RECENSIONE

Flashback
Vito Ditaranto


Di Maria Sabina Coluccia

Scrivere di alieni è difficile. Bisogna prima averli visti, interiorizzati in una immagine mentale, poi si può provare a collocarli nella nostra realtà terrestre. Scrivere di alieni è meno difficile, se in qualche modo essi appartengono già all’immaginario dello scrittore, per motivi che retano ai comuni mortali sconosciuti. Per noi lettori sapere se Vito Ditaranto, autore anche di V.I.T.R.I.O.L. -l’artigliatore e di V.I.T.R.I.O.L. Cailleach, abbia incontrato realmente gli alieni oppure no, non cambia comunque la sostanza della faccenda: Flashback è un piatto gustoso, che Vito Ditaranto ci offre come antipasto di apertura, cui seguono portate ancora più saporite. Flashback, techno thriller, come lo ha definito l’autore stesso, è un misto di fantascienza e brivido. Pubblicato lo scorso anno, si trova su Amazon e intriga parecchio. Ambientato in una tranquilla città del Sud Italia, Martina Franca, baciata per la maggior parte del tempo dal sole, stende subito un velo di mistero sulle abitudini dei suoi abitanti, avvezzi al ritmo rassicurante delle piccole cose quotidiane, che improvvisamente escono dalla normalità. Cosa succede di tanto strano e misterioso? Arrivano gli alieni. Ma in modo discreto, difficili da individuare, con intenzioni tutt’altro che rassicuranti. Sarà Gabriele Santoro, uno scricciolo di ragazzino di soli tredici anni a scoprire il pericolo che incombe sulla sua città, e a suo dire su tutta l’Italia, se gli alieni non verranno fermati. La trama non ve la raccontiamo, sennò non ci sarebbe gusto a leggere questo bel thriller fantascientifico, però alcune domande su cui riflettere, che pone direttamente l’autore sì, quelle ve le offriamo per ragionarci insieme.
Cosa è alieno e cosa non lo è, per esempio. Immaginiamo gli esseri provenienti da un altrove galattico, come noi, o totalmente diversi? Di solito questi esseri vengono immaginati in forma umanoide, perché l’uomo non riesce a raffigurarsi qualcosa che non conosce. E infatti gli alieni di Martina Franca hanno sembianze umane, sono i signori Corvo, appena trasferitisi nella cittadina pugliese. Umani, fino a un certo punto. E questo lo scoprirà il giovanissimo Gabriele. Fantasia e realtà si intrecciano, si sovrappongono, assorbono il lettore, lasciandolo sempre con un filo di ansia, con la classica domanda “e adesso che succederà?”
“Non ho mai creduto molto alla realtà, spesso essa sta alla fantasia come i paletti di legno ai vampiri”. È con questa premessa che Vito Ditaranto ci introduce in Flashback, che già nel titolo contiene il senso di tutto il romanzo. Flashback è infatti il modo in cui gli esseri adimensionali, privi di una loro dimensione specifica, compaiono sulla scena di Martina Franca, tramite lampi di luce. E per rendere meglio l’idea l’autore richiama alla memoria la poesia Il lampo, di Giovanni Pascoli. Il lampo di Ditaranto annuncia l’arrivo degli extraterrestri, ma per fortuna il giovane Gabriele, dotato di un quoziente intellettivo notevole e di qualità psichiche non indifferenti, riuscirà a rimettere le cose a posto. Alieni umanoidi, questi che incontriamo tra le pagine di Flashback, che vogliono appropriarsi dell’energia dei Terrestri. Alieni capaci di muovere a piacimento l’anima di chi gli sta di fronte, giocarci a scacchi, quasi in un gioco perverso di potere. Cose dell’altro mondo? Cose che possono fare solo esseri diversi, composti di altro materiale genetico e dotati di capacità per noi impensabili? No, i vampiri energetici li abbiamo incontrati tutti, almeno una volta nella vita. Sono quelle persone che ci stanno vicino per sfinirci, stancarci, deprivarci della nostra energia personale. Aldilà della fantascienza, sempre affascinante perché stimola la mente, Flashback è un romanzo che fa riflettere sull’essere umano, sul diverso, sulle infinite possibilità, non sempre idilliache, che ci possono attendere, se abbiamo il coraggio di guardare oltre al già noto e rassicurante universo personale. Molti sono i riferimenti alla magia e alle tradizioni mitologiche ed esoteriche dell’umanità. La stessa scelta dei nomi dei personaggi non è casuale. La cornacchia, che presta il nome alla famiglia Corvo, è per esempio presso i nativi americani, custode di grandi misteri, capace di trasgredire le leggi di questo mondo. E con Flashback la trasgressione è assicurata. Fortemente consigliato e da leggere con occhi aperti sull’invisibile.


FLORA LA PAZZA
di Roberta Andres

riflessioni  di Maria Sabina Coluccia

Link di acquisto:Amazon
Formato Kindle € 2,99
Copertina flessibile € 12,48

Non lasciatevi ingannare dal nome, Flora, evocativo di serenità, equilibrio e armonia, perché lei non è serena, non è equilibrata, né tantomeno armonica. Lei, Flora, è pazza. La sua vita gira vorticosamente nella spirale aspra e secca della follia, del disagio interiore profondo. Ed è talmente pazza, la povera Flora, che merita di essere conosciuta a fondo. Ecco l’ultima creatura di carta di Roberta Andres, scrittrice pescarese, classe 1965, docente di italiano e di scrittura creativa presso la Facoltà di Psicologia clinica dell’Università “D’Annunzio” a Chieti, fino allo scorso anno, autrice di “Le foto di Tiffany” edito dalla EEE e di “Perfetto blu”, collana Youfeel di Rizzoli.
“Flora la pazza” è uscito a luglio di questo anno per Amarganta, e si può acquistare anche su Amazon. A noi sembra che Flora dia la mano a Zeno e che in questo questo romanzo si possa rintracciare un certo tipo di letteratura psicologica, che fa capo al grande Italo Svevo. Vari sono gli elementi che ci inducono a questa riflessione: innanzi tutto il tema della pazzia, del disagio interiore, poi lo scavo, l’indagine che il lettore conduce dei comportamenti e delle cause che li hanno originati, grazie all’occhio analitico dell’autrice. Non mancano specialisti della psiche, non mancano manie, comportamenti autolesionistici, sdoppiamenti di personalità. Gli epiloghi, però, quelli sono differenti. Là dove Zeno conclude che la malattia è insuperabile, Flora si apre a un cammino di rinascita, un cammino faticoso e fortunoso, dove l’amore di un giovane ha un ruolo decisivo, forse più degli psicofarmaci prescritti dal medico che l’ha in cura. Come Zeno anche lei ha delle manie. Lui fuma, Flora si taglia. Di nascosto, velocemente. Non riesce a farne a meno. Si riconosce solo in un corpo inciso dai tagli, in un corpo ferito, come a brandelli è la sua anima. Entrambi manifestano, con atteggiamenti autodistruttivi, l’oscurità che regna nel loro inconscio, in quello che una psicologia di stampo freudiano ama chiamare il “magazzino”, la “cantina”. 
Non lasciatevi fuorviare dalle prime scene d’amore, perché questo non è un romanzo d’amore, o solo d’amore, anche se questo sentimento ha una parte importante, determinante nel processo di guarigione di Flora. Questo è romanzo psicologico. Un viaggio nella profondità dell’animo umano disturbato, dove alcuni meccanismi si sono inceppati, dove un abbandono, quello del padre di Flora verso la figlia e il resto della famiglia, ha tagliato di netto la strada sulla quale la ragazza si stava strutturando, formando, trasformando da bambina a giovane donna. L’ abbandono è di quelle ferite che solitamente non guariscono mai. Così Flora ha due vite: una prima, e una dopo la fuga di suo padre. Cresce e si concede all’amore di un uomo, Nino, che non l’ama fino in fondo. Lei si accontenta delle briciole di quell’amore, convinta sotto sotto, non meritare più amore da un uomo. Flora vive di rabbia e con la rabbia, quella sua e di sua madre Lena, a sua volta abbandonata e ancora furiosa per questo. Eppure un modo per salvarsi deve esserci. La via che sceglie Flora è quella dello scollamento dalla realtà. Ecco così l’insorgere della follia, che cresce piano piano, fino a culminare con il chiasso delle Voci, che le si agitano nella testa e la inducono a un atto criminale. Sembra la fine di una tragedia annunciata, invece è l’inizio della rinascita. L’ennesimo abbandono, quello del fidanzato Nino, portano Flora al trattamento sanitario obbligatorio, e in clinica inizia a risalire la china, ma come e grazie a chi si salverà lo scoprirete solo leggendo. 
È un romanzo forte, che impegna nella lettura e stimola interrogativi profondi. Da leggere con la dovuta calma e fiducia. Gli spostamenti temporali, dall’oggi alla seconda guerra mondiale, non disturbano, anche se costringono a qualche salto in lungo, e anzi, servono a comprendere bene come le Voci della follia si siano formate all’interno di Flora. Le Voci in fondo appartengono a qualcuno. Quando la protagonista capirà chi parla nella sua testa, i nodi cominceranno a sciogliersi. Sullo sfondo, una Napoli decadente che toccherà le corde degli animi più malinconici. Ricca la bibliografia e la sitografia finale, e i precisi e puntuali riferimenti ai fatti storici narrati nel testo.

Roberta Andres



Nata nel 1965, vive a Pescara; insegna Italiano nella Scuola secondaria e Scrittura creativa presso la Facoltà di Psicologia Clinica dell’Università “D’Annunzio” a Chieti (2009-2016). A partire dal 2007 tiene gruppi di scrittura creativa per l’Associazione Artis di Pescara; ha partecipato come relatrice a svariati Convegni sui temi della violenza di genere (congresso Sil, Bari 2007) e della scrittura autobiografica e terapeutica (Artelieu, Pescara 2009; Ewwa, Fermo 2016)Parallelamente ha collaborato con riviste di letteratura e didattica (Culturiana, Italialibri.net), curato la rubrica “Letteratura e psicologia” su Pagineblu e pubblicato articoli sul sito di Ewwa (European Women Writers Association) di cui è socia dal 2014. Ha iniziato a pubblicare raccolte di racconti per Bonacci (“Due estati a Siena” e “Margherita e gli altri”, Roma 1999). Ha vinto alcuni concorsi di narrativa, partecipato con suoi racconti ad alcune antologie e in particolare ad “Eva non è sola”, progetto per la raccolta di fondi contro la violenza di genere, presentato in varie manifestazioni e in alcune scuole. Readings dei suoi testi sono stati realizzati presso l’Associazione Lo Sbaraglio di Vimercate e la Scuola di teatro Artis di Pescara. 
A settembre 2015 è uscito il suo primo romanzo in ebook, “Le foto di Tiffany” edito da EEE. A marzo del 2017 “Perfetto blu” per Rizzoli, collana Youfeel. A luglio 2017 “Flora la pazza” per Amarganta edizioni. 


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Parigi è sempre una buona idea
Nicolas Barreau




Forse sono una delle poche persone che ancora non hanno letto nulla di Nicolas Barreau. O meglio: non avevo letto nulla di Nicolas Barreau fino a un paio di settimane fa, quando, in attesa di un treno che mi avrebbe condotto a casa, sono entrata all’interno della Feltrinelli di Milano, Stazione Centrale, e ho notato l’offerta in bella mostra: due libri a  € 9,90. Da  lettrice, che non resiste davanti a un’occasione del genere, ho subito preso in mano il romanzo di Nicolas Barreau e, leggendo la quarta di copertina, ho deciso di acquistarlo.

Parigi è sempre una buona idea, si sa. Innamorati o no, vale sempre la pena di fare una passeggiata per le vie della Ville Lumière. Lì, in rue du Dragon, una deliziosa stradina nel cuore di Saint-Germain, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno, un campanello d’argento démodé sulla porta e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e bellissime cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent.
Talentuosa illustratrice, Rosalie è famosa per i biglietti d’auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un’accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, una fetta di tarte au citron nelle giornate storte, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura della papeterie. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che ogni anno, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e, con il cuore in gola, lancia in aria un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra come un ciclone nella papeterie. Si tratta del famoso scrittore per bambini Max Marchais, che le chiede di illustrare il suo nuovo libro. Rosalie accetta felice e ben presto i due diventano amici, La tigre azzurra ottiene premi e riconoscimenti e si aggiudica il posto d’onore in vetrina. Quando, poco tempo dopo, un affascinante professore americano, attratto dal libro, entra in negozio, Rosalie pensa che il destino stia per farle un altro regalo. Ma prima ancora che si possa innamorare, ha un’amara sorpresa. Perché l’uomo è fermamente convinto che la storia della Tigre azzurra sia sua…
Una piccola cartoleria parigina e la sua eccentrica proprietaria. Un professore americano e un misterioso manoscritto. Una storia d’amore delicata e appassionante.

Confesso anche che la copertina del libro è stata la prima cosa che mi ha indotto a prendere in mano proprio questo volume. 
Parigi con la Tour Eiffel sul fondo, e una ragazza con un bel cappotto rosso che si afferra a un cancello e si dondola, chiudendo gli occhi. I colori sono allegri, accattivanti e sanno di estate, nonostante la ragazza indossi indumenti invernali. Mi ha dato l’impressione di essere un libro leggero, perfetto da leggere in treno. La trama, poi, mi ha convinto che sì, quello era il libro perfetto per quel lungo viaggio. 
La Parigi descritta da Barreau è quella delle piccole rue, dei giardini, degli hotel poco conosciuti, e dei deliziosi negozi nascosti nei luoghi conosciuti solo dai parigini. Lo stile è leggero e lo scrittore abbonda nelle descrizioni soprattutto nella prima parte, e che, a dire il vero, rendono un po’ lenta la storia. Tre i personaggi principali e tre le storie che vengono raccontate in maniera disgiunta, prima che le stesse entrino l’una dentro l’altra, e diano nuovo brio e velocità all’impianto narrativo. Dal momento in cui Rosalie Laurent, Max Marchais e Robert Sherman, intrecciano le loro vite e le loro avventure e disavventure, il romanzo diventa davvero leggero e piacevolissimo da leggere. “Parigi è sempre una buona idea” non ha la pretesa di essere un ottimo romanzo, ma sicuramente riesce a far sorridere il lettore e farlo entrare in una Parigi magica dove, come in ogni bella storia che fa sognare, c’è anche una delicata storia d’amore piena di romanticismo.

Nicolas Barreau è nato a Parigi nel 1980 da madre tedesca e padre francese, motivo per cui è perfettamente bilingue. Ha studiato Lingue e letterature romanze alla Sorbonne, poi ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive gauche. Ha scritto sei romanzi, tutti pubblicati da un piccolo editore tedesco che non ha potuto permettersi di lanciarli con una massiccia campagna promozionale, ma che ciononostante hanno ottenuto un grandissimo successo, cresciuto sempre più soprattutto grazie al passaparola dei lettori.





Sarai il mio giocattolo
Mariella Mogni

Avevano preso strade diverse, ma ci sono amori che non finiscono. Elisa, moglie tradita e libraia sull'orlo del fallimento, rincontra per caso Lorenzo, l'amore della sua adolescenza. Tra antichi rancori e un'attrazione mai sopita, Elisa e Lorenzo riprendono a frequentarsi. Lui le propone una torrida relazione erotica da cui sono esclusi i sentimenti. L'unica relazione che Elisa, intenzionata a salvare il proprio matrimonio per non danneggiare i figli, possa permettersi. Nonostante il proposito di dargli tutto di sé tranne il cuore, Elisa presto scopre di amare ancora Lorenzo. Ma vale la pena di mettere sottosopra la propria esistenza per un uomo che la considera solo un giocattolo? Un romanzo che ha al centro una donna divisa, tra la vita perfetta che aveva costruito per sé, i propri doveri di madre e la propria piena realizzazione.

Conosco la scrittura di Mariella e seguo questa fantastica autrice da sempre. Ho letto tutti i suoi titoli e, me ne scuso con le altre fantastiche autrici di Youfeel, i suoi romanzi sono  sempre i primi che acquisto, ogni fine mese. 
“Sarai il mio giocattolo”, che trovate su Amazon e su tutti gli store online, si è fatto attendere un po’, questa volta, ma la soddisfazione di averlo letto ha ripagato abbondantemente chi, come me, lo ha fatto tutto d’un fiato. Mariella Mogni è una scrittrice estremamente raffinata, e le sue storie non potranno mai essere considerate banali. Quello che più mi piace, in lei, è la capacità che ha di distinguersi nella massa, inventando personaggi che difficilmente potranno essere fatti rientrare nei classici standard di quelli visti e stravisti nei romanzi “rosa”. 
Fuori da tutti gli standard e da tutti i cliché, i protagonisti diventano “persone” (lode a Mariella che come poche altre  autrici non teme di raccontare storie di persone “adulte”).
In “Sarai il mio giocattolo” la protagonista è una donna matura, sposata e con figli. Una donna che vive un matrimonio un po’ spento e che ha perso di vista “la donna” che è in lei. Elisa, questo è il suo nome, è un po’ l’emblema di tutte le donne della sua età, sposate da molti anni, e con un marito che cerca di trovare un nuovo guizzo di virilità fra le braccia di una donna più giovane. Elisa si guarda allo specchio e scopre che sta invecchiando, che sul suo viso ci sono molte rughe e che il suo corpo, diventato ancora più morbido, forse non è più desiderabile come una volta. Paure che ci avvicinano a lei; consapevolezze che sono in fondo alle nostre anime; empatia immediata verso quella donna, che ci induce a seguire e a non giudicare le sue mosse successive. In un momento in cui Elisa non si sente più “donna”, arriva Lorenzo, il suo amore  giovanile mai dimenticato. 
Cosa sarebbe accaduto se Lorenzo fosse arrivato prima della scoperta fatta da Elisa? Forse nulla di quello che, poi andremo a leggere. Elisa è una donna piena di valori e con una vita che scorre dentro binari ben precisi. Eppure il viaggio cambia improvvisamente direzione e la travolge, così come travolge noi, che la stiamo conoscendo attraverso le parole dell’autrice. Salvare un matrimonio che presenta delle crepe sempre più profonde, o tornare a vivere e a scoprire la gioia di una sessualità senza inibizioni? Tornare sui propri passi, o lasciarsi andare fra le braccia di Lorenzo, che non l’ha mai dimenticata? 
Un romanzo “erotico” non è solo una mera descrizione di atti fisici, come qualcuno crede. L’erotismo ha senso compiuto quando è contornato dai sentimenti forti, coinvolgenti, contraddittori e “pesanti” come quelli che legano Elisa e Lorenzo: amore, dolore, voglia di vendetta, rimpianto, delusione, tormento, paura, sensi di colpa… e si potrebbe andare avanti all’infinito.
Un sottile erotismo che non risulta mai pesante o mera esibizione di una indiscutibile capacità stilistica. Mariella riesce a conquistare il lettore fin dalle prime battute con una scrittura fluida ed emotiva, oltre che raffinata e matura. Mia cara, cosa rimane da dire, se non Chapeau?




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Alessia Gazzola 
Non è la fine del mondo


Alessia Gazzola abbandona momentaneamente  Alice Allevi, protagonista del romanzo "L’allieva", (tanto per informare  chi non lo sapesse), e ci fa conoscere Emma De Tessent, eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento – ma solo per il momento – insieme alla madre. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia quando si sente giù. Un uomo che probabilmente esiste solo nei romanzi Regency di cui va matta. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo dell’odierna zitella, solo l’allergia ai gatti.

Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo una serie di colloqui di lavoro fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove viene presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia finalmente allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista.
Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov’è? E perché il famoso scrittore che Emma aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica del suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell’affascinante produttore che continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?
 “Tenace stagista. Incrollabile sognatrice. Calamita per produttori scorbutici e scrittori zen. Mi chiamo Emma De Tessent, e questa è la mia storia.”

Un romanzo che si legge in un paio di giorni e che fa sorridere spesso. Emma è una ragazza come tante: alla continua ricerca della felicità e con un cuore grande e fragile, che le impedisce di amarsi del tutto e di comprendere quanto sia facile volerle bene. È allegra, determinata, caparbia, sincera e sempre disponibile. Ha una sorella e due Nipoti che adora. Vive con sua madre ma sogna di comprare un villino con un bellissimo glicine nel giardino; legge romanzi Regency e sogna di innamorarsi di un uomo che somigli a uno dei protagonisti dei suoi amati Harmony.
Alessia Gazzola riesce a creare personaggi femminili indimenticabili e deliziosi. Emma  si fa volere bene fin dalle prime righe e, ne sono sicura, sarebbe perfetta per una trasposizione cinematografica. Un libro gioioso, ironico, allegro e divertente che fa stare bene il lettore e  lo fa  sognare. La storia convince dall’inizio alla fine, così come convincono i rapporti fra i protagonisti e i dialoghi; anche quelli d’amore, che d'amore non sono. Sì, perché “Non è la fine del mondo” è una storia d’amore, anche se il sentimento si nasconde fra le righe, fra parole non dette e dietro sguardi indifferenti. 
Alessia Gazzola è brava e lo ha dimostrato ancora una volta. Dieci e lode!

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Per una volta ancora
Silvia Maira


Titolo: Per una volta ancora
Autore: Silvia Maira
Editore:  Amazon Media EU S.à r.l.
Data di pubblicazione: 30 giugno 2017
Genere: Relazioni di coppia
Pagine: 349
Formato: Ebook €0,99

Sinossi

Aida vive una vita tranquilla. Tre figli, una nuova casa e Johnny, suo marito, l’uomo che ha sposato per amore. Le giornate trascorrono veloci alle prese con la quotidianità. Tra i bambini, la scuola, gli impegni di lavoro e le bollette da pagare, Johnny e Aida hanno poco tempo a loro disposizione.
Finché un giorno accade qualcosa di imprevedibile che metterà in discussione la loro vita, facendo affiorare problemi che covavano sotto la cenere.
Aida si ritroverà a dover fare una scelta importante come madre e come donna, a lottare contro se stessa e i suoi sentimenti.
Johnny riuscirà a capire e ad accettare le sue scelte?
A complicare la situazione, il passato farà ritorno e Aida si ritroverà faccia a faccia con Ruggero, l’uomo che ha amato e che ha relegato nell’angolo più remoto del suo cuore.
A due anni dall’uscita di Un cuore a metà, i protagonisti si ritroveranno a confrontarsi in una nuova e avvincente storia ricca di colpi di scena con un finale emozionante e imprevedibile.

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A due anni di distanza da “Un cuore a metà”, Silvia Maira torna a far parlare i protagonisti dell'indimenticabile romanzo che, oggi, è diventato il prequel di “Per una volta ancora”. Per i protagonisti di “Un cuore a metà” di anni ne sono passati otto e, nella loro vita, molto è cambiato. Aida ora è madre di tre figli e la più piccola ha bisogno di cure e attenzioni molto particolari; Johnny, suo marito, non è più il ragazzo allegro e scanzonato di un tempo, e la band in cui suonava (I Four season), non va più al Cubo, il venerdì. I due giovani sono diventati genitori e i problemi economici e familiari li hanno fatti allontanare, come accade spesso anche nella realtà. E, come nella realtà, un giorno tutto cambia di nuovo. L’amore, si sa, è un cerchio, come dice una mia cara amica scrittrice e, prima o poi, si chiude. 
Il nuovo romanzo di Silvia Maira si apre con la bellissima prefazione di Cristina Katia Panepinto, giallista di talento, che vi invito a leggere, perché è davvero bella:


Quando si parla della relazione tra un uomo maturo e una donna di trent'anni più giovane, le prime associazioni che scattano in mente sono “crisi di mezza età” e “interesse economico”. Poche persone sono disposte a credere che si possa trattare di un amore sincero e ancora meno a scommettere sulla durata di un tale rapporto, visto che cinema, letteratura e vita reale ci hanno spesso abituati a vedere l'anziano amante costretto a cedere il passo a un rivale più prestante.
L'Autrice Silvia Maira queste regole le conosce bene, ma nella sua storia decide di sparigliare le carte e non dare nulla per scontato.
Nel primo romanzo “Un cuore a metà”, Aida è una ragazza semplice, sincera e innamorata della vita, che per caso incontra Ruggero, un imprenditore sulla soglia dei sessant'anni sicuro di sé, intenso, appassionato. I due si piacciono e fin dal primo momento non sono altro che un uomo e una donna travolti dal più classico dei colpi di fulmine, a cui la ragione non ha nulla da insegnare.
Aida e Ruggero non ignorano la differenza d'età, bensì la vivono come un arricchimento. Si scelgono e si amano senza pregiudizi, spinti da un'attrazione totalizzante, che li porta a prendere decisioni importanti, dettate dalla forza dei sentimenti.
Purtroppo il mondo esterno non tarda a mettere ostacoli sulla loro strada, ma i protagonisti non rinnegano mai la profondità del loro rapporto, nemmeno quando cominciano ad ascoltare più la testa che il cuore, scegliendo un'esistenza apparentemente più adeguata. Il loro legame finisce allora per trasformarsi in un sussurro discreto, che si protrarrà nel tempo, ben nascosto tra le pieghe delle loro anime.
Forse è per questo che, quando molti anni dopo tornano a incontrarsi tra gli scaffali di un negozio di giocattoli, esplode l'irrinunciabile desiderio di condividere almeno in forma amichevole un po' delle rispettive vite.
L'Aida e il Ruggero che i lettori ritrovano nei primi capitoli di “Per una volta ancora”, sono immersi in una quotidianità piena di aspettative in buona parte disattese. Aida è più matura, più consapevole, ma sotto tanti aspetti è ancora la ragazza insicura e impulsiva di un tempo, a cui manca un punto di riferimento. 
“La vita le ha donato delle soddisfazioni, ma le ha inferto duri colpi, che hanno spento in parte la sua gioia di vivere. Per Ruggero diventa una missione aiutarla a ritrovare il sorriso. Lui, che l'ha lasciata a un altro nella speranza di renderla felice, non accetta di aver rinunciato invano ed è disposto a nascondere un sentimento mai sopito, pur di darle una mano a rimettere assieme i frantumi del suo mondo.
Aida saprà accettare quell'aiuto prezioso in nome del proprio amore di madre e per questa via, tra dubbi, incertezze e molti colpi di scena, scoprirà a cosa può condurre un amore puro e vero.

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In questo romanzo incontriamo un’Aida diversa: matura, riflessiva e, soprattutto, madre. L’autrice è stata brava nel farle fare un percorso di crescita che si sente e che si percepisce in ogni suo gesto. Gli altri personaggi sono più o meno quelli che abbiamo lasciato due anni fa; Aida no. Oggi questa donna mi piace moltissimo e ho apprezzato le sue scelte, anche quando mi sono apparse contraddittorie. Per una donna non è semplice decidere. Ci sono troppe variabili, da considerare. Ci sono i figli, soprattutto, e per un figlio una madre farebbe qualsiasi cosa. La maternità ha addolcito Aida e la resa più forte, più determinata. Aida ora è capace di lottare, mentre in passato non lo era e aveva lasciato che gli altri decidessero cosa fosse la cosa migliore da fare, per lei. Gli uomini, in “Per una volta ancora”, pur essendo tratteggiati con cura, non sono diversi da quelli che erano e, ancora una volta, questo particolare fa intuire la bravura della scrittrice. Nemmeno nella vita l’evoluzione psicologica di uomini e donne prosegue con lo stesso ritmo. Un uomo infantile e incapace di assumersi le proprie responsabilità rimarrà così per sempre, proprio come un uomo come Ruggero, uomo di altri tempi, non cambierà mai.
Ruggero torna nella vita di Aida e fa sì che tutto, nella stessa, cambi. Molte volte, durante la lettura, mi sono chiesta quanto egoismo ci fosse, dietro il comportamento di Ruggero. La vita di Aida scorre in maniera noiosa, ma ha una famiglia, parenti, suoceri, amici che ruotano intorno a quella vita. Ruggero gliela sconvolge di nuovo e, a volte, mi sono ritrovata a pensare che, forse, ne avrebbe potuto fare a meno. Ma all’amore non si comanda, si sa, e l’amore che lega Aida e Ruggero va oltre ogni umano pensiero o dubbio.
Molto bello l’epilogo, che fa intuire che la storia non sia finita qui. Di nuovi personaggi ne abbiamo tanti e chissà cosa ha in mente Silvia?

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Le nuove confessioni di Eva
Rita Angelelli



Recensire un romanzo erotico non è semplice; non lo è nemmeno per chi lo scrive e dovrebbe avere dimestichezza con l’argomento. Recensire il romanzo erotico di Rita Angelelli è ancora più difficile perché gli argomenti, le situazioni, le scene e le conversazioni che si trovano nelle pagine del suo romanzo non offrono appigli facili o standard intorno ai quali scrivere delle considerazioni generali o scontate. 
Secco, immediato, forte e schietto, il linguaggio dell’autrice ci catapulta nel quotidiano di Eva, la protagonista. L’unico appiglio per spiegare la storia di Eva (ma forse no), lo troviamo nell’insolita dedica alla noia

La Noia 
Si nutre di cattivi pensieri,
spesso banali,
di cliché che ti sbattono addosso.
Qualche volta ti avvolgi di vuoto,
e poi sprofondi nel nulla assoluto,
combatti contro gli zeri
- è ciò che ti senti-
e zero è ciò che rimani.
Pensi di assassinare la noia
cantando canzoni con la voce stonata,
per riempire silenzi che risuonano a morte,
o scrivendo versi che aggiungono niente,
tanto chi vuoi che li legga.
È già tanto se torno a sfogliarli.
Spesso nemmeno una bistecca
ha un buon sapore,
nonostante la fame viva nei crampi.
Nulla appare allettante.
Niente ti soddisfa,
nemmeno una buona scopata.
A volte
ti senti una merda.
A volte
le parole sono vuote,
tuttavia piene di vita.

Eva si annoia e ha bisogno di vivere situazioni forti e non convenzionali, o ha proprio la necessità di vivere in questo modo? Il sesso, per lei, è indispensabile tanto quanto respirare, in fondo. 



Pur di uscire dalle ali protettive di una famiglia soffocante, Eva va a vivere con un facoltoso e intraprendente avvocato di Opera, socio di uno degli studi legali più importanti di Milano. Pur riempiendola di costosi regali, l’uomo si considera il suo padrone e la tratta come una vera e propria slave. Eva non disdegna il trattamento, sia perché pensa di essere innamorata di Luigi sia per la sua indole masochista. Presto però si accorge che il compagno la tratta come un oggetto,la tradisce ed è coinvolto in affari poco puliti. Sfruttando la sua bellezza e la sua curiosità nei confronti del sesso, Eva inizia a cercare di rendersi indipendente e presto entra in contatto con uomini facoltosi disposti a pagare per poterla avere anche solo per poche ore. Il giorno della sua laurea segna il futuro di Eva: Luigi scopre la sua attività, la picchia e la tortura. La ragazza fugge da quella schiavitù portando con sé documenti, denaro e gioielli del compagno, trova un lavoro di copertura a Milano e diventa una Prodomme. Luigi però è sulle sue tracce, pronto a fare terra bruciata intorno a lei. Sarà costretta a fuggire di nuovo, perché la sua vita e quella delle persone che le ruotano attorno è in serio pericolo.

L’eros si può raccontare in diversi modi e Rita Angelelli ha deciso di farlo senza filtri e senza inganni; Eva ama fare sesso, ama gli eccessi e ama sperimentare il piacere in ogni modo. Eva scopre che il sesso si può usare per raggiungere gli scopi che si è prefissa e lo fa senza alcun senso di colpa. 
Per lei è contemporaneamente un piacere e un’arma che usa a suo piacimento.
Non ho ancora ben capito se la figura di Eva mi sia piaciuta o no. In lei ci sono una serie di contraddizioni  e di eccessi che, a volte, mi sarebbe piaciuto prenderla a sberle, se ce l’avessi avuta vicino. Tuttavia non ho potuto fare a meno di percepire, nel suo modo di fare e di pensare, le paure e i vizi che si nascondono nell’animo di ogni donna, anche se nessuna di noi lo ammetterebbe mai, spaventata dal lato oscuro e torbido del suo “essere”.
Eva è una ragazza moderna e non si fa scrupoli, quando vuole qualcosa. Il sesso, per lei è la sua carta vincente. Sa di essere bella, provocante, sensuale, e usa il suo corpo per ottenere successo e denaro. In quelle pagine incontreremo la Eva che ci dà fastidio, che scuote la nostra coscienza e il nostro “ben pensare”. In quelle pagine incontreremo la Eva che giudicheremo e condanneremo senza appello. Un giudizio che non terrà conto dell’altro lato della personalità di Eva: quello che fa capolino in mezzo alle tante parole crude e dure; quello che si perde nel cinismo dei suoi pensieri e della storia; quello che non salta subito agli occhi.
Eva, in fondo, è una donna vissuta senza amore e che vive sapendo che ne ha una necessità quasi vitale. È una donna che, nell’eccesso, cerca di trovare la propria dimensione, il proprio ruolo. Eva è una donna triste, se ci pensate un minuto in più. Triste e sconfitta fin dall’inizio della storia, quando  decide di fuggire da una famiglia che la opprime, e si rifugia dentro un’altra prigione; dorata di sicuro, ma sempre prigione.
Il sesso, in questa storia, evoca ossessione, dominio fisico e psicologico, rabbia e dolore non poteva essere meglio interpretato. Perché esso stesso è un protagonista, se non il protagonista principale del romanzo. 
Non leggete “Le nuove confessioni di Eva” se volete passare due ore spensierate sotto l’ombrellone o in qualunque altro posto al mondo. Leggetelo se siete pronti anche a vedere, in voi o intorno a voi, quella parte di Eva che sentirete di disprezzare e non comprendere. 
Leggetelo perché di Eva, accanto a noi, ce ne sono tante e non lo sappiamo ancora. Leggetelo se siete pronte ad affrontare una ragazza come tante; in fondo è davvero una brava ragazza.

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Sotto le colline d'Irlanda
Maria Lidia Petrulli


€ 13,00


Se amate l’Irlanda e le sue leggende questo straordinario Fantasy storico non    può mancare nella vostra libreria; se non l’amate ancora sono sicura che, leggendolo, vi innamorerete di una Terra magica e fantastica e dei personaggi di “Sotto le colline d’Irlanda”.
Scritto da Maria Lidia Petrulli, medico psichiatra e psicoterapeuta, appassionata di storia e mitologia celtica. Scrive da diversi anni e pubblica dal 2002 con diverse case editrici.
Il Fantasy è ambientato in Irlanda, durante gli ultimi 12 anni di vita di Brian Boru. Gli eventi storici cui si fa riferimento nella narrazione sono effettivamente  accaduti e, questo, dimostra l’approfondita conoscenza dell'autrice della non semplice storia irlandese. Con un linguaggio scorrevole e consono al genere e alla storia, l’autrice mescola sapientemente realtà e fantasia e intreccia gli episodi storici con la leggende dei Tuatha De Danaan, il primo popolo che abitò l’Irlanda secondo i miti celtici e che ancora oggi, secondo la leggenda, vivrebbe sotto le colline dove, un tempo, sorgeva la città di Tara.
Molti i protagonisti che incontriamo nel romanzo, e vi assicuro che dopo un po’ farete fatica a discernere quale parte è ispirata alla realtà e quale è semplicemente nata dalla fantasia dell’autrice. Un Fantasy storico che vi catapulterà direttamente  nel regno dei Faeria. Il Mondo di Luce e Ombra 
vi aspetta per incantarvi.


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Aghna ha perso la parola quando i Vichinghi hanno messo a ferro e a fuoco il villaggio e ucciso i suoi genitori; lei e suo fratello Dahy vivono in una capanna nella foresta. Un giorno, mentre raccoglie della legna, Ana scompare. 
Attratta da un antico sortilegio, Aghna entra nel mondo dei Faeria senza avvedersene: Il Mondo di Luce e Ombra. Qui il suo ruolo nella storia evolve, poiché un giorno accoglierà in sé lo spirito di Iomhar, figlio del druido Oisin, unico umano che sia stato ammesso nel regno dei Faeria. Iomhar è stato il principale amico, braccio destro e consigliere di Brian Boru, ucciso durante una battaglia mentre, tramite una magia arcana, quella della Luna Capovolta, qualcuno cercava di manipolarlo affinché uccidesse Brian Boru: Iomhar si è opposto all’incantesimo preferendo la morte. Ma il ruolo di Aghna si spinge oltre. Istruita da Elis e avendo per compagna Orflaith, unico Effedir che ha mai visto la luce, il suo destino attraverserà i tempi e le ere.
La vita di Dahy si intreccia con quella di Glendar, scontroso e taciturno guerriero che porta nel cuore sentimenti di odio e di amore fraterno, e il cui futuro sarà segnato dall’incontro con l’Effedir: una storia d’amore sui campi rossi di sangue di Ierne. 
Intanto, Brian Boru cerca di battaglia in battaglia di unificare la sua terra, affinché l’Irlanda, Ierne, sia una sola nazione e un solo popolo; le sue vicende si intrecciano con gli intrighi e i malefizi che turbano il Mondo di Luce e Ombra: elfi della luce ed elfi dell’ombra, coloro che accettano gli umani e coloro che vorrebbero riappropriarsi del Mondo di Superficie. 
Il Drago d’Oro e Draco Enciclios ci conducono in un tempo in cui non c’erano fratture fra magia e realtà. 
Sotto Le Colline d’Irlanda è un romanzo essenzialmente corale, dove le vicende di umani ed elfi sono intessute fra loro in un amalgama di fantasia e realtà in cui il lettore può ben integrarsi e trovare il suo ruolo.


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Salve amici della notte, sono Porzia Romano
Rita Angelelli

Autostrada A14- Notte- Una macchina sfreccia veloce verso Modena- Una donna alla guida- I suoi pensieri pesanti- Bui come la notte che li avvolgono- cupi come le angosce dell'anima ferita

La notte è sempre troppo lunga per me, nonostante ami il buio e il silenzio, nonostante ci sia il cane a farmi compagnia. Spesso sto bene con me stessa. È quando si affollano i pensieri, che tutto fa rumore, persino il mio stesso respiro; il battito del cuore diventa un tonfo, un rumore cupo che detesto. E nel silenzio della notte... tutto è tutto e niente è niente. Ogni cosa si amplifica, il troppo diventa eccessivo e il niente diventa il vuoto.
In un racconto che dura una notte, negli stralci di un diario e un’intervista radiofonica non programmata, la protagonista si racconta, denunciando una mala sanità e le sofferenze fisiche e psicologiche che ha dovuto subire negli anni.

In un racconto che dura una notte, negli stralci di un diario e un’intervista radiofonica non programmata, la protagonista si racconta, denunciando una mala sanità e le sofferenze fisiche e psicologiche che ha dovuto subire negli anni.


Prefazione 

Sono in viaggio. Uno dei miei soliti, purtroppo. Un viaggio che aggiunge nuova sofferenza a quello che già mi porto dentro. Ho passato anni bui alla rincorsa di una vita migliore e mi sono trovata ad affrontare da sola un sacco di imprevisti. Eppure qualcosa ho imparato. Ho imparato a fuggire dalle aspettative, non servono a un cazzo. Ho imparato che, se vuoi il bene, devi per prima cosa volerti bene.


Un viaggio verso l'ospedale di Modena per un controllo; un viaggio fra i pensieri di Anonima, la donna alla guida dell'auto. Un viaggio fra le sue paure e i suoi tormenti che trovano voce di notte, grazie a una casualità.
Anonima è stanca e ha voglia di musica per non addormentarsi alla guida. Accende l'autoradio e sintonizza la frequenza su una stazione che non conosce.  È radio Femme e stanno  trasmettendo gli Spandau Ballet. Le piacciono. 
In onda c'è Porzia Romano e quello strano nome la incuriosisce.
La dj continua a parlare : «Questa sera il nostro argomento è la femminilità. Cosa fate, donne, per essere il più femminili possibile? Chiamatemi e fateci sapere».
 Un altro pezzo. Mario Biondi con Girl, un brano di quelli che ti fanno venir voglia di cantare e ballare. Lo conosco alla perfezione, l’ho usato come sottofondo del booktrailer di un mio racconto. Canto. E intanto macino chilometri.

Anonima si ferma, ha bisogno di caffeina. Quando risale in auto decide di chiamare Porzia Romano e le racconta di sé, delle sue paure che le pesano dentro come macigni e la schiacciano, soffocandola. Le racconta del dolore che è diventato compagno della sua vita, e della tragedia che l'ha investita per colpa di un chirurgo che ha deturpato il suo corpo. Lei si era fidata di lui e lui l'aveva rovinata per sempre.
Un nuovo episodio di malasanità; un nuovo episodio di indifferenza e di insensibilità. Un chirurgo che non si rende nemmeno conto che la deturpazione più grave è stata e resterà quella dell'anima di una donna, della sua femminilità, del suo sentirsi sessualmente desiderabile. Questo è un dolore che nessuna medicina e nessun intervento potrà lenire, ma in molti non riescono a comprenderlo. Un chirurgo non può. La dottoressa di Modena sì. Lei comprende, lei sa.
Anonima si sfoga con Porzia, che dimostra un'attenzione speciale e rara e, con lei, parlare diventa facile. Nello spazio di una notte Anonima riesce a dare voce alle parole che ha sempre nascosto dentro di sé e che l'avvelenavano. Si mette a nudo grazie al buio e al non nome con il quale si è presentata. Riesce, in questo modo, ad estraniarsi da se stessa e a parlare di sé e del suo doloroso e lunghissimo calvario. 
Vomita il dolore, la frustrazione, la rabbia, la speranza, la delusione. Vomita tutto quello che ha dentro e quelle parole pesanti e dolorose faranno parte integrante di un altro viaggio intrapreso quella notte: quello che le farà ritrovare la sua identità.

"Chiudo la porta di quella stanza che si trova nella mia memoria e la faccio divenire cenere, grigia come la falena, senza bellezza, senza colore e senza calore."



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Un fiore d'ombra
Debora De Lorenzi



Ebook € 2,99
Cartaceo € 13,00

Link di acquisto: 

Tredici possibilità per sfuggire al destino di distruzione che è toccato in sorte alla bellissima e misteriosa Amina: ripudiare il male, e così le sue origini arcane e sconosciute, o seguire il richiamo di un amore irraggiungibile con Azrael, che di vita in vita rincorre, ma non può vivere? Dubbi atroci e flashback improvvisi scuotono il presente: tra apparizioni divine e diaboliche, scontri sanguinari e morti violente, Amina va scoprendo se stessa e i suoi tanti passati. Solo così potrà scegliere il suo destino. Con "Un fiore d'ombra", Debora De Lorenzi ripropone l'atavica lotta tra Bene e Male, portandola ai giorni nostri, nelle strade di una Parigi fascinosa e indecifrabile, spostando via via l'azione tra i più originali anfratti dell’occulto.

“Non amo particolarmente il Fantasy e non lo leggo.” Questo lo asserivo prima di conoscere Debora De  Lorenzi, leggere il suo “Un fiore d’ombra” e ricredermi sul genere; perlomeno sui Fantasy scritti da Debora. 

La storia si apre in una Parigi gotica e segreta con Amélie Bonnet, ragazza tanto giovane quanto ingenua, che si innamora perdutamente di Sat, il maligno che riempirà di inquietudine e di curiosità l’anima dei lettori.
Già dalla descrizione dei due personaggi di apertura si intuisce la capacità dell’autrice di muoversi su due binari: quello della trama e quello dello scavo psicologico dei molti protagonisti (umani e sovrannaturali) che, tuttavia, vengono resi reali e convincenti dalla penna della De Lorenzi. 

La vera protagonista del romanzo è Amina, la figlia di Amèlie e di Sat. La ragazza si trova a vivere dei dèjà vu che la sconcertano e la scuotono ma che, piano piano, ci permettono di ripercorrere tredici vite, compreso la sua. Un passato che riaffiora attraverso le Sacre Scritture, che l’autrice dimostra di conoscere bene e che inserisce più volte nel testo attraverso citazioni. 
La cosa che colpisce di più è che, nonostante il tema trattato e la delicatezza dell’argomento, l’autrice non manca mai di rispetto alla tradizione cristiana, riuscendo a non prendere posizioni personali, ma usando sempre le informazioni e le citazioni in maniera oggettiva e inattaccabile.
Quello che si percepisce, inoltre, mentre si legge il romanzo, è il lavoro di studio e ricerca che c’è dietro ogni parola e ogni situazione descritta e, questo, fa dell’autrice una vera professionista della scrittura.


La tredicesima vita è quella che gli spiriti le concedono per l’ultima volta; Amina dovrà scegliere se abbracciare il bene o se cedere al male. L’atavica lotta fra il bene e il male è il soggetto predominante nel romanzo di Debora De Lorenzi. Il Male si nasconde ovunque e voi lo percepirete in ogni riga, in ogni parola, in ogni gesto dei personaggi. Solo Amina potrà decidere se porre fine alla lotta e decidere se tornare nella casa del padre malefico o se lasciarsi andare fra le ali dell’Angelo che ama e che le ha rubato il cuore.

“Ma io continuai ad avanzare e resistere. Pochi momenti che sembrarono durare anni ed arrivai alla casa. E ora? Dissi a me stessa. Lui rispose : “ENTRA, FIGLIA MIA”. Oltrepassai la soglia, con l’anima in fiamme e la testa oltraggiata da una miriade di voci. Impossibile isolarle, distinguerle, finché un bagliore accecante mi investì, marchiando a fuoco nella mia mente l’origine di tutto: Allora si chiamava ancora Lucifer, portatore di luce. Ora non più, ora era Sàtan, l’avversario.”

Tredici storie che attraversano i secoli e che rendono la narrazione ancora più difficile. Tredici storie che dimostrano ancora una volta la bravura dell’autrice che ha descritto personaggi, ambienti e storie che vanno dal 300 d.c all’inaugurazione della Torre Eiffel (1889).
Un lavoro di ricerca certosina, puntigliosa, affascinante e ammirevole sotto ogni punto di vista. Debora De Lorenzi dimostra un’abilità che appartiene a pochi altri narratori: riesce a scrivere storie dall’intreccio complesso senza perdere il filo narrativo che lega i personaggi fra di loro. Il tutto senza dimenticare i sentimenti e l’amore in tutte le sue manifestazioni, come quello di Amèlie per la sua bambina, l’amore malefico di Sat e, infine, l’amore che ha aspettato per tredici vite la scelta definitiva.
Un romanzo che potrebbe sembrare solo un Fantasy ma che è molto molto di più

Debora De Lorenzi

Nata a Pavia nel 1972, Debora De Lorenzi ha lavorato per lungo tempo nel campo del turismo e della congressistica, assecondando le proprie abilità organizzative e la propria predisposizione al contatto col pubblico. Amante del cinema, della musica, del teatro e delle arti in genere, ha da sempre coltivato anche la passione per la letteratura. Neopresidente dell’associazione culturale “Gli amici della biblioteca”, in questo periodo collabora con la Biblioteca di Pieve Albignola organizzando laboratori, e coadiuvando iniziative volte a promuovere la lettura, anche presso le scuole. È con “Maledetto libero arbitrio” che nel 2009 inizia la sua avventura editoriale, seguita poi dalla pubblicazione de “L’imbroglio dell’anima” nel 2011 con Butterfly Edizioni, grazie al concorso “Parole di carta” nel quale si aggiudica il primo posto. Il suo ultimo lavoro edito Butterfly Edizioni è intitolato “Un fiore d’ombra”, ed è disponibile in libreria da aprile 2013. Nel 2014 autopubblica tramite la piattaforma Create Space di Amazon “Il libro della vita” e da allora ha fatto del self-publishing la sua scelta editoriale, come testimonia anche il suo ultimo romanzo, “L’imbroglio dell’anima”, versione riedita e completamente rinnovata della prima stesura, uscito a marzo sia in cartaceo, che in e-book. La sua fantasia inesauribile, sta già lavorando alla prossima opera, in cui tratterà nuovamente il genere fantasy.


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Romanzo popolare - Lucia Guida
Autore: Lucia Guida
Pagine: 174
Prezzo  cartaceo: 12,50 euro, 
Prezzo ebook: 2,49 euro
Uscita:  18 febbraio 2016
Casa Editrice: Amarganta
Versione cartacea in vendita su:


Sinossi

Destini incrociati di donne che vivono in una Pescara variegata. Donne che rinunciano ai propri sentimenti per il bene della famiglia. Donne capaci di inedita determinazione per offrire una possibilità agli affetti più cari. Donne che immolano se stesse per superare l'indifferenza di un amore incondizionato. Esistenze mortificate eppure sublimate da un indomito spirito di sacrificio. Ricorsi che illuminano di una luce nuova fatali coincidenze. Tratti comuni che emergono a dispetto di conoscenze reali. Motivi che si fondono, saldati assieme dall'esistenza disperata di Matteo, bello e perverso, malato dentro perché la mela non cade mai lontana dall’albero suo. 
"Romanzo Popolare" è la storia di due famiglie: i De Carlo e i Terrenzi, che abitano nel rione di San Donato, periferia sud di Pescara. 
È il 1965, e  la storia di Teresa e Maria, le due protagoniste più interessanti del romanzo, si intreccia a quella dei figli dell’una e dell’altra: Matteo, Giacomo e Lidia. 
Teresa è arrivata a Pescara da poco, dopo aver lasciato il paese dove ha sempre vissuto e dopo una scelta difficile, che si porterà dietro tutta la vita. 
Maria è  moglie di Michele e madre di Matteo, un ragazzino reso schivo e difficile da Michele, il padre alcolizzato, marito-padrone e spesso litigioso anche a lavoro. Due donne diverse e con un matrimonio infelice in comune; due donne forti e capaci di sacrificare se stesse per il bene delle persone a loro care; due donne vissute nel passato ma assolutamente moderne e rintracciabili in ogni donna che ci passa accanto ogni giorno.
Mi piacerebbe ascoltare la voce dell’autrice, quando parla di Maria e Teresa. Sono convinta che i suoi meravigliosi occhi azzurri si riempiono di nostalgia e di vecchi ricordi… perché lei deve aver di certo conosciuto una Maria e una Teresa, nella sua vita.  
Romanzo popolare non è un romanzo gioioso, ma in qualche modo riempie il cuore di gioia perché Lucia Guida dà voce ai nostri pensieri, ai nostri rapporti, alle nostre amicizie, a noi. 
Noi donne, soprattutto. 
La donna che Lucia Guida ci fa conoscere non è una “donna di altri tempi” come lei è solita dire, quando la intervistano. La sua donna è quella che è e sarà sempre: una madre disposta a dimenticare se stessa e le sue passioni per far sì che i figli crescano in una famiglia che credono perfetta, pur intuendo che non lo è affatto. 
Ho avuto modo di leggere anche altro, di questa scrittrice, e ammetto che la sua scrittura discreta ed elegante è  in grado di far appassionare il lettore e di tenerlo incollato alle pagine dei suoi racconti, lunghi o brevi che siano.
Uno stile fluido, e una tecnica narrativa padroneggiata senza cedimenti, fanno di questo romanzo un “romanzo da ricordare” con i suoi toni soffusi, delicati ma amari, quasi rassegnati, a volte, così come appaiono rassegnate Teresa e Maria che imparerete ad amare, nonostante tutto.
Un finale doppio se volessimo esagerare. Il primo non ce lo aspettavamo proprio; il secondo lo abbiamo intuito fra le righe, ma anche qui l’autrice è stata brava a non farci proseguire la lettura con la convinzione di aver già capito. 
Sono convinta che potrebbe diventare anche un bellissimo film.




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Livia
di Francesca Petroni

Editore: Le Mezzelane
Pagine: 223
Genere: narrativa storica
Anno di Pubblicazione: 2017

Livia Drusilla Claudia nacque a Roma il 30 gennaio del 58 a.c. da Alfidia a da Marco Livio Druso Claudiano. Il diminutivo “Drusilla” fa dedurre che fosse la seconda figlia della coppia. A sedici anni, nel 42 a.c. sposò il cugino patrizio Tiberio Claudio Nerone, che combatteva nel partito dei congiurati. Quando l’esercito dei congiurati fu sconfitto nella battaglia di Filippi (42 a.c.), Claudiano si suicidò, mentre Tiberio continuò a combattere contro Ottaviano, passando dalla parte di Marco e Lucio Antonio. Nel 40 a.c. la famiglia di Livia fu costretta ad abbandonare la penisola italica, per evitare la proscrizione dichiarata da Ottaviano, e raggiunse prima la Sicilia e poi la Grecia.

Questo, più o meno, è quello che abbiamo imparato a scuola, quando abbiamo studiato la storia romana. Solo nozioni fredde e impersonali, che nulla ci dicono sulle persone che l’hanno fatta, sui loro sentimenti, sulle loro paure, dolori, tragedie. Quella che ci hanno fatto studiare non è la storia che avremmo voluto imparare. O meglio: che avremmo avuto il diritto di conoscere. Se avessimo letto “Livia” di Francesca Petroni ci saremmo innamorate di quel periodo storico che ci appartiene, ma che non conosciamo affatto. 

La Sinossi del romanzo ci fa fare un passo in avanti, rispetto alle nozioni che troviamo su testi didattici. Leggiamola insieme.

Livia e Gaio Ottavio, il futuro Augusto. Due fazioni, due famiglie rivali nella Roma più bella e sanguinosa della storia. Un viaggio attraverso gli occhi di quella che sarà la donna più potente dell’Impero, fra le tradizioni di una Repubblica che sta cedendo il passo di fronte all’avanzata dei carri scintillanti di Cesare e dei suoi legionari vittoriosi. 
Livia è solo una bambina quando Giulio Cesare oltrepassa il Rubicone, ma sente nella voce di suo padre quanto questo sia devastante per lo Stato a cui lui ha dedicato la sua vita. Lei è troppo giovane per capire le ripercussioni che questo avrà sulla politica ma, da quando ha incontrato il giovane Gaio Ottavio e si è persa nei suoi occhi di cristallo, si è fatta strada in lei la consapevolezza che la sua vita sia legata a doppio filo con le sorti di Roma, perché il giovane Ottavio le ha promesso che la sposerà, dovesse mettere Roma in ginocchio ai suoi piedi. 
Ma la strada è aspra e dolorosa e la speranza è a un passo dal perdersi in una fine che, in realtà, è un nuovo inizio. Una nuova alba per Roma e per quelli che ormai non sono più due adolescenti, ma un giovane uomo e una donna che la renderanno grande come non è mai stata e come, forse, non sarà mai più. 

“I tuoi lineamenti saranno cesellati di marmo e il tuo carattere personificherà le virtù più care a uno dei più grandi imperi della storia: quello di Roma.”

Non ci troviamo più davanti a personaggi storici inanimati e impersonali, ma a donne e uomini che hanno vissuto la storia prima di noi e che abbiamo la fortuna di poter conoscere e apprezzare come non ci è mai stato permesso prima. 
Scrivere un romanzo storico è un grande azzardo. Si rischia sempre di cadere in qualche trappola e si rischia anche che il lettore chiuda il libro non appena si accorge che c’è qualcosa che non  va. 
Guardate la foto di Livia; osservate la sua statua. Cosa vedete? Una bella donna, non ci sono dubbi, ma sareste in grado di descriverla e di farla muovere e agire a partire dal 49 a.c? Come si pettinavano i capelli in quel tempo, e come si chiamavano gli abiti che le donne e gli uomini indossavano? Quali gioielli appartenevano alle donne non sposate e in quale modo lo sposo le accoglieva nella nuova dimora? 
Francesca Petroni ci porta nell’antica Roma e ci fa entrare nelle case delle nobili famiglie romane, ma non lo fa con l’irruenza di un qualsiasi professore che snocciola nozioni su nozioni; lei ci fa “vedere” quello che avremmo visto se fossimo nati anche noi in quelle case. La scelta della narrazione in seconda persona, poi, è geniale. Trovo che sia perfetta per uno storico di così alto livello. Attraverso il punto di vista di Livia ripercorriamo gli anni più importanti di Roma e dell’Italia intera: la caduta della Repubblica, l’assassinio di Giulio Cesare, la grandezza di Augusto. 
Gli occhi di Livia ci raccontano una storia difficile (e spesso considerata noiosa), con una semplicità disarmante che ci coinvolge e travolge emotivamente, facendoci appassionare alle vicende di tutti i personaggi che incontriamo durante la lettura. Personaggi perfettamente delineati anche se poco influenti nella trama, come ad esempio Nur Ahktep, l’ancella egizia che Livia porta con sé a Roma. Poche righe dedicate alla donna dalla pelle ambrata; poche righe che ce la fanno vedere e sentire subito, senza aver bisogno di lunghissime e dettagliate spiegazioni. 
Tutte le vicende sono contornate e dominate dalla storia d’amore fra Livia e Gaio Ottavio; una delle più belle storie d’amore di tutti i tempi; ancora più bella di quella fra Romeo e Giulietta, oserei dire. Due persone forti, intelligenti, caparbie e capaci di aspettarsi per anni, superando ogni sorta di ostacolo e di impedimento.
Livia non è semplicemente un romanzo storico. Livia È il romanzo storico che tutti dovrebbero leggere e far leggere. Soprattutto agli studenti.  

Francesca Petroni vive a Roma, è laureata in Giurisprudenza e ha un master in Management Marketing. Adesso lavora in una multinazionale che si occupa di giochi. In passato ha praticato a livello agonistico le arti marziali e ora è anche mamma di due splendidi bambini: Luna e Ludovico. Ha pubblicato “L’altro lato del sole” (La Corte editore, 2016), “Quando arriva la notte” (La Corte editore, 2017) e “Livia” (Le Mezzelane, 2017).







Il richiamo
Maria Teresa Infante

  • Copertina flessibile: 120 pagine
  • Editore: L'Oceano nell'Anima (1 gennaio 2017)
  • Collana: Icaro
  • Lingua: Italiano
  • € 13,00

Peppino è costretto a lasciare Torino, dove vive da quarant'anni, e a tornare al sud, in Puglia, perché nella sua famiglia si è verificato un lutto improvviso. L'uomo torna in una terra che gli è stata sempre stretta e dalla quale è scappato non appena ne ha avuto la possibilità, e l'autrice ci racconta il suo ritorno e la sua partenza di allora facendoci entrare nella sua Puglia, facendoci sudare sotto il sole feroce e implacabile del pomeriggio, e facendoci respirare le atmosfere famigliari fatte di silenzi e segreti malcelati o celati per quasi mezzo secolo. Chi vive al sud, forse, riesce a sentire  meglio e con più intensità, sulla propria pelle, la malinconia che solo quella parte d'Italia può provocare, quando ci si allontana e poi si fa ritorno. Dal sud si scappa e lo si fa perché il sud pretende troppo, dai suoi figli. Come una madre esigente li mette alla prova e li fa anche soffrire, ma come una madre amorosa aspetta per anni il loro ritorno, certa che un giorno i figli torneranno a lei. Sì, perché la nostalgia più devastante non invade i suoi figli quando sono lontani; lo fa quando tornano e non si aspettano di essere accolti di nuovo nelle viscere di una cultura forte, potente, immutata e immutabile. 
I personaggi del romanzo sono un tutt'uno con la terra in cui vivono: forti, silenti e caparbi come le zolle scure che calpestano; implacabili come il sole che picchia forte, e capaci di aprirsi di nuovo all'amore come la natura che si risveglia ogni anno e fa ancora più bella una terra che bella è.
Lo stile narrativo è quasi poetico e, spesso, durante la lettura, ho paragonato le parole scelte a piccoli punti di ricamo. Termini usati con cura, sensibilità, dolcezza o amarezza, ma sempre perfetti e capaci di far entrare il lettore in un mondo particolare che non si potrebbe mai comprendere pienamente, se non accompagnati da chi quel mondo lo conosce e lo ama, nonostante tutto. 











L'amore è una bugia
Patrizia Violi


Giunti Editore
€ 4,99

Giovane, carina e precaria, Elena è intrappolata nella maledizione delle moderne generazioni: una laurea, un lavoro che non la soddisfa e la ricerca del grande amore. Fino a quando una sera s’imbuca allo showcase dei Depeche Mode e incontra Mattia, giornalista di grande carisma e di bell’aspetto. Elena perde completamente la testa, anche se Mattia è il classico sciupafemmine seriale e il suo vero “compagno di vita” finora è stato Andrea, amico già dai tempi del liceo. I due si completano a vicenda: il primo affascinante ed estroverso, il secondo timido e intelligente. Entrambi single convinti, spesso è capitato che Andrea riciclasse le fidanzate “usate” di Mattia. Sarà così anche per Elena? I due si frequentano per qualche mese, ma quando Mattia decide di lasciarla, una scoperta improvvisa cambia tutto. I sintomi che aveva tanto a lungo trascurato, si rivelano molto più gravi del previsto. Mostrarsi vulnerabile e cercare conforto in una relazione stabile o mentire e allontanarsi? E se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, Andrea si dimostrerà tale? Tra bugie e improvvisi ribaltamenti, un romanzo appassionante che presenta il lato oscuro dell’amicizia e dell’amore.


Conosciamo Elena, la protagonista principale del romanzo “L’amore è una bugia”, non appena ci tuffiamo in questo divertentissimo incipit:

«Ancora un budino al pistacchio, e giuro che è l’ultimo.»
«Quanti ne hai fatti fuori? Più di dieci sicuramente.»
Elena contò la distesa di bicchierini vuoti sul tavolo accanto a lei. Ridendo cercò di nasconderli dietro una pila di tovaglioli. Lorenzo la prese dolcemente per un braccio per allontanarla dal buffet.
«Smetti di abbuffarti: il finger food è una cosa raffinata, solo da assaggiare.»
«Oggi non ho mangiato, ho fame. Il cibo qui è l’unica cosa veramente notevole.»
«Prosecchino?»
Lorenzo agguantò due flûte dal vassoio del cameriere. Ne passò uno a Elena che accettò proponendogli subito un brindisi.
«Grazie per avermi invitata. Oltre a scroccare una cena, è divertente osservare tutta questa gente che si prende troppo sul serio.»
«Per forza, lo showcase per il nuovo album dei Depeche Mode è una roba di marketing pesante…»
«Ma siamo gli unici imbucati?»
«Non lo so, ma non pensarci. Non si nota.»
«Dici?»
Elena si guardò in giro. Gli affamati che si aggiravano attorno ai tavoli, dove era allestito il lussuoso catering, erano pochi. Tutti decisamente più vecchi di lei.

Capiamo subito che non ci troviamo di fronte alla solita, scontata, perfetta e irraggiungibile protagonista dei romanzi d’amore che siamo abituati a incontrare in quasi tutti i libri. Elena è imperfetta, non ha un bel lavoro, è insoddisfatta della sua vita e vive in precarietà. Elena potrebbe essere, dunque, una delle tante ragazze che incontriamo per strada o in metro, durante le nostre giornate. È una protagonista “credibile” e, per questo, impariamo subito ad amarla. La storia si dipana con leggerezza per qualche capitolo e gli elementi ci sono tutti, per far sì che possiamo pensare che la trama sia quella classica: lei, lui, l’amico di lui, l’amore e il lieto fine. Eppure non sarà così. A un certo punto la trama si spezza e la storia prende un’altra direzione diventando più profonda, emotivamente forte e… farcita dalle bugie che danno il titolo al romanzo stesso. 
Le bugie diventano a loro volta le protagoniste della storia e accomunano, soprattutto, i personaggi maschili che, fra il detto e il non detto, mostrano il vero carattere e il loro strano modo di affrontare la vita e i problemi. 
Quante bugie hanno retto e reggeranno i rapporti fra Elena e Mattia, il bel rubacuori di cui lei si innamora, o fra Mattia e Andrea, l’amico di sempre, quello un po’ sfigato e bruttino? 
Quanto sono fragili gli equilibri che reggono le relazioni umane? Quanto possono deludere i comportamenti delle persone che credevamo nostre amiche? “L’amore è una bugia” di Patrizia Violi vi porterà a farvi queste domande e a riflettere sul senso dell’amore, dell’amicizia, del dolore e della paura di affrontare situazioni che spaventano. In una Milano che pare di vedere e di vivere insieme a Elena, Mattia, Andrea, Giulia e a tutti gli altri protagonisti del romanzo, Patrizia Violi, con uno stile piacevole e accattivante (i dialoghi sono bellissimi), ci farà seguire il percorso di crescita interiore di Elena e Mattia (in primis), e ci farà scoprire la fragilità dei rapporti umani, quando, e soprattutto, si reggono sulle bugie.
Un romanzo piacevole, moderno e adatto a tutti. Lo consigliamo. 


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Patrizia Violi vive a Milano dove fa la giornalista, collabora con il blog La Ventisettesima Ora e Futura del Corriere della Sera. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza familiare è nato extramamma.net. Ha pubblicato Love.com (Emmabooks 2011), Una mamma da URL (Baldini & Castoldi 2010) e Affari d’amore (Baldini & Castoldi 2012).


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Marina Atzori
Ladybug

Formato ebook € 1,99

Sinossi
“Basta poco per avere paura in Sardegna, ma basta ancora meno di quel poco per innamorarsene perdutamente.”
Iglesias, parola d'ordine: destino. Sebastiano Melis, apicoltore e appassionato di scrittura, sfogliando alcuni testi di Storia, riscopre il fascino della sua terra, la Sardegna. L'atmosfera affascinante e suggestiva di Ingurtosu, frazione semi abbandonata del Medio Campidano, incoraggia l'uomo a riflettere sui soprusi e le ingiustizie subiti negli anni, dal popolo sardo. Durante le ricerche, al Parco Geominerario del Sulcitano, si verificano alcuni singolari episodi che lo mettono in seria difficoltà. L'uomo oltre ad occuparsi delle sue arnie, alla sera si immerge totalmente nella lettura di un misterioso manoscritto custodito in soffitta che gli scombussola l'esistenza e non poco. Sebastiano, a quel punto, deve fare i conti con se stesso e il suo passato. Nel frattempo, Mario Congiu, web journalist e amico d'infanzia di Sebastiano, deve darsi da fare nel tentativo di trovare un ghostwriter disposto a romanzare la vita di un ex bandito, Salvatore Marras. Ladybug è la prescelta. La ‘scrittrice fantasma’ accetta l’incarico non senza riserve e scrive, per la prima volta, sottostando a determinate regole e condizioni. A causa del libro commissionato, Tarsilia, sorella di Salvatore, e unico bastone della vecchiaia dell’ex detenuto, si scontra faccia a faccia con gli imprevisti e una realtà scomoda, difficile da accettare, forse. Un libro fatto di strade e di vite, che si incrociano senza un apparente motivo. La fatalità gioca un ruolo determinante nelle scelte di tutti i personaggi, costringendoli a chiudere le porte aperte e i conti in sospeso con ciò che è stato. In fondo, non è sempre detto che il rancore debba cedere il posto al perdono, dipende. Fino a che punto siete disposti ad abbandonare il ricordo di qualcosa o qualcuno che vi ha feriti profondamente? Ecco: tutto dipende dalla risposta che darete a questa domanda.

Un gioco pericoloso e destini che si incrociano di nuovo. Per caso? Dopo aver letto Ladybug non ne sarete più così sicuri. Una donna, una ghostwriter, accetta uno strano incarico e lascia Roma per raggiungere la Sardegna, dalla quale manca da parecchi anni. E in Sardegna, grazie all’abilità narrativa di Marina Atzori, ci andrete anche voi. Non è semplicissimo entrare nella storia ma, una volta che questo accadrà (e accadrà di sicuro), vi immergerete completamente nell’atmosfera sarda e nella vita delle persone che ruotano intorno agli eventi narrati. Persone e non personaggi, badate bene. I personaggi non entrano nella vita del lettore; le persone lo fanno. Marina Atzori dimostra la sua bravura a partire da questa fondamentale distinzione; l’autrice ha una spiccata capacità descrittiva e vi fa entrare nell’anima dei suoi “personaggi” fino a quando non smetterete di considerarli tali e seguirete le loro storie quasi come se li conosceste anche voi. 
La descrizione della Sardegna, poi, è incredibile. Non si tratta tanto di descrizione di luoghi o ambienti particolari; parlo di atmosfere rese alla perfezione, del sole che senti sulla pelle e del vento che fa fluttuare i girasoli sulla collina. Senti l’abbaiare del cane che accoglie l’arrivo di Ladybug e il cuore della donna che batte forsennato, quando capisce ciò che non avrebbe voluto capire. In ogni pagina si respira l’aria dell’isola e del modo di fare della sua gente. Lo stile di Marina Atzori è molto particolare e fuori dal comune, così come la capacità che ha di lasciare il lettore con il cuore in gola e con la voglia di scoprire cosa avverrà nella pagina successiva. Consiglio vivamente la lettura di un romanzo che si distingue per originalità e per tecnica narrativa. 

Marina Atzori, nata a Chivasso, vive in provincia di Torino, ha origini sarde al 100% (padre cagliaritano e madre nuorese). Si è diplomata all’Istituto Magistrale “Edmondo De Amicis” di Cuneo e ha frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino.
Freelance, editor, appassionata di grafica, psicologia e blogger irriverente, come l'avvocato che sarebbe voluta diventare. La giustizia e la meritocrazia, sono due valori imprescindibili, ai quali non potrebbe mai rinunciare, per nessuna ragione al mondo.
Ama definirsi una scrittrice affetta da “sindrome di inchiostro”. L'autrice esordisce nel 2014 con il suo primo libro: "Il mare non serve, ho scelto una margherita". Al suo attivo ha sei pubblicazioni, di cui quattro, con la Casa Editrice di Moncalieri EEE-book Edizioni, della Dott.ssa Piera Rossotti Pogliano. Tra i titoli, spiccano: "Il fiordaliso spinoso" e "Nubi Spettri e Mulini a Vento" , risultati entrambi vincitori, rispettivamente di due Concorsi indetti da EEE-book Edizioni, uno per la categoria Romanzo Romantico Contemporaneo e l'altro per le Sillogi Poetiche. Inoltre, ha partecipato con alcuni racconti e poesie, a numerosi progetti letterari e Antologie, tra cui "Lo dice il mare" (Edizioni IL FOGLIO), uscito proprio in questi giorni.
A proposito di nuovi progetti e nuove uscite: nel 2017 inaugura il nuovo blog Verba Spinosa e nel frattempo, decide di affrontare l'avventura del selfpublishing, pubblicando il romanzo: Ladybug Storia di una ghostwriter.
Il suo sogno nel cassetto? Continuare a mettere nero su bianco le emozioni e condividerle attraverso la scrittura.

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L’amore è un cerchio
Romanzo di Coralba Capuani
Casa Editrice: Parallelo45 Edizioni
Genere: Storico
€ 13,00


Le vicende di una famiglia alto borghese ripercorrono la storia d’Italia: il borgo gentilizio che era ai primi del Novecento Castellammare Adriatico e in cui tre cugine – Matilde, Nina e Maria – conducono una vita spensierata, fatta di frequentazioni a teatro, concerti, e sogni di un futuro roseo. L’allontanamento per molti anni che le vedrà cambiate, insieme ai vari mutamenti sociali dell’epoca: la nascita di Pescara nel ’27 che ingloberà Castellammare Adriatico, la loro adorata città, la metropoli culturale che era la Napoli degli anni Venti e Trenta e che Matilde sceglierà come città d’elezione, dove vivrà anche la sua tormentata storia d’amore con Emanuele. Ma anche l’avvento del Fascismo che porterà alla Seconda Guerra Mondiale.  Le tre donne si rincontreranno solo dopo molti anni ritrovandosi ormai adulte e disincantate dalla vita che ha spazzato via tutti i loro sogni facendone tre anime sofferenti, anche se ognuna a modo proprio. Un po’ di serenità in famiglia si riaffaccerà con l’entrata in scena di due uomini: Alfredo Gentili, un agiato scapolone di paese, e Giuseppe, amico di vecchia data di Matilde. Due personaggi che, in un modo o nell’altro, scombussoleranno la vita delle protagoniste. L’atmosfera tutto sommato leggera delle  prime pagine virerà bruscamente in tragedia con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Gli stenti che la famiglia si troverà a patire, la partenza per il fronte di Giuseppe e del giovane fidanzatino di Lia, nipote di Matilde, insieme ad altri tragici eventi getteranno di nuovo la famiglia nell’abisso. Ma proprio quando il destino sembra voglia accanirsi ancora con cinica crudeltà su queste donne, ecco che, dopo i tragici anni di guerra, la speranza di riaffaccerà non solo nei loro animi, ma anche in quelli di tanti italiani che hanno dovuto subire le brutture di un conflitto che li ha gettati dentro un meccanismo “che si è cibato di loro, stritolandoli, fagocitandoli e spargendo i loro resti per il mondo”. Perché, in sostanza, non si può scindere la storia del singolo individuo con la Storia che “è fatta di gente comune e di storie semplici, storie a cui nessuno dà importanza, ma che significano tutto per la vita di una piccola comunità”.

Coralba Capuani si distingue sempre  perché è brava…molto brava; si distingue, sì,  e proprio per questo motivo  non è ancora conosciuta e apprezzata come merita. Non è un controsenso, purtroppo. L’autrice non scrive storie banali o accattivanti, tese solo alla vendita o alla posizione in classifica; non passa gran parte della sua giornata chattando o postando frasi o improperi su Facebook e non si autoincensa ogni due ore. 
Coralba passa il suo tempo scrivendo e svolgendo le ricerche storiche che, poi, trasforma in vita vissuta dai protagonisti che incontriamo nei suoi romanzi e nelle pagine che racconta con assoluta perfezione stilistica e con un linguaggio degno del miglior narratore classico. 
Mentre leggevo “L’amore è un cerchio” ho più volte accomunato Coralba Capuani ad Andrea Vitali, famosissimo scrittore italiano, il cui stile è molto simile a quello della prima. Entrambi scrivono romanzi ambientati nel passato ed entrambi fanno muovere e parlare i loro personaggi come se, in quel passato, ci fossero stati anche loro. 
La bravura dello scrittore che si avventura nella scrittura di un romanzo storico sta proprio nella capacità di far apparire tutto reale, congruo al periodo scelto, e fluente; lo scrittore bravo impartisce una lezione di storia senza che il lettore se ne accorga. 
Matilde, la protagonista principale de “L’amore è un cerchio” è una donna perfettamente calata nella parte che deve impersonare. In lei non c’è mai nulla di stonato o di moderno. 
Matilde dà del lei a sua zia Luigina (personaggio che ho adorato) e lo fa con toni che non potrebbero essere diversi da quelli che Coralba usa, così come non potrebbero essere diverse le descrizioni degli ambienti o anche il modo in cui si cercavano le stazioni radio per ascoltare musica o dichiarazioni di guerra. 
Dai piccoli dettagli si nota la grandezza della penna di chi scrive. Dal tacco di una scarpa, da un bottone o un fermaglio per capelli, da una spazzola…piccole cose che il lettore disattento non nota ma che colpiscono quello abituato a cercare  e riconoscere le piccole sfumature. 
Matilde è una donna anticonformista e “moderna” per l’epoca in cui vive e Coralba ce la fa conoscere poco alla volta, pagina dopo pagina, facendola interagire con Luigina, la zia impicciona e tipicamente abruzzese, con Maria, la cugina rimasta sorda dopo lo scoppio di una bomba, e con Nina, la cugina che sognava di diventare una cantante famosa e che invece, per colpa di quella bomba, perde il senno. Il personaggio di Nina è tratteggiato con uno stile quasi impressionista, ma non per questo è meno notevole. Nina aleggia intorno alle altre protagoniste e ai due protagonisti principali anche quando non è presente fisicamente e, a modo suo, riesce a farsi notare. In tutto il romanzo non c’è una sola pagina che racconti favole dorate. L’autrice ci fa calare nella vita quotidiana e reale, nei profumi delle case e nella cattiveria delle chiacchiere delle comari del paesino e ci fa immergere completamente in quelle atmosfere, facendoci commuovere fino alla lacrime e facendoci riscoprire una parte della seconda Guerra Mondiale in Abruzzo che, lo confesso, a mala pena ricordavo. Ho chiuso il libro con le lacrime agli occhi e con il dispiacere di avere lasciato degli “amici”, fra quelle pagine, ma anche con la conferma che l’amore è un cerchio, e prima o poi si chiude.

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Simona Colaiuda

Costruisci la tua felicità in tre atti
Alhoa srl € 4,99

IL MANUALE PER LA FELICITÀ CHE STAVI CERCANDO
Quante volte ti sei posto degli obiettivi che poi non sei riuscito a raggiungere? Quante volte avresti voluto avere un metodo che ti aiutasse a prendere la decisione giusta per il tuo successo professionale e personale? 
Nella sua attività da Life Coach, Simona Colaiuda ha aiutato centinaia di clienti a raggiungere i loro obiettivi e ora ha racchiuso i suoi insegnamenti in questo libro in cui spiega il suo personale metodo per trovare la felicità: una persona che non realizza i suoi desideri, è una persona infelice. Che però può diventare felice. In tre atti. Quelli descritti in questo libro.
Non importa dove sei adesso, il momento giusto per iniziare a essere felice è proprio questo!


Nella prefazione di “Costruisci la tua felicità in tre atti”, Simona Colaiuda introduce il suo saggio con queste parole: 
“Questo libro si rivolge a chi vuole imparare a gestire i periodi di crisi, a chi vuole capire dove si trova in questo preciso momento della sua esistenza e dove vuole andare, a chi vuole definire i propri obiettivi in maniera efficace e stabilire in modo preciso la strategia adeguata a raggiungerli. 
Insomma questo libro è per chi crede che le cose rimangano impossibili fino a quando non si riesce a trovare la strada per poterle raggiungere e per chi crede nel miglioramento continuo. 
A tale scopo la parola chiave del libro sarà “autoconsapevolezza”, scoprire chi sei veramente e cosa vuoi: le definizioni di felicità e di successo sono individuali, altrimenti tutti avremmo gli stessi obiettivi. Quindi il primo passo sarà proprio la definizione dei tuoi obiettivi, cosa sono e perché è importante averne. Il passo successivo sarà individuare le tue paure, quali sono, come le gestisci, come puoi imparare a gestirle meglio, come puoi conquistare la sicurezza di te e come puoi costruire una solida autostima. Parleremo di comfort zone e self zone: cosa sono e cosa puoi fare per uscirne. Altro elemento essenziale della trattazione saranno gli errori: come puoi impedire che divengano dei limiti, imparando a sfruttarli a tuo vantaggio? Quindi il viaggio si farà ancora più intimo, alla ricerca di te stesso con l'individuazione del tuo locus of control, delle tue potenzialità e i tuoi talenti.”
La parola chiave del libro sarà “autoconsapevolezza”, scoprire chi sei veramente e cosa vuoi. 
Vi confesso subito una cosa: non appena ho finito di leggere “Costruisci la tua felicità in tre atti” ho scritto un messaggio privato all’autrice e le ho detto che il suo saggio sarebbe diventato il mio “faro” quotidiano; il porto nel quale riparare ogni volta che avrei perso di vista me stessa e la giusta direzione da seguire. L’ho fatto perché è vero e perché lo è diventato sul serio.
In ogni pagina di questo interessantissimo saggio ho ritrovato Simona Colaiuda e il suo elegante modo di affrontare la vita e la quotidianità. 
Chiunque lo leggerà capirà di avere a che fare con qualcuno che quel percorso lo ha compiuto sul serio e continua a compierlo, gestendo le paure e le difficoltà che la vita regala a ognuno di noi, lei compresa. 
Simona Colaiuda non è solo una Life Coach, ma è anche, e soprattutto, una bravissima scrittrice, e la sua anima da narratrice la trovi in apertura, quando ti consiglia di armarti di un quaderno, di una penna e di un po’ di tranquillità per narrare te stesso rispondendo alle domande che ti porrà di volta in volta.
L’ho fatto anche io. Ho letto con attenzione e ho risposto a quelle domande con calma e senza filtri, riuscendo a scrivere pensieri che non avrei mai espresso a voce alta. Quel quaderno ora è nella mia borsa e ogni tanto, a caso, rileggo qualche domanda e la relativa risposta e lo faccio perché non voglio morire con la mia musica chiusa dentro. Ognuno di noi può costruire davvero la propria felicità e non lo sa ancora. Essere felici non vuol dire avere tutto quello che si desidera o una vita senza problemi. Sarebbe inutile e deleterio crederci davvero. Essere felici vuol dire far risuonare la propria musica nel cielo, far vibrare le proprie corde al suono della vita. Ognuno di noi ha un'altra possibilità e non deve sprecarla, non deve perdere neanche un secondo. 
Simona Colaiuda ci spinge a riflettere con semplici parole: “Ogni ostacolo, ogni difficoltà, ogni fallimento, possono essere la nostra fine o il nostro inizio, sta sempre a noi la scelta. Qual è la tua musica?”
Provate anche voi a dare una risposta. Qual è la vostra musica? Di cosa avete bisogno per far tendere la vostra vita il più vicino possibile al vostro ideale? 
Uno dei capitoli più belli, a mio parere, è quello sulle “Paure.” Le paure sono mie compagne di vita da sempre. Le affronto a muso duro, con energia a volte inutile. Prima non lo sapevo, ora sì: ho sempre sbagliato approccio, con le mie paure. Non sapevo di doverle amare, per sconfiggerle in maniera definitiva. Amando loro si impara ad amare quella parte di noi che ci induce a temere ciò che non conosciamo e ciò che pensiamo irrealizzabile o insormontabile. 
Mentre leggevo non mi rendevo conto di quanti nuovi punti di vista mi erano stati donati; mentre scrivevo non sapevo di compiere proprio quel percorso che l’autrice vorrebbe far compiere a ogni lettore. La consapevolezza è venuta qualche giorno dopo, nel momento in cui ho esaminato una nuova situazione con altri occhi e altri pensieri. Non erano i miei soliti occhi e pensieri e mi hanno stupita, ma non mi ha stupito realizzare che era stata la guida di Simona a farmi cambiare. Lei è una Life Coach incredibile e io ho la fortuna di poterla annoverare fra i miei amici più cari. Più di una volta mi ha fatto guardare la vita con occhi “diversi”, ma il suo saggio ha fatto molto di più, ve lo assicuro. L’ho ascoltata senza avere il diritto di replica e senza poter far valere a tutti i costi il mio punto di vista. Questa è stata la mia fortuna più grande. Solo così ho imparato come si può costruire la propria felicità in tre atti. 
Oggi sono arrivata al secondo atto e mi preparo ad affrontare il terzo, consapevole di avere con me lo strumento giusto per farlo: una stupenda Life Coach e il suo “Costruisci la tua felicità in tre atti” 
Vuoi conoscere meglio l'autrice? Visita subito il suo blog http://simonacolaiuda.wordpress.com

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“Il mio vento di primavera”



Emma Books Love € 3,99

Autore: Emily Pigozzi

Genere: Rosa





Giorgio considera il suo lavoro di cardiochirurgo non solo la sua missione, ma anche, e soprattutto, la sua salvezza. Quando però viene chiamato in un prestigioso ospedale inglese, è costretto a lasciare controvoglia la sua amata Roma e a trasferirsi a Londra. Alisea, italo inglese, si nasconde nel Moon Bookshop, la libreria che gestisce con la stravagante Miss Imogen nel cuore del quartiere di Paddington. Giorgio e Alisea hanno alle spalle un passato difficile e traumatico con cui fare i conti, ma se lui prova a reagire mordendo la vita e vivendola intensamente, lei ha paura di amare e di lasciarsi andare a emozioni autentiche. Sullo sfondo di una Londra che dal gelo dell’inverno si scioglie nei colori della primavera, due anime speciali s’incontrano in una storia fatta di libri, canzoni e di un amore che farà battere il cuore.



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Ormai lo sanno tutti: io adoro Emily Pigozzi, e oggi torno a parlare di lei e del suo nuovo romanzo, edito da Emma Books: “Il mio vento di primavera” un rosa che non ti aspetti.

Questa volta Emily ci porta a Londra, nel  quartiere di Paddington, e ci regala la storia d’amore fra due protagonisti dei quali, a nostra volta, non potremo non innamorarci.

Giorgio, brillante cardiochirurgo romano, è costretto a lasciare la sua adorata Roma  dopo aver accettato l'offerta di un prestigioso ospedale privato londinese; Alisea è italo inglese e adora la sua città e il suo lavoro alla Moon Bookshop, la libreria che è, a sua volta, insieme alla stravagante Miss Imogen e ai libri citati, protagonista indiscutibile della storia.

Miss Imogen è il personaggio che ho amato di più e che regala alla vicenda quel pizzico di brio e simpatia  che non ti aspetti, in un classico romanzo d’amore. Grazie a lei riscopriamo un po’ della storia della città e della sua musica, che pare quasi di poter ascoltare, durante la lettura.

I due protagonisti si lasciano trasportare quasi timidamente dal sentimento che li lega: entrambi non hanno storie semplici alle spalle e hanno paura di lasciarsi andare, ma contro l’amore, quello vero e profondo, nulla si può fare, se non arrendersi.

Lo stile di Emily è accattivante e l’autrice riesce sempre ad avere una visione positiva della vita, anche di fronte a storie che assomigliano tanto a quelle reali. Giorgio e Alisea (il nome della protagonista mi piace da morire) conducono una vita grigia, quasi, ma non per questo si pongono nello stesso modo verso la loro quotidianità o nei confronti delle persone con le quali si trovano a interagire.

“Il mio vento di primavera” è uno dei romanzi più completi di Emily Pigozzi, e ancora una volta, l’autrice è riuscita a mantenere alto il ritmo della narrazione, con il suo inconfondibile stile fatto di allegria, semplicità, emozione e incredibile profondità.



Essere profondi ed emozionare così tanto, quando si parla di “rosa”, non è affatto semplice e non tutti se ne rendono conto. È anche per questo motivo che adoro Emily e che invito tutti a leggere il suo rosa che non ti aspetti, targato Emma Books. 

Cinque stelline piene piene *****



           L'autrice 







Emily Pigozzi scrive da sempre. Parla troppo e legge altrettanto, adora i dolci e la quiete della notte. Per diversi anni ha lavorato come attrice, prendendo parte a cortometraggi e film e partecipando a tournée che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia. È sposata e mamma di due bambini. Il suo primo romanzo, “Un qualunque respiro” (Butterfly edizioni), è uscito nel 2014. Sono poi seguiti il romance “L’angelo del risveglio” (Delos digital) e “Il posto del mio cuore”, un rosa di formazione, uscito a fine 2015 per la 0111 edizioni. Nel 2016 ha invece pubblicato “Aspettami davanti al mare” e “Danza per me”, entrambi per la collana Youfeel di Rizzoli. “Un piccolo infinito addio”, il suo primo romanzo in self publishing, è uscito nel 2017 rimanendo per diverse settimane nella classifica top 100 di Amazon. I libri di Emily sono disponibili in tutti gli store.




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"Perfetto blu"
Sinossi

Qual è il colore dell'amore? La morte della sorella rappresenta per Mara una frattura violenta con la sua infanzia, ma la costringe anche a guardare dentro se stessa, a lottare per superare il dolore profondo della perdita, a trovare un nuovo scopo di vita che ridoni un senso alle sue giornate. L'incontro con Giulio, pittore e fotografo la cui unica passione sono i quadri, i colori e le sfumature, è per lei la chiave attraverso cui riappropriarsi delle proprie emozioni. Nasce un amore appassionato e intenso ma basato su equilibri fragili, in balìa di un'emotività altalenante. Un rapporto messo a dura prova dagli eventi della vita, fatto di lunghe pause e di forzate lontananze, ma che alla fine supera ogni paura. Perché ciò che si cerca, nella vita e nell'arte, ci appare lontano irraggiungibile, ma spesso si trova proprio vicino a noi. Un romanzo forte e coinvolgente, un viaggio nella psiche umana e nei meandri del cuore.

Mood: Emozionante

Recensione


Un esordio molto convincente, quello di Roberta Andres in Rizzoli, nella collana YouFeel.
“Perfetto blu”, pubblicato nel Mood emozionante, è una storia intensa, forte e coinvolgente, che cattura fin dalle prime battute, quando il lettore incontra Mara, la protagonista, annientata dal dolore per la perdita dell’amata sorella.
Noi de ilgiardinodeigirasoli conosciamo bene Roberta Andres e la stimiamo da sempre. Abbiamo apprezzato i suoi precedenti scritti e, per questo, possiamo dire senza timore che questo, al momento, è in assoluto il migliore. Lo stile è elegante e maturo e la storia è intensa, seppur più breve di quanto avessimo sperato.
La sorella di Mara, protagonista quasi principale, nella prima parte della storia (anche se presentata solo nel ricordo e nella narrazione del dolore di Mara), nella seconda parte è sostituita da un altro protagonista “diverso dal solito” , che, però, dirige in maniera determinante l’evolversi degli eventi, portando Mara e Giulio, l’uomo di cui si innamora, attraverso l’Europa alla ricerca del “Perfetto Blu”: l’ultimo pezzo del puzzle che ancora manca nella vita di entrambi i protagonisti.
Bellissime le pagine che descrivono Padova, Istanbul, Parigi. L’autrice ha la capacità di farci vivere e visitare le città insieme a Mara e Giulio e a farci vedere i colori descritti, quasi fossimo accanto a loro e stessimo ammirando le stesse opere d’arte.
Personalmente ho amato moltissimo la Sicilia narrata dall’autrice, e ho colto l’indiscusso amore che la Andres nutre per quella terra. Accanto a Mara, nelle saline, mi sono lasciata scompigliare i capelli dal vento, in attesa di riconoscere, grazie a lei e alla profondità della sua anima, il “Perfetto blu”.
Consigliato a chi ama le storie intense ed emozionanti e che vuole leggere, soprattutto, storie poco banali

Roberta Andres



L’Autrice

Roberta Andres è nata in Sicilia e ha vissuto lì nei primi anni della sua vita. Ora vive a Pescara. Laureata in Lettere, insegna italiano nella scuola secondaria. Negli anni novanta ha iniziato ascrivere racconti per alunni stranieri, poi ha continuato per passione, pubblicando in varie antologie e vincendo alcuni concorsi. Ancora oggi appena può scrive. Il suo primo romanzo “Le foto di Tiffany” è stato pubblicato nel 2015


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Ilaria Grasso


Ilaria Grasso è un medico e la sua più grande passione è la scrittura. È anche redattrice di testate online e speaker radiofonica. Una donna poliedrica e profonda, che ha scoperto la scrittura fin da piccola, riempiendo di poesie un diario ricevuto in dono a sette anni. Ilaria Grasso scrive di donne e lo fa a 360 gradi, attingendo dalla realtà e, forse, dai ricordi lasciati dalle tante donne conosciute personalmente.  Invitiamo tutti a leggere i suoi racconti e a seguirla, perché  fra non molto arriveranno due novità: la prima è una raccolta di brani e ricette interamente dedicati alla Sicilia e il volume sarà edito dalla Lupi Editore di Sulmona. Ilaria lo sta scrivendo con lo chef siciliano Seby Conigliaro; la seconda è un'antologia di racconti che parlano della maternità vissuta in tutte le sue sfumature.  Noi non possiamo fare altro che augurare a Ilaria un grandissimo in bocca al lupo, certi che riscuoterà il successo che merita. 


Oggi noi de ilgiardinodeigirasoli vi segnaliamo i suoi due ultimi lavori:






Lola, Amara e Dana, tre donne, tre racconti, tre storie su tre modi diversi di amare, con il filo conduttore unico di essere donne e di esserlo in tre differenti luoghi del mondo e in tre differenti contesti culturali e sociali, la delizia e la croce di essere donne comunque, donne e femmine in una società che mal tollera la debolezza e la diversità, essere donne, senza l'obbligo imposto di dover perdere sé, appartenendo a sé stesse nel cuore e non solo.

Lola, giovane donna in Spagna, ha fame d'amore quanto fame di vita, ama ed è amata, dagli uomini che incontra, fino a Miguel, figlia di due genitori acerbi ed amorevoli che ne sostengono i sogni ed i pensieri, senza riuscirla, però, a proteggere completamente.

Amara, giovane donna in Africa, conosce sin da piccola il dramma di essere una donna in Africa, attraverso l'infibulazione, ma mira al riscatto, per sé e per le sue sorelle, di sangue e non, un riscatto sociale e culturale che rivoluzioni tutto in una società che è accusatrice ed antiquata.


Dana, giovane donna rumena, arriva in Italia per lavorare da badante, con quell'entusiasmo che dovrebbe farle da scudo da ogni maldicenza e pregiudizio, sulla sua condizione di donna straniera, in una terra che non le ha dato i natali ma che dovrebbe accoglierla, come atto d'amore compiuto verso l'onestà d'animo. 

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Danza per me
di Emily Pigozzi



     "Danza per me", il nuovo romanzo di Emily Pigozzi, edito da Rizzoli nella collana YouFeel, è una sorpresa “molto piacevole"


Sinossi

Lei non conosceva il linguaggio della passione, lui le avrebbe insegnato i passi per raggiungere la felicità.

Fin da bambina Bianca ha un sogno: diventare una famosa ballerina classica. Per questo studia duramente all’Accademia della Scala. Nella sua vita sembra non esserci posto per l’amore, il suo corpo è solo uno strumento per la danza. Ma un giorno, in seguito a un provino andato male, una delle sue insegnanti le spiega che il suo modo di ballare è corretto ma meccanico, senza sentimenti. Delusa e piena di dubbi, Bianca decide di partire e per caso, complici un treno guasto e un black-out, conosce Max. Giovane, bellissimo ed enigmatico, per Bianca è naturale confidargli i suoi problemi e le sue paure. Max le fa una proposta: sparire con lui per pochi giorni. Le insegnerà il gusto dell’amore e della sensualità. E subito dopo i due dovranno salutarsi, per non rivedersi mai più. Ma non sempre la vita va come previsto, spesso lo spettacolo è diverso dalle prove. Dopo quei pochi giorni nulla è più come prima: Bianca e Max si ritroveranno invischiati in una spirale di passione e di desiderio dalla quale sembra impossibile uscire, per quanto la vita provi a dividerli per sempre.
Un romanzo delicato e sorprendente, una passione che sboccia in punta di piedi e diventa un maestoso e sensuale passo a due. 

Emily Pigozzi riesce a cambiare stile narrativo e genere con una facilità disarmante. Quando l’ho letta per la prima volta non avrei mai potuto immaginare che fosse così brava anche nell’erotico, anche se un piccolo indizio ce lo aveva dato in “Aspettami davanti al mare”, edito sempre da Rizzoli nella collana YouFeel.
In questo nuovo romanzo Emily parla dello strano rapporto fra Bianca, una ballerina giovanissima che vive a Milano, e Max, un bellissimo e misterioso ragazzo che lei conosce sul treno, mentre raggiunge Roma.
Bianca studia danza classica e conosce perfettamente la tecnica, ma non balla con il cuore. Non si lascia andare ed è rigida e controllata anche nella vita. Max le sconvolge ogni equilibrio e le fa una proposta “indecente” che lei, senza pensarci troppo, accetta. 
I due ragazzi passano insieme due giorni interi, chiusi in un appartamento di Roma, e Max le insegna a fare "l'amore". Ma il loro rapporto non sembra essere solo fatto di sesso. Bianca non lo sa definire, ma sa che prima o poi rivedrà Max e che riuscirà a scoprire chi è questo uomo straordinario e sfuggente, che le ha fatto conoscere la passione e che l’ha trasformata in una ballerina con “il cuore”.
Lo stile romantico di Emily si riscontra anche nelle pagine di sesso fra Max e Bianca. Il linguaggio usato non scade nel volgare e non è mai eccessivo. La trama è ben strutturata anche se il romanzo è breve e Bianca è descritta in maniera completa e convincente. Per quanto riguarda Max dovremo aspettare le ultime pagine per scoprire chi è davvero, ma l’attenzione nei suoi confronti non scema mai grazie al suo pov.
Ho divorato il romanzo in pochissime ore, curiosa di scoprire come sarebbe andata a finire fra i due ragazzi e, questo, è il sogno di tutti gli scrittori: catturare l’attenzione del lettore senza che lo stesso se ne accorga. L’epilogo, poi, riserva anche una sorpresa particolare. Vi invito a leggerlo per scoprire di cosa parlo.

Un’ultima cosa: ho letto che per  Emily ogni romanzo è una sfida e, in merito a “Danza con me” posso affermare che la sfida è stata vinta alla grande.  



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MARIELLA MOGNI

PECCATI DI FAMIGLIA






COLLANA : YOU FEEL RIZZOLI

MOOD: EROTICO

PREZZO: € 2,99



Sinossi

È giusto amare qualcuno che non si può avere?



Elena è sempre stata fragile, facile preda di ogni tentazione. Un trauma sepolto nel passato – uno sbaglio che l’ha costretta ad abbandonare molto presto il nido familiare – l’ha convinta di essere inaffidabile e sempre colpevole di tutto ciò che di brutto le accade. Quando la malattia della madre la costringe a riavvicinarsi all’algida sorella Marina, e a subire i suoi sguardi sprezzanti e i suoi commenti taglienti, Elena scopre nel cognato Alessandro una persona gentile, capace di rivolgerle attenzioni che non si aspettava più da nessuno. Senza poterci fare nulla, Elena scivola in una spirale di affetto e riconoscenza, e si innamora del marito di sua sorella. Ma un ex violento, e vecchi segreti di famiglia che si svelano giorno dopo giorno sempre più inquietanti, le renderanno ancora più difficile scegliere tra la correttezza e la passione, tra il senso di colpa e il coraggio di prendersi ciò che vuole, costi quello che costi.

Un romanzo erotico torbido e avvincente, in cui una passione proibita si trasforma in un sentimento sincero e destinato a crescere. E nulla è come appare.





I romanzi di Mariella Mogni non sono mai banali o scontati. Le sue storie non sono semplicemente delle storie erotiche, no. Sono molto, molto di più. Sono pugni nello stomaco dati all’improvviso. Pugni che ti lasciano lì, per un attimo senza parole. Le donne di Mariella sono complicate, complesse, problematiche. Non sono le eroine tutte trucchi e glamour che siamo abituate a trovare nella maggior parte dei romanzi. Le sue donne sono scomode, a volte violente nei gesti e nelle parole; donne che, però, hanno addosso una carica sensuale e sessuale che non può passare inosservata. Così come le sue protagoniste, nemmeno le trame sono semplici o scontate. Piene di pathos, di segreti, di gesti e decisioni sbagliate che rendono la storia più credibile di altre; più vicina alla realtà, seppur scomoda da accettare. “Peccati di famiglia” è il terzo romanzo breve di Mariella Mogni (il primo pubblicato in Youfeel) che, evidentemente, predilige storie che hanno dei risvolti sociali importanti, complessi e a volte anche torbidi. In questo romanzo l’autrice si avventura su un terreno friabile e pericoloso: il tradimento inteso non solo nel senso fisico, ma familiare e morale. Elena tradisce sua sorella rubandole il marito e innamorandosi di lui perdutamente. Chiunque sarebbe lì, pronto, a puntarle il dito contro. Chiunque ma non il lettore, che, nel frattempo, ha capito quanto dolore si nasconde dietro l’atteggiamento “sbagliato” che assume contro Marina, la sorella bella, perfetta, realizzata. La sorella che, dietro la maschera, nasconde una vita ancora più squallida e sporca di quella di Elena, che subisce quotidianamente le sue angherie e le sue cattiverie, il suo disprezzo, il suo rifiuto. Marina e Alessandro sembrano una coppia perfetta, felice, ricca, patinata. Una coppia con due figlie, un lavoro importante e una casa in una delle zone più ricche della città. Elena stona, in quel contesto. Elena è la macchia nera nella vita di Marina e viene accolta in quella casa solo per convenienza. Dapprima per convenienza e poi per carità. Non per amore. Solo Alessandro, il marito di Marina, la tratta con umanità. Lui è gentile, educato e sembra tenere a lei. Elena se ne innamora perdutamente e non riesce a resistere alla passione. Non resistono entrambi. Il loro rapporto diventa forte, morboso, pieno di sensi di colpa, ma incontenibile. L’eros avvolge il lettore e lo coinvolge in un turbine di sensazioni ed emozioni che lo disorientano, sconvolgono, eccitano. Perché è inutile negarlo: una brava scrittrice di erotici deve essere in grado di eccitare con le parole, e Mariella ci riesce egregiamente. 



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DANIELA VASARRI

NESSUN RIMPIANTO









Editore: Amarganta -   € 1,76





Sinossi



Arrivata alla soglia dei 50 anni, Elisabetta, madre, moglie e professionista formalmente appagata, non rinuncia a mettersi in gioco a dispetto delle convenienze e del quieto vivere. Decide quindi di concedersi una vacanza tra la Toscana e l’Umbria, alla ricerca di se stessa e di cosa desidera per il proprio futuro. Le stagioni dell’amore, tuttavia, sono sempre altalenanti e accompagnano i desideri che non svaniscono con l’età. Elisabetta si riapproprierà a sue spese della capacità di amare e lo farà senza nessun rimpianto. Un ritratto di donna forte e variegato che conferma la capacità dell’autrice di investigare e analizzare con garbo e padronanza, le mille sfaccettature dell’animo femminile.



L'autore



Daniela Vasarri è nata a Milano, dove vive, lavora e che considera una città meravigliosa. Ha scelto gli studi classici a dispetto dei consigli degli insegnanti e l’istinto le ha dato ragione. Ha avuto una vita movimentata ma serena, piena di angoli da svoltare. Ha iniziato a scrivere nel 2010, legge molto, senza un ordine preciso. Ha un sogno nel cassetto, portare le proprie parole al cuore delle donne e dare un contributo alla scolarizzazione in quei paesi dove questo progetto è remoto e difficile da realizzare. Vorrebbe ritirarsi in Toscana con il suo gatto che considera il suo muso ispiratore.Ha scritto sei romanzi e un’antologia di racconti ma non ha nessuna intenzione di fermarsi perché scrivere per lei rappresenta il modo più appagante di vivere.







Elisabetta ha cinquant’anni ma potrebbe averne anche meno. La sua età non importa; non importa che Daniela Vasarri abbia voluto sottolineare la crisi di una donna matura, perché quello che accade a Elisabetta potrebbe accadere a chiunque e a qualsiasi età e, forse, è accaduto a molte di noi. Un matrimonio che inizia a dare segni di stanchezza e un marito che si è adagiato troppo, che non vede più, in sua moglie, una donna desiderabile, da desiderare…una donna e basta. Elisabetta siamo tutte noi e tutte noi potremmo ritrovarci nei suoi panni. Quando leggiamo il bel romanzo di Daniela Vasarri, lo facciamo accostandoci subito ai sentimenti di Elisabetta. Lo facciamo, però, senza nemmeno accorgercene, perché l’autrice ci porta nella sua vita in punta di penna, come fa in tutti i romanzi che ha pubblicato. La scrittura è lineare ma piena di emozioni; lo stile della Vasarri è privo di fronzoli e di elementi non strettamente pertinenti alla storia. Anche nelle descrizioni l’autrice non abbonda con termini superflui, ma non per questo si potrebbe affermare che gli ambienti da lei descritti non siano perfetti e “visibili”. 

L’autrice si sofferma, soprattutto, sui gesti e sui sentimenti dei protagonisti, o meglio, delle protagoniste dei suoi romanzi. Donne vere, donne che potremmo incontrare anche ora, per strada. Elisabetta potrebbe essere la nostra vicina di casa o la nostra collega, chi potrebbe mai dirlo? Elisabetta potremmo anche essere noi, un giorno. Cosa faremmo, noi, al suo posto? Elisabetta sceglie quale strada percorrere e lo fa con la maturità di una donna di cinquant’anni. Lo fa ponderando bene la sua vita e i suoi errori e la sua scelta comporterà delle rinunce. Elisabetta è una donna forte, che amerete tanto quanto ho amato io, pur non condividendo tutte le sue scelte. 

Consigliato da ilgiardinodeigirasoli.blogspot.com



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KATE RADIX



LE APPARENZE












Kate Radix  vive in provincia di Pistoia con marito, due figli e due gatti. Di se stessa dice:  “Leggo da prima di parlare e, nelle intenzioni, scrivo da una vita, ma ho provato a farlo sul serio solo nel 2012. Da lì, ho scritto tre romanzi e una raccolta di racconti, oltre ad altri racconti sparsi che non ho ancora riunito. Un romanzo e una raccolta di racconti sono già disponibili su Amazon, mentre gli altri due romanzi sono in rilettura, perché voglio farlo almeno una volta prima di metterli in vendita. In futuro, progetto di tentare un romanzo surreale, sul genere kinghiano (che tanto adoro) e che ho sperimentato solo nei racconti.” 

Su Kate mi permetto di aggiungere: “Ironica, simpatica e dannatamente brava”.

Vi invito a leggere la recensione pensata e scritta per “Le Apparenze”.












SINOSSI: 



Un uomo viene ucciso tra la folla nel centro di Grindom. Una bambina sparisce nel nulla per essere ritrovata cadavere pochi giorni dopo. Due omicidi ingiustificati, tanti indiziati e nessun colpevole. Due ispettori dovranno mettere da parte le proprie convinzioni e ricordare che la copertura concessa all'apparenza è il miglior alibi che si possa desiderare.



766 pagine non sono uno scherzo. Non si possono affrontare con leggerezza, né frettolosamente. Non fosse altro per il rispetto che il lettore deve dimostrare nei confronti di chi ha passato mesi e mesi su quelle parole. Pensavo che Kate Radix avesse passato gran parte degli ultimi anni su questo romanzo, ma mi sbagliavo. Anche quella supposizione lo era, come tutte le altre che mi ero fatta, durante la lettura de “Le Apparenze”.  Non ho resistito e gliel’ho chiesto. Lei mi ha risposto subito: cinque mesi. Cinque mesi passati a scrivere soprattutto di notte, l’unico momento in cui è davvero libera di farlo. La notte è silenziosa e  la casa tace. In quel momento Kate Radix scrive storie. Le sue storie, con uno stile perfetto e sempre padrone della situazione. Cinque mesi, per 766 pagine, sono davvero pochi. In cinque mesi si può scrivere qualsiasi cosa, non ci sono dubbi, ma lo si può fare in maniera sbagliata, affrettata, superficiale. Lo si può fare se non si scrive come fa Kate: con cognizione di causa e con dialoghi perfettamente costruiti, convincenti e sempre adatti alla scena e ai personaggi. 

Le vicende descritte  nel romanzo si svolgono in America, precisamente nella provincia americana. Pur essendo influenzata dalla scrittura di Stephen King, (in qualche passaggio lo stile del “maestro” si sente in maniera prepotente), l’atmosfera che si respira fra le pagine de “Le Apparenze” ha il sapore delle scene Lynchane. Dietro l’apparenza di ogni personaggio si cela qualcosa di torbido, inenarrabile, incomprensibile. Tutto è come non sembra e tutto deve essere scoperto con calma, scavando fino in fondo e ignorando il fetore marcio che, pagina dopo pagina, aumenta e ci sommerge, soffocandoci, quasi. 

Green Lake e gli altri luoghi citati fanno pensare a cittadine idilliache, dove si può vivere tranquillamente e dove si conoscono tutti i vicini di casa. Giardini all’americana, pomeriggi che profumano di barbecue, di risate, di allegria. E invece no. Non è affatto così. Un uomo viene ucciso e una bambina scompare. Verrà ritrovata cadavere, nel lago. Ma non è morta affogata. Due poliziotti indagano. Sono Antonio De Rosa e Sonia Wooden. Lui  sembra il classico poliziotto anonimo che siamo abituati a vedere dei telefilm americani: robusto, amante della buona tavola, con una moglie e due figli tranquilli e sereni. Lei, invece, è fin troppo bella per essere una poliziotta. Bella, determinata e intelligente. Chissà perché, ma ho pensato subito all’autrice, mentre leggevo la superna descrizione di Sonia.

Fin dalle prime battute, Kate Radix dimostra la capacità (rara e non sempre riscontrabile negli scrittori di gialli), di portare il lettore all’interno di una storia complicata con una semplicità a volte disarmante. Ti ritrovi all’interno della storia senza volerlo e inizi a indagare insieme ai due poliziotti, unendoti a loro nelle indagini e spiando la vita dei cittadini di Green Lake dalle finestre aperte. Perché i cittadini di Green Lake ci sono quasi tutti. E ci sei anche tu, mio caro lettore. Anche tu entri a far parte di questa composita società. Anche tu rimani intrappolato fra le strade di questa cittadina e ne uscirai solo quando avrai finito di leggere “Le Apparenze”. 

Tutto non apparirà più come all’inizio e la verità, l’unica verità che non avresti mai sospettato, ti coglie impreparato e ti fa male, proprio come fa male alla persona che la intuisce e che, in seguito, la deve accettare. Perché quello è il suo lavoro, e la sua professionalità e la sua onestà vengono prima di tutto. Perfino prima del dolore allucinante con cui dovrà vivere, da quel momento in poi. 



Il finale è un fuoco d’artificio che ti scoppia nel petto e ti stordisce. Ma non poteva essere pensato un  finale più perfetto di quello che leggerai, caro lettore. Dire che è stato uno dei più bei gialli che ho letto ultimamente non è azzardato. Brava Kate! Ti auguro un successo enorme, perché sei una delle poche che lo meritano davvero. 


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MANUELA LEONESSA
SARA' MICA PER SEMPRE




Editore: Edizioni Esordienti E-book (13 aprile 2016) - € 4,99

Alice è morta annegata, ma l’assassino l’ha poi rinchiusa nella sua auto e ha collegato il tubo di scarico all’abitacolo per simulare un suicidio. Perché? Non certo per depistare le indagini alle quali è bastata l’autopsia per svelare la messinscena. Sembra, piuttosto, il rispetto di un rituale, di un sacrificio umano. La polizia archivia il caso, ma Emma, la migliore amica di Alice, esige delle risposte e convince l’ispettore Moreno a proseguire le indagini, almeno in via ufficiosa. Al loro fianco anche Barbara, psicologa radiata dall'albo per un errore letale, che si mantiene come domestica presso la famiglia di Alice. Forse Alice è morta al posto di qualcun altro?E chi è la misteriosa Savana? La sua storia si intreccia a quella di Emma e Alice in quello spazio ignoto che è la follia umana, e la soluzione di questo thriller psicologico ambientato a Torino sarà sconcertante e terribile.

Manuela Leonessa è una lettrice appassionata di thriller e la sua conoscenza approfondita del genere si percepisce pienamente durante la lettura di “Sarà mica per sempre”, edito dalla EEE, (Edizioni Esordienti E-book- Casa Editrice guidata da Piera Rossotti) –
In una intervista, Manuela Leonessa dice che il suo thriller si  basa su un costrutto psicologico reale, definito “trasmissione intergenerazionale dei miti” ( intesi per miti familiari), ma non si sbilancia oltre, per non anticipare troppo il contenuto della sua interessante e ben costruita storia.
In genere i thriller si focalizzano sulla trama, piuttosto che sui personaggi, e prediligono le azioni alla psiche. I thriller psicologici, invece, enfatizzano i personaggi senza tralasciare la trama, dando, ai primi, maggiore risalto e importanza all’interno della storia. E questo è quello che fa la nostra autrice, nel suo "Sarà mica per sempre". 
Una giovane donna viene ritrovata morta nella sua auto. Si chiamava Alice e, apparentemente, aveva una vita normalissima, come quella di tante altre ragazze della sua età. A un anno dalla sua morte, Emma, la sua più cara amica, convince un commissario di polizia a riaprire il caso. Alla coppia di investigatori si unisce anche Barbara, una psicologa con un passato “doloroso”. Emma è ossessionata dal caso di Alice e non accetta che la sua morte sia stata archiviata senza aver individuato l’assassino. 
Mano a mano che si procede nella lettura si scopre che nessuno è quello che sembrava essere e che, ogni certezza che si ha l’illusione di raggiungere viene demolita durante la lettura della pagina successiva, e tutto riprende dal principio. Giochi ingannevoli, suspence, personaggi difficili da inquadrare in canoni ben precisi; tutto concorre mirabilmente alla costruzione di un racconto che si fa mano a mano più complesso e complicato. Manuela Leonessa è stata brava perché, fino alle ultime battute, è riuscita a distogliere l’attenzione del lettore e a condurla dove voleva lei, in modo da farlo precipitare, poi, dentro la cruda verità, che ha la stessa forza di un pugno nello stomaco.  
Una storia a tratti allegra, comica, divertente, ma, nello stesso tempo, forte e drammatica. È una storia che consiglio davvero di leggere, perché le autrici italiane  di thriller non hanno davvero nulla da invidiare a quelle americane!

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Francesca Mereu

Profondo Sud

Edizioni Esordienti E-book - € 3,99


Francesca Mereu ha iniziato la carriera di giornalista nella Russia dei primi anni Novanta. È stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty, e ha trascorso sei anni al “The Moscow Times”, per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage da Mosca sono stati pubblicati dall’ “International Herald Tribune”, dal “The New York Times” e da numerosi giornali italiani. È autrice del libro “L’Amico Putin. L’invenzione della dittatura democratica” (Aliberti Editore, 2011) e di diverse opere teatrali. Nel 2011 si è trasferita nel profondo Sud americano e ha iniziato a scrivere di musica e di diritti civili.  Da questa esperienza sono nate le opere teatrali pubblicate dalla EEE.


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Difficile recensire un testo teatrale; lo è, soprattutto, quando non hai assistito allo spettacolo. È difficile recensire un testo come: “Profondo Sud - Storie dal profondo Sud americano per capire la lotta dei neri per la conquista dei diritti civili”.  Difficile sì, ma molto stimolante. In primis per me. Mi piace scoprire gli argomenti che ancora non conosco. Mi piace scoprirlo, soprattutto, attraverso le parole di chi, al contrario di me, li conosce molto bene e, altrettanto bene, li sa raccontare, anche perché li ha vissuti, ci è “stato dentro”, li ha “respirati”.
Francesca Mereu lo ha fatto egregiamente. Ci ha raccontato, attraverso testimonianze di personaggi veri, la schiavitù, la segregazione e la dura lotta dei neri per la conquista dei diritti civili. Nelle sue opere, ispirate al teatro documentario, l’autrice fa scoprire al lettore e allo spettatore, attraverso la voce e le emozioni dei suoi personaggi, la bellezza di questa parte di America che, ancora oggi, vive profonde contraddizioni e profonde spaccature. 
I testi sono due: “La Musica del Diavolo” e  “The Magic City”.  
La Musica del diavolo ci racconta la storia dell’America del Sud attraverso la storia del blues. L’autrice ci premette che la narrazione deve essere accompagnata da fotografie e video che illustrano i luoghi del blues, i paesaggi del Sud; da schede informative e da musica blues suonata preferibilmente dal vivo. È agosto a Birmingham, in Alabama. È agosto e l’afa ha avvolto la città nel consueto e denso abbraccio estivo. 
In Italia è luglio. Io abito quasi al Sud, anche se, geograficamente parlando, l’Abruzzo è nel bel mezzo del centro Italia. Ma anche qui fa caldo. L’afa toglie il respiro e riempie la fronte di sudore; anche in Abruzzo si ascolta il blues. Io ascolto il blues e resto rapita dalla voce di Bobby Rush, che ho riscoperto grazie a Francesca Mereu. Chiudo gli occhi e immagino che Margaret, nipote settantenne di una schiava che scriveva canzoni blues, stia parlando proprio con me, ora.  E che mi stia raccontando la storia del blues.
Questa musica piantò il suo seme a partire dal 1500, quando, donne e uomini liberi, con la pelle nera, si ritrovarono sbattuti nelle zone costiere del loro paese con  dei collari al collo e le catene che li legavano gli uni agli altri. È una musica nata dal dolore; una musica che esprime, dapprima con i suoni e in seguito con le parole, l’angoscia dei sentimenti di persone che hanno perso la libertà e la dignità.  È un ritmo nato nei campi di cotone, che poi, di fatto, ha rivoluzionato per sempre il panorama musicale americano e non solo. Di questa melodia, di questa poesia, di questa musica è impregnata l’America del Sud ed è facile comprendere perché, chi si ritrova a vivere lì, non può fare a meno di sentirsi parte di quella storia. Ma non tutti riescono a farlo. Almeno non tutti quelli che hanno la pelle bianca. Quelli che si sentono superiori, diversi, intoccabili. 
Accompagno le parole di Margaret con le foto che ho trovato in rete. Me le guardo con calma, per comprendere, per vedere quello che lei e Bobby cercano di mostrarmi con la voce. Cerco vecchie foto di Birmingham, che nasceva accompagnata da canzoni blues. La guerra civile era finita e i neri dell’America del Sud pensavano di avere davanti un futuro. La musica che ci accompagna ora si fa struggente, come lo è la voce di Margaret, che credo di udire, accanto a me, mentre continuo a leggere. Il Presidente Lincoln dichiara la schiavitù illegale, ma, paradossalmente, la situazione peggiora. Tutti gli stati del Sud approvano nuove leggi che tolgono diritti e libertà alla popolazione di colore e la schiavitù viene rimpiazzata dalla segregazione. 
Francesca Mereu ci racconta la storia di Birmingham  in “The Magic City”, la città dell’Alabama che Martin Luther King ha chiamato “la più segregata d’America”. 
È una pièce che descrive la segregazione, la lotta dei neri negli anni Sessanta per i diritti civili, e la white flight, la fuga dei bianchi dalle città per non dividerle con i concittadini che avevano acquisito pari diritti; pari diritti, ma solo sulla carta. La realtà era ben diversa; è ben diversa. Negli anni sessanta da questa città sono iniziate le manifestazioni pacifiche di neri che hanno costretto l’America ad approvare leggi che bandiscono ogni tipo di discriminazione. I neri del Sud si ribellano, sfidano i bianchi e si scatenano repressioni violente, che svegliano finalmente l’America dal suo torpore. 
Ora è il jazz ad accompagnare il racconto. L’anima della città è nera e ci si muove al ritmo del jazz e del blues. In ogni strada, vicolo, casa di Birmingham si ode  musica jazz. In questa città arrivano i musicisti più famosi, in cerca di professionisti da ingaggiare nelle loro band. In questa città, come per magia, la musica cancella la povertà e la decadenza e la West Side splende ancora di bellezza. La musica, però, non riesce ad avvicinare bianchi e neri. Quelli con la pelle chiara dicono che non si tratta di razzismo, ma di abitudine. I neri sono diversi dai bianchi, tutto qui. Non è una questione di pelle.  I bianchi vivono “Over the mountain”, oltre la montagna. I bianchi vivono nei sobborghi bianchi e i neri nei sobborghi neri. Nessuna legge, o musica, o rivoluzione, è riuscita a cambiare questa situazione. La segregazione e la separazione provocano ancora ferite che non si rimargineranno mai, forse. Eppure l’autrice spera ancora che un giorno il Sud e L’America tutta si libererà dal giogo dei pregiudizi. 
La frase di chiusura, di Martin Luther King, lascia al lettore una nota di nostalgia e  di vergogna. Vergogna per quello che non si riesce ancora ad essere, nonostante siano passati secoli, da quando i neri del Sud furono privati della libertà. 
Brava, Francesca Mereu. Brava davvero.


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Recensiamo : Elisabetta Motta - La Casa nel blu - You feel Rizzoli



Collana: You feel
Mood : Emozionante
Editore: Rizzoli 
Costo ebook € 2,99 


Sinossi

La vita trova sempre una strada
Sara e Andrea hanno tutto quello che desiderano dalla vita, tranne un figlio: sposati da cinque anni, i loro tentativi di diventare genitori sono sempre falliti. Sara va in crisi, teme di perdere il marito, e inizia a sospettare. Trova in casa la pubblicità di un agriturismo, “La casa nel blu”, e ha la conferma dei suoi dubbi: Andrea ha scelto un posto romantico adatto a coppie innamorate per trascorrere un week end con un’amante. Accecata dalla rabbia, Sara arriva a prendere la dolorosa decisione di lasciarlo. E in un momento di vulnerabilità cede alla corte di Giacomo De Paolis, l’affascinante notaio con cui Sara ha rapporti professionali, e che le fa da tempo una corte appassionata. Così all’improvviso tutto viene messo in discussione e rischia di esplodere, come la vita che inizia a crescere dentro di lei. Ma talvolta il dolore di uno comporta la felicità di qualcun altro, e magicamente il destino sistema tutti i pezzi del mosaico…


Questo è il secondo romanzo di Elisabetta Motta che leggo, all’interno della collana You feel – Rizzoli. Più che romanzo è un racconto lungo e credo che non sarebbe stato sbagliato approfondire qualche passaggio, soprattutto nella parte finale della narrazione. Tuttavia questo è l’unico appunto che mi sento di fare. Avevo deciso di leggerlo perché  della stessa autrice avevo acquistato “Incontro veneziano”, che  mi era piaciuto molto, ma anche perché la copertina mi aveva attirata tantissimo. Leggendo, poi, la storia, ho potuto constatare che mai copertina fu più adeguata di questa.
Il racconto si snoda intorno alla figura di Sara, una designer di interni. Sara è sposata con Andrea, un chirurgo, che la ama moltissimo, nonostante le sue paure e le sue incertezze, che derivano dall’impossibilità di avere un figlio, dopo tre anni di tentativi. Sara pensa che Andrea la tradisca per questo motivo e la sua paura le fa compiere atti che avranno conseguenze importanti…ma di questo non parlerò, per non rovinarvi il gusto di leggere la bella storia che ha uno sviluppo davvero diverso da quello che avevo immaginato leggendo le prime righe.
Sullo sfondo della narrazione c’è la meravigliosa campagna toscana e una casa : “la casa nel blu”, immersa in un campo di lavanda. Sara non ha mai visto nulla di simile e, nella casetta di legno, dove lei e Andrea passeranno qualche giorno, ritroverà l’amore e la passione di un tempo; lo stesso amore e la stessa passione che pensava di aver perso irrimediabilmente. La lettura impegna per poche ore e lo fa in maniera gradevole, riuscendo anche, a far riflettere sui complicati rapporti di coppia. Perché Sara e Andrea possono essere ognuno di noi e, come qualsiasi altro essere umano, possono compiere errori.
Andrea è l’uomo che tutte noi vorrebbero avere accanto: un uomo completo e capace di “guardare oltre”, capace, soprattutto, di ridare energia a un rapporto che sembra destinato verso un triste epilogo.  Un uomo vero.

Elisabetta Motta è nata a Catanzaro, ma vive a Roma. Subito dopo la laurea in Lingue e letterature straniere ha lavorato come traduttrice letteraria e successivamente ha iniziato a scrivere e pubblicare racconti per le principali riviste femminili. Da diversi anni traduce romanzi rosa. Sposata, ha due figli e ama viaggiare. Sono proprio i luoghi che visita e le persone che incontra a ispirare le storie che scrive. Nella collana Youfeel ha pubblicato anche Mora selvatica e Incontro veneziano.


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Rizzoli - YouFeel (Mood Emozionante)
Romance- eBook
105 pagine - € 2,99
SINOSSI

Il mare separa, ma a volte può unire per sempre. Lilia è una giovane giornalista milanese che ha trent’anni, mille manie e paure, una famiglia freddina e un fidanzato noioso, abituato a considerarla parte dell’arredamento. Per rivitalizzare la storia d’amore con Guido, Lilia organizza una vacanza sulle coste dell’Istria, ma non appena arrivano nella bellissima Rovigno le cose si complicano e i destini della coppia si dividono. E Lilia viene sedotta e rapita dallo sguardo magnetico di Danijel. Bello, passionale e misterioso, ma chi è davvero quell’uomo, e soprattutto chi sono i demoni che lo tormentano? Lilia riparte per Milano senza risposte, convinta di aver perso la sua occasione per essere finalmente felice. Ma c’è qualcosa che la chiama, che vuole che torni davanti a quel mare…
Tra i colori di una terra incantevole, martoriata da un passato tragico e non ancora dimenticato, Emily Pigozzi ci regala la storia struggente di due anime che si riconoscono e si comprendono, al di là di ogni ostacolo.
                                                    

Emily Pigozzi si conferma maestra della scrittura. I presupposti c’erano tutti, come già sottolineato nelle precedenti recensioni pubblicate sul blog ilgiardinodeigirasoli.
“Aspettami davanti al mare” , il suo primo titolo pubblicato per la collana Youfeel di Rizzoli, mood emozionante, è la prova che, se un’autrice è brava, ma brava davvero, riesce a trovare la strada per raggiungere il successo. L’importante è saper scrivere storie che fanno emozionare e che non siano le “solite” storie d’amore.
Emily usa la penna come un chirurgo usa il bisturi. A volte tagliente; a tratti precisa e puntigliosa ma, al tempo stesso, delicata e attenta come poche altre scrittrici. Seppur breve, la storia è completa, impeccabile. Strutturata in maniera eccellente e diretta da una “penna” che sa perfettamente cosa dire e quando dirlo.
Il suo stile è pulito, lineare, gradevole dall’inizio alla fine e mai eccessivo. Emily è in grado di entrare dentro i sentimenti con la delicatezza di una farfalla, e di colorare i ricordi di nostalgia. Difficile, per chi ha amato, non immedesimarsi nella protagonista: Lilia, una giovane giornalista milanese che, per la prima volta, decide di lasciarsi andare e di abbandonare la rigidità morale che ha sempre contraddistinto la sua vita. Lilia ci emoziona e ci commuove fin dalle prime righe. Si mette a nudo per noi e ci fa sperare in un lieto fine. Ma, anche quello, non è scontato. Emily non separa mai troppo le sue storie dalla realtà. I suoi racconti hanno sempre uno sfondo sociale, e a volte, come in questo caso, anche una  rilevanza storica. Dolori, tragedie, guerre e difficoltà personali si mescolano abilmente e senza appesantire la struttura narrativa; anzi! La rendono attuale e credibile e inducono il lettore a riflettere sul contesto socio-politico-culturale nel quale nasce la storia d’amore di Lilia e Danijel.    
Una delle figure più belle del romanzo è Egle, la nonna di Lilia. Un personaggio minore che, tuttavia, è uno dei punti di forza del racconto; nonna magica e determinata, che spronerà Lilia affinché  impari a vivere davvero le sue emozioni. Pochi tratti abilmente dosati ed Egle è lì, viva, reale e parte attiva della storia. Senza di lei mancherebbe sicuramente quel tocco in più.
L’amore fra Lilia e Danijel sboccia a Rovigno, splendida località croata che Emily riesce a descrivere con tratti da impressionista, che ti fan venire voglia di fare le valigie e partire, per ripercorrere i passi della protagonista.  
Emily non aveva bisogno di conferme, perché la sua scrittura è “speciale” sempre e comunque. Il suo racconto non poteva non venire pubblicato nel mood “emozionante”, perché lei è in grado, con le sue parole, di emozionare chiunque. Perfino una roccia come me.



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