ci fa entrare nella casa della sua famiglia, e noi non possiamo fare a meno di affezionarci a nonno Boris e ad apprezzare la sua dignità, la sua lucida analisi e la sua forza. “Il grande saccheggio” è un libro che rende accessibile un periodo storico difficile e di cui si parla poco; almeno qui in Italia. Francesca Mereu si riconferma eccellente “penna” perché riesce, ancora una volta, a farci vivere la storia che ha vissuto lei senza influenzarci con le sue idee e con il suo punto di vista personale, pur essendo profondamente coinvolta nella storia stessa.
Noi non possiamo fare altro che ringraziarla per aver arricchito la nostra vita con la sua Russia. Grazie anche a  nome di chi ti leggerà.

giovedì 12 aprile 2018

La segnalazione del giorno

Storie complicate di donne normali
Franco Feliciani
Le Mezzelane Casa Editrice


Disponibile in ebook (Euro 3,49) e in versione cartacea (Euro 9,90) e in tutte le librerie e nei negozi online

Sinossi:
Ho scritto questa raccolta di racconti quale omaggio alla donna. Tutte quelle che hanno fatto parte della mia vita mi hanno insegnato qualcosa e devo loro gratitudine, iniziando da mia madre, che mi ha generato e mi manca, passando per l’unica mia sorella, donna incrollabile di fronte ai durissimi eventi che hanno scosso la sua esistenza, per giungere a quella più importante, mia moglie, che da molti anni condivide la sua vita con me mostrandomi empatia e coraggio. Sono grato anche a quelle con le quali ho vissuto momenti di affetto giovanile e tenerezza, le tante amiche, le colleghe di lavoro o le semplici conoscenti, tutte loro mi hanno dato modo di scoprire cose nuove e sorprendenti del mondo interiore della donna. Ho imparato a conoscerle, a non meravigliarmi per la loro forza e pienezza di risorse nel districarsi nelle difficoltà di ogni giorno, a vedere la dignità con cui affrontano il dolore, la sofferenza e la tristezza. Ho imparato ad ammirarne la genialità e le capacità che nell’uomo non risiedono. Chi leggerà queste storie troverà situazioni di vita comuni, anche se spesso intrecciate a eventi negativi e circostanze sfavorevoli. Le protagoniste sono sempre donne normali, uguali alle nostre amiche o vicine di casa, persone normali che affrontano la vita in modo straordinario.
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Un uomo che parla di donne con la delicatezza di una donna che raramente si riscontra in un uomo. Un gioco di parole con il quale si vorrebbe racchiudere il senso di questa raccolta di racconti, tutti dedicati a figure di donne che ognuno di noi può incontrare ogni giorno. Donne normali che, però, vivono storie complicate. Angela, Giuliana... che importanza può avere, un nome, davanti alla forza, all’amore, alla determinazione e alla necessità di continuare ad andare avanti nonostante tutto? Le donne di Franco Feliciani sono credibili proprio perché normali e, a volte, anche stereotipate, in un certo senso. Apprezzabile il rispetto e l’ammirazione che l’autore nutre nei confronti del genere femminile e che si ritrova in ogni storia.

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