lunedì 31 luglio 2017

Ciao, mi chiamo Alessandra Montali e sono una scrittrice

Oggi abbiamo deciso di presentarvi Alessandra Montali, autrice marchigiana, alla quale abbiamo chiesto di parlarci di lei senza dare alle sue parole la forma di una classica intervista. Ci sembra che ci sia riuscita, voi cosa ne pensate?

Mi chiamo Alessandra Montali e sono nata a Chiaravalle, dove vivo. Ho scritto il primo romanzo a 11 anni insieme alla mia migliore amica. La nostra professoressa, al ritorno dalle vacanze estive lo fece leggere a puntate a tutta la classe, e da lì non mi sono più fermata. Ho scritto racconti e piccoli gialli per bambini e ragazzi, e un paio di romanzi per adulti. Penso che la scrittura sia un grande dono che può essere anche d'aiuto nei periodi meno belli della vita. In questo periodo, dopo aver pubblicato un giallo per ragazzi con la casa editrice
"Le Mezzelane" 
sto scrivendo la biografia di una signora che
mi ha contattata per scrivere ciò che lei chiama "il libro della sua vita" con il quale vuole aiutare le persone che stanno vivendo un particolare momento di vita come a lei stessa è capitato, ma dal quale ha saputo tirar fuori la vera donna che si nascondeva in lei. Sulla scia di questa storia, altre due giovani donne mi hanno chiesto di fare altrettanto con le loro vite. Questi due progetti li condividerò con una mia amica di penna in un lavoro di scrittura "cooperativa" dopo aver frequentato un paio di corsi su questa modalità di scrittura che a me incuriosisce tanto. Adoro gli animali, soprattutto i cani e i gatti; sono tanto golosa di tutti i dolci dell'universo, ma non posso toccare il cioccolato per una grave forma di allergia. Posso aggiungere che amo l'amicizia nel vero senso della parola. Il rispetto che ho per gli amici è sacro.

domenica 30 luglio 2017

Due chiacchiere con Roberta Andres, autrice di "Flora la pazza" Amarganta edizioni


Roberta Andres, scrittrice pescarese, ha pubblicato da qualche giorno il suo ultimo romanzo "Flora la pazza", edito da Amarganta. 
 
Oggi abbiamo chiacchierato un po' con lei e le abbiamo chiesto di aprire il suo cuore e di spiegarci cosa la spinge a scrivere. Complici il caldo, e un pomeriggio in spiaggia, siamo riuscite a farla parlare di sé senza interromperla mai. Vi va di scoprire cosa ci ha raccontato?
***
Nei miei corsi di scrittura parlo sempre del perché si scrive e ho l’abitudine di mostrare un elenco pubblicato da Nathalie Goldberd nel suo “Scrivere zen”, compilato da suoi allievi nei corsi di scrittura, dove si spazia da motivazioni utopistiche (“Perché voglio diventare miliardario”) ad altre esistenziali (“Per far passare il tempo, anche se sarebbe passato comunque”), fino a lanciarsi in motivazioni un po’ più sincere (“Perché sono nevrotico”, “Per piacere alla donne”).
Mi chiedo perché scrivo quasi ogni giorno, a volte nei momenti negativi in cui medito sul fatto che avrei potuto impiegare il tempo in attività più remunerative, come ad esempio fare le torte (cosa che mi riesce piuttosto bene!) o utile, come fare volontariato. Me lo chiedo quando la notte mi sveglio arrovellandomi sull’esito di una scena o il gesto di un personaggio, quando cerco di far quadrare il cerchio della storia, quando la sera potrei guardare la Tv con mia figlia o andare a dormire più presto ed essere più riposata la mattina dopo e invece mi siedo al PC e faccio le ore piccole.
Me lo chiedo anche, con gioia, quando viene pubblicato un mio romanzo, quando qualche lettore mi dice cosa lo ha emozionato della storia, quando ripenso che questo era il mio sogno da quando ero bambina e a quanto pare sono riuscita a realizzarlo (indipendentemente poi dal numero di copie vendute).
Lo so, perché scrivo: perché non riesco a fare altrimenti! Perché ognuno ha la sua forma privilegiata di espressione e questa è la mia da quando avevo pochissimi anni. Ultima figlia dopo molti anni dai primi due, quando ho compiuto quattro anni ho  voluto per regalo il sillabario e un po’ di tempo di mia madre affinché mi insegnasse a leggere e scrivere. Poche settimane dopo leggevo e scrivevo speditamente e finalmente mi sentivo alla pari, almeno in questo, con quei due modelli di maturità, indipendenza e libertà quali mi apparivano i miei fratelli. Da allora la pratica della lettura e della scrittura è stata quello che mi ha riempito grandissima parte delle giornate:  quando primogenito e secondogenita uscivano con gli amici, o andavano a scuola, o a qualche gita, io piena di frustrazione restavo a casa con mia madre e mi rifugiavo nei libri. Dopo un po’, anche nei quaderni. La situazione si è estremizzata quando ho perso mio padre e la lettura è diventata un mondo in cui fuggire, isolarmi, dimenticare il dolore e la mancanza. Da lì, il passo verso la scrittura è stato brevissimo.
Insomma, la scrittura come resilienza. Come fonte di equilibrio, modo per viaggiare con la mente. Passione, vizio, ed anche (devo ammetterlo!) modo per eccellere, farmi notare dagli insegnanti, stupire.
Poi è arrivata l’età adulta, quella che in parte ti distrae da qualsiasi tua passione, ti toglie il tempo da dedicare, le energie per migliorare. Figli, lavoro, problemi pratici. Questo si è tradotto in una serie infinita di foglietti sparsi che riempivano le mie borse, i cassetti, il retro dei frontespizi dei libri. Primaria fonte di distrazione durante collegi docenti, riempitivo di attese dal pediatra mentre le altre mamme chiacchieravano di pappe e vaccinazioni, quaderni tirati fuori dalla borsa sulle panchine dei parchi giochi con l’inevitabile conseguenza di sentirmi etichettata come “quella che se la tira”. O, in pratica, una specie di disadattata. Una che spesso non è qui ed ora ma altrove. Chissà dove e chissà in quale epoca storica.
Quando la mia seconda figlia era piccola, la addormentavo verso le ventidue, crollando anch’io, ma avevo   la sveglia che suonava alle ventitre per cominciare a scrivere e tirare fino a mezzanotte, l’una. Coraggio, serietà? No, semplicemente istinto di sopravvivenza di chi è consapevole che se non riesce a ritagliarsi almeno quell’ora di passione e di vita secondo il proprio naturale modo di esprimere, prima o poi uscirà fuori di testa.
Eppure, ci sono stati dei momenti in cui non ho scritto. Sono stati quelli di alcuni grandissimi dolori che mi hanno sopraffatto, zittito, annichilito. Dolori che sono stati superati, metabolizzati, soltanto quando poi ho ricominciato, con fatica, due frasi alla volta, come uno che ha un incidente e deve fare riabilitazione. Scrivendo e cancellando, scrivendo e piangendo, scrivendo e nascondendo per non rileggere.
Fino ad imparare a far fluire la vena anche nel dolore, anzi, utilizzandola per lavarlo via, per cacciarlo fuori da sé, metterlo in controluce, guardarlo e trovarlo persino bello, perché condiviso.
Detto questo, non vorrei che da quanto ho raccontato, la scrittura  apparisse per me soltanto legata al dolore, alla sofferenza, alla perdita. Ad un certo punto della mia vita, infatti e per fortuna, essa è diventata un’esperienza professionale gratificante e si è legata alla condivisione di quel che avevo imparato sulla mia pelle e attraverso lo studio, con persone che ho incontrato sulla mia strada di insegnante. L’esperienza universitaria ha sancito una contiguità che percepivo strettissima, quella tra terapia psicologica e scrittura, quella tra archetipi e favole, storie, personaggi del mondo letterario;  questo lo avverto fortemente anche nell’insegnamento in corsi di scrittura creativa e autobiografica. L’incontro e lo scambio con persone che sentono la scrittura in modo simile a come la sento e la vivo io è un arricchimento incalcolabile, un rispecchiamento di emozioni, momenti, una crescita che è mia, prima che loro. Ed ecco che la scrittura è gioia, amore, vita. Qualcosa di luminoso che accompagna il mio cammino e quello di chi fa la mia stessa strada. Fonte di amicizie bellissime, intense, sempre vive. Di risate, divertimento, ironia, gioco.
Si può vivere senza giocare, senza amare, senza ridere? No, sarebbe una vita talmente triste! E si può vivere esenti dal dolore, dal pianto, dalla mancanza? Neanche, purtroppo, sono inevitabili!
In entrambi i casi, nella mia vita la scrittura c’è. Non pretendo di consigliarla ad altri, ognuno ha il suo modo di esprimersi, la sua strada privilegiata, ma questa è la mia e non posso lasciarla, pena il tradimento al quello che di me è più vero, più costante, più essenziale parte delle mie fibre.


sabato 29 luglio 2017

Recensione "Non è la fine del mondo" Alessia Gazzola - Feltrinelli

Alessia Gazzola 
Non è la fine del mondo


Alessia Gazzola abbandona momentaneamente  Alice Allevi, protagonista del romanzo "L’allieva", (tanto per informare  chi non lo sapesse), e ci fa conoscere Emma De Tessent, eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento – ma solo per il momento – insieme alla madre. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia quando si sente giù. Un uomo che probabilmente esiste solo nei romanzi Regency di cui va matta. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo dell’odierna zitella, solo l’allergia ai gatti.

Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo una serie di colloqui di lavoro fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove viene presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia finalmente allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista.
Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov’è? E perché il famoso scrittore che Emma aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica del suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell’affascinante produttore che continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?
 “Tenace stagista. Incrollabile sognatrice. Calamita per produttori scorbutici e scrittori zen. Mi chiamo Emma De Tessent, e questa è la mia storia.”

Un romanzo che si legge in un paio di giorni e che fa sorridere. Emma è una ragazza come tante: alla continua ricerca della felicità e con un cuore grande e fragile, che le impedisce di amarsi del tutto e di comprendere quanto sia facile volerle bene. È allegra, determinata, caparbia, sincera e sempre disponibile. Ha una sorella e due Nipoti che adora. Vive con sua madre ma sogna di comprare un villino con un bellissimo glicine nel giardino; legge romanzi Regency e sogna di innamorarsi di un uomo che somigli a uno dei protagonisti dei suoi amati Harmony.
Alessia Gazzola riesce a creare personaggi femminili indimenticabili e deliziosi. Emma  si fa volere bene fin dalle prime righe e, ne sono sicura, sarebbe perfetta per una trasposizione cinematografica. Un libro gioioso, ironico, allegro e divertente che fa stare bene il lettore e  lo fa  sognare. La storia convince dall’inizio alla fine, così come convincono i rapporti fra i protagonisti e i dialoghi; anche quelli d’amore, che d'amore non sono. Sì, perché “Non è la fine del mondo” è una storia d’amore, anche se il sentimento si nasconde fra le righe, fra parole non dette e dietro sguardi indifferenti. 
Alessia Gazzola è brava e lo ha dimostrato ancora una volta. Dieci e lode!

Feltrinelli
Amazon


venerdì 28 luglio 2017

Vi consigliamo di leggere



Tre storie e tre personaggi che sembrano non avere nulla da condividere l'uno con l'altro, ma vi accorgerete subito che non è così.
Ancora una volta Nicolas Barreau, con Parigi è sempre una buona idea, non delude le aspettative dei suoi lettori, che aspettavano da tempo il nuovo romanzo, edito dalla casa editrice Feltrinelli. Una storia semplice e delicato, da leggere in tutto relax. La storia ideale per sognare un viaggio a Parigi e per scoprire la papeterie di Rosalie. Poi, se volete, tornateci anche il 12 dicembre, il giorno del  suo compleanno. Fermatevi sotto la Tour Eiffel e guardate in alto, perché uno dei biglietti dei desideri di Rosalie potrebbe arrivare proprio sul vostro cuore.



Parigi è sempre una buona idea, si sa. Innamorati o no, vale sempre la pena di fare una passeggiata per le vie della Ville Lumière. Lì, in rue du Dragon, una deliziosa stradina nel cuore di Saint-Germain, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno, un campanello d’argento démodé sulla porta e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e bellissime cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent.
Talentuosa illustratrice, Rosalie è famosa per i biglietti d’auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un’accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, una fetta di tarte au citron nelle giornate storte, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura della papeterie. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che ogni anno, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e, con il cuore in gola, lancia in aria un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra come un ciclone nella papeterie. Si tratta del famoso scrittore per bambini Max Marchais, che le chiede di illustrare il suo nuovo libro. Rosalie accetta felice e ben presto i due diventano amici, La tigre azzurra ottiene premi e riconoscimenti e si aggiudica il posto d’onore in vetrina. Quando, poco tempo dopo, un affascinante professore americano, attratto dal libro, entra in negozio, Rosalie pensa che il destino stia per farle un altro regalo. Ma prima ancora che si possa innamorare, ha un’amara sorpresa. Perché l’uomo è fermamente convinto che la storia della Tigre azzurra sia sua…

Una piccola cartoleria parigina e la sua eccentrica proprietaria. Un professore americano e un misterioso manoscritto. Una storia d’amore delicata e appassionante.

“Non chiedo di più a un libro, alla vita e a un bel film.” Massimo Gramellini, su Una sera a Parigi

La segnalazione di oggi

2031. Amore Peccaminoso
Leonarda Morsi 
 Editore: Pizzo Nero
Collana: I libertini
Anno edizione: 2017


Siamo nel 2031. L’ Europa è in fiamme per i numerosi attacchi islamisti. Un terribile attentato in Piazza San Pietro a Roma ha mietuto numerose vittime tra i fedeli e provocato la morte del Santo Padre. Il popolo italiano sconvolto e impaurito ha scelto di abbandonare la Repubblica per il Nuovo Stato Pontificio. In un contesto politico e sociale di oppressione e oscurantismo si intrecciano le storie di tre coppie che desiderano godere della vita in maniera libera e appassionata. Nella campagna Romagnola, un vecchio casale restaurato e adibito ad albergo diventa per molti amanti il luogo dove poter esprimere le proprie pulsioni erotiche con ardore e trasparenza.

Un romanzo nel quale i generi distopico ed erotico cercano di trovare un equilibrio comune attraverso una prosa senza sbavature e uno stile preciso e ben gestito, che riesce a intrappolare l’attenzione del lettore, mischiando con genialità i sentimenti più profondi e delicati, e la ferocia del piacere sessuale. 

giovedì 27 luglio 2017

Lo stiamo leggendo e ve lo consigliamo




Sperling & Kupfer


Seguii il loro sguardo e in quel momento pensai che London fosse la neonata più preziosa nella storia del mondo. Avremo una vita bellissima. Noi due.

A trentaquattro anni, Russell Green ha tutto: una moglie fantastica, un'adorabile bambina di cinque anni, una carriera ben avviata e una casa elegante a Charlotte, in North Carolina. All'apparenza vive un sogno, ma sotto la superficie perfetta qualcosa comincia a incrinarsi. Nell'arco di pochi mesi, Russ si trova senza moglie né lavoro, solo con la figlia London e una realtà tutta da reinventare. E se quel viaggio all'inizio lo spaventa, ben presto il legame con London diventa indissolubile e dolcissimo, tanto da dargli una forza che non si aspettava. La forza di affrontare la fine di un matrimonio in cui aveva tanto creduto. Ma soprattutto la forza straordinaria di essere un padre solido e affidabile, capace di proteggere la sua bambina dalle conseguenze di un cambiamento tanto radicale. Alla paura iniziale, poco alla volta, si sostituisce la meraviglia di ritrovare dentro di sé le risorse che servono per fare il mestiere più difficile del mondo, il genitore. Russ scopre di saper amare in un modo nuovo, di quell'amore incondizionato che non deve chiedere ma solo offrire. E forse per questo potrà anche rimettersi in gioco con una donna alla quale dare tutto se stesso.

Nicholas Sparks, insuperabile narratore dei sentimenti, è uno degli scrittori più amati al mondo: tutti i suoi romanzi sono stati bestseller del New York Times e hanno venduto oltre cento milioni di copie in più di cinquanta Paesi, raggiungendo puntualmente i vertici delle classifiche internazionali. 
Molti i film ispirati ai suoi libri, tra cui ricordiamo Le parole che non ti ho dettoI passi dell'amoreLe pagine della nostra vitaCome un uraganoHo cercato il tuo nome eLa risposta è nelle stelle. Sparks vive nel North Carolina. 
www.nicholassparks.it

Youfeel Rizzoli le nuove uscite di luglio 2017




Siete romantiche e in cerca di una storia che vi faccia battere forte il cuore? Allora  dovete  leggere "La ricerca della felicità" di Grazia Cioce; 
Avete voglia di emozionarvi fra le righe di una storia? Tranquille, per voi  c'è "Game Over" di Rosita Romeo. 
Se volete anche ridere e divertirvi, mentre assisterete alla nascita di un amore, non vi resta che leggere "Maledette stelle cadenti" di Madeleine H. 
Chi, invece, cerca una storia dall'alto tasso erotico, ed elegante come poche altre, sceglierà di sicuro "Sarai il mio giocattolo" di Mariella Mogni.
Romanzi che riescono a soddisfare la curiosità  di ogni lettrice e che non dovete assolutamente perdere. Uno per ogni momento della giornata; uno per ogni stato d'animo. 
Buona lettura, Youfeeline. 

Dal 28 luglio - € 2,99 su tutti gli store online



La segnalazione di oggi


Free Zone
a cura di Nuela Celli
Quattordici storie che, disintegrando la fissità di generi e ruoli, esplorano le molteplici vie per perdersi nel piacere


Descrizione

Una raccolta poliedrica, al cardiopalma, seducente. Quindici scrittori italiani raccontano l'eros. Un erotismo che può essere immaginifico e quasi mistico, oppure mercenario e sbadato, consumato in pochi attimi o centellinato ed elegante, fedifrago oppure fedele fino alle estreme conseguenze. Quattordici storie che esplorano le molteplici vie per perdersi nel piacere. Disintegrando la fissità di generi e ruoli, ogni autore attraversa territori da altri inesplorati per raggiungere la zona franca del piacere, la propria 'free zone'.

Solo i battiti uniti del sesso e del cuore insieme possono creare l'estasi (Anaïs Nin)

I battiti presenti in Free Zone sono di :

Gianluca Morozzi  Qualcosa di delicato
Cynthia Collu  Il club delle libellule
Romano De Marco  Tutto il sesso è noia
Nuela Celli  L'apicoltore
Caterina Falconi  In questo mondo postumo e diroccato 
Andrea Coffami e Angelo Zabaglio Amarla e onorarlo
Paola Rambaldi La frusta di sciucarèn
Leonarda Morsi  La rosa del deserto
Domenico Trischitta  Dell'infedele
Ariase Barretta Donne, sabbie e trame d'acqua
Roberto Gavelli Lettera d'amore dalla galassia di Andromeda
Letizia Vicidomini Mammina
Giada Trebeschi La punta di fuoco
Laura Costantini e Loredana Falcone Regalo di compleanno
Echos Edizioni 
€ 12,00

sabato 22 luglio 2017

La segnalazione di oggi


Alice Adams
"Un'estate per sempre"
€ 19,00
Mondadori

Amici inseparabili durante tutti gli anni dell'università, Eva, Benedict, Sylvie e Lucien si laureano a Bristol nel 1997, in un mondo carico di promesse che si affaccia sul nuovo Millennio. Innamorata dell'inafferrabile playboy Lucien e desiderosa di lasciarsi alle spalle un'educazione austera e opprimente, Eva si trasferisce a Londra per lavorare in un'importante banca. Benedict invece rimane all'università per finire il dottorato in fisica, struggendosi segretamente d'amore per lei, mentre i fratelli Sylvie e Lucien adottano uno stile di vita più bohémien dedicandosi all'arte, ai viaggi e alle avventure.

Gli anni passano e i quattro amici si accorgono che le loro strade sono sempre più distanti e che per ognuno di loro non è facile continuare a inseguire i sogni di un tempo. Convinti di non riuscire più a essere artefici dei loro destini, sentono di avere ancora bisogno l'uno dell'altro. Amori infranti e carriere finite in maniera disastrosa li riavvicineranno, ma in modi che non avrebbero mai potuto immaginare...

Un'estate per sempre è la storia di quello che succede quando tra i sogni della giovinezza irrompe la vita vera, un'illuminante rappresentazione degli alti e bassi che tutti noi ci troviamo ad affrontare quando entriamo nell'età adulta. Ma è soprattutto una celebrazione dell'amicizia come valore cardine su cui fondare le nostre vite: un rifugio sicuro che è anche un motore propulsivo, un centro di gravità permanente in un mondo in perenne mutamento.

La segnalazione di oggi

                   
Alessia Gazzola
"Non è la fine del mondo"


Feltrinelli
€ 9,90

Descrizione

Emma De Tessent. Eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento - ma solo per il momento - insieme alla madre. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia quando si sente giù. Un uomo che probabilmente esiste solo nei romanzi regency di cui va matta. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo dell'odierna zitella, solo l'allergia ai gatti. Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo una serie di colloqui di lavoro fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove viene presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia finalmente allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista. Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov'è? E perché il famoso scrittore che Emma aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica del suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell'affascinante produttore che continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?

Recensione - Per una volta ancora - di Silvia Maira


Per una volta ancora
Silvia Maira


Titolo: Per una volta ancora
Autore: Silvia Maira
Editore:  Amazon Media EU S.à r.l.
Data di pubblicazione: 30 giugno 2017
Genere: Relazioni di coppia
Pagine: 349
Formato: Ebook €0,99

Sinossi

Aida vive una vita tranquilla. Tre figli, una nuova casa e Johnny, suo marito, l’uomo che ha sposato per amore. Le giornate trascorrono veloci alle prese con la quotidianità. Tra i bambini, la scuola, gli impegni di lavoro e le bollette da pagare, Johnny e Aida hanno poco tempo a loro disposizione.
Finché un giorno accade qualcosa di imprevedibile che metterà in discussione la loro vita, facendo affiorare problemi che covavano sotto la cenere.
Aida si ritroverà a dover fare una scelta importante come madre e come donna, a lottare contro se stessa e i suoi sentimenti.
Johnny riuscirà a capire e ad accettare le sue scelte?
A complicare la situazione, il passato farà ritorno e Aida si ritroverà faccia a faccia con Ruggero, l’uomo che ha amato e che ha relegato nell’angolo più remoto del suo cuore.
A due anni dall’uscita di Un cuore a metà, i protagonisti si ritroveranno a confrontarsi in una nuova e avvincente storia ricca di colpi di scena con un finale emozionante e imprevedibile.

***

A due anni di distanza da “Un cuore a metà”, Silvia Maira torna a far parlare i protagonisti dell'indimenticabile romanzo che, oggi, è diventato il prequel di “Per una volta ancora”. Per i protagonisti di “Un cuore a metà” di anni ne sono passati otto e, nella loro vita, molto è cambiato. Aida ora è madre di tre figli e la più piccola ha bisogno di cure e attenzioni molto particolari; Johnny, suo marito, non è più il ragazzo allegro e scanzonato di un tempo, e la band in cui suonava (I Four season), non va più al Cubo, il venerdì. I due giovani sono diventati genitori e i problemi economici e familiari li hanno fatti allontanare, come accade spesso anche nella realtà. E, come nella realtà, un giorno tutto cambia di nuovo. L’amore, si sa, è un cerchio, come dice una mia cara amica scrittrice e, prima o poi, si chiude. 
Il nuovo romanzo di Silvia Maira si apre con la prefazione di Cristina Katia Panepinto, giallista di talento, che vi invito a leggere, perché è davvero bella:


Quando si parla della relazione tra un uomo maturo e una donna di trent'anni più giovane, le prime associazioni che scattano in mente sono “crisi di mezza età” e “interesse economico”. Poche persone sono disposte a credere che si possa trattare di un amore sincero e ancora meno a scommettere sulla durata di un tale rapporto, visto che cinema, letteratura e vita reale ci hanno spesso abituati a vedere l'anziano amante costretto a cedere il passo a un rivale più prestante.
L'Autrice Silvia Maira queste regole le conosce bene, ma nella sua storia decide di sparigliare le carte e non dare nulla per scontato.
Nel primo romanzo “Un cuore a metà”, Aida è una ragazza semplice, sincera e innamorata della vita, che per caso incontra Ruggero, un imprenditore sulla soglia dei sessant'anni sicuro di sé, intenso, appassionato. I due si piacciono e fin dal primo momento non sono altro che un uomo e una donna travolti dal più classico dei colpi di fulmine, a cui la ragione non ha nulla da insegnare.
Aida e Ruggero non ignorano la differenza d'età, bensì la vivono come un arricchimento. Si scelgono e si amano senza pregiudizi, spinti da un'attrazione totalizzante, che li porta a prendere decisioni importanti, dettate dalla forza dei sentimenti.
Purtroppo il mondo esterno non tarda a mettere ostacoli sulla loro strada, ma i protagonisti non rinnegano mai la profondità del loro rapporto, nemmeno quando cominciano ad ascoltare più la testa che il cuore, scegliendo un'esistenza apparentemente più adeguata. Il loro legame finisce allora per trasformarsi in un sussurro discreto, che si protrarrà nel tempo, ben nascosto tra le pieghe delle loro anime.
Forse è per questo che, quando molti anni dopo tornano a incontrarsi tra gli scaffali di un negozio di giocattoli, esplode l'irrinunciabile desiderio di condividere almeno in forma amichevole un po' delle rispettive vite.
L'Aida e il Ruggero che i lettori ritrovano nei primi capitoli di “Per una volta ancora”, sono immersi in una quotidianità piena di aspettative in buona parte disattese. Aida è più matura, più consapevole, ma sotto tanti aspetti è ancora la ragazza insicura e impulsiva di un tempo, a cui manca un punto di riferimento. 
“La vita le ha donato delle soddisfazioni, ma le ha inferto duri colpi, che hanno spento in parte la sua gioia di vivere. Per Ruggero diventa una missione aiutarla a ritrovare il sorriso. Lui, che l'ha lasciata a un altro nella speranza di renderla felice, non accetta di aver rinunciato invano ed è disposto a nascondere un sentimento mai sopito, pur di darle una mano a rimettere assieme i frantumi del suo mondo.
Aida saprà accettare quell'aiuto prezioso in nome del proprio amore di madre e per questa via, tra dubbi, incertezze e molti colpi di scena, scoprirà a cosa può condurre un amore puro e vero.

***

In questo romanzo incontriamo un’Aida diversa: matura, riflessiva e, soprattutto, madre. L’autrice è stata brava nel farle fare un percorso di crescita che si sente e che si percepisce in ogni suo gesto. Gli altri personaggi sono più o meno quelli che abbiamo lasciato due anni fa; Aida no. Oggi questa donna mi piace moltissimo e ho apprezzato le sue scelte, anche quando mi sono apparse contraddittorie. Per una donna non è semplice decidere. Ci sono troppe variabili, da considerare. Ci sono i figli, soprattutto, e per un figlio una madre farebbe qualsiasi cosa. La maternità ha addolcito Aida e la resa più forte, più determinata. Aida ora è capace di lottare, mentre in passato non lo era e aveva lasciato che gli altri decidessero cosa fosse la cosa migliore da fare, per lei. Gli uomini, in “Per una volta ancora”, pur essendo tratteggiati con cura, non sono diversi da quelli che erano e, ancora una volta, questo particolare fa intuire la bravura della scrittrice. Nemmeno nella vita l’evoluzione psicologica di uomini e donne prosegue con lo stesso ritmo. Un uomo infantile e incapace di assumersi le proprie responsabilità rimarrà così per sempre, proprio come un uomo come Ruggero, uomo di altri tempi, non cambierà mai.
Ruggero torna nella vita di Aida e fa sì che tutto, nella stessa, cambi. Molte volte, durante la lettura, mi sono chiesta quanto egoismo ci fosse, dietro il comportamento di Ruggero. La vita di Aida scorre in maniera noiosa, ma ha una famiglia, parenti, suoceri, amici che ruotano intorno a quella vita. Ruggero gliela sconvolge di nuovo e, a volte, mi sono ritrovata a pensare che, forse, ne avrebbe potuto fare a meno. Ma all’amore non si comanda, si sa, e l’amore che lega Aida e Ruggero va oltre ogni umano pensiero o dubbio.
Molto bello l’epilogo, che fa intuire che la storia non sia finita qui. Di nuovi personaggi ne abbiamo tanti e chissà cosa ha in mente Silvia?

martedì 18 luglio 2017

Recensione - Le nuove confessioni di Eva - Rita Angelelli


Le nuove confessioni di Eva
Rita Angelelli




Ebook € 5,49
Cartaceo € 12,67
Link per l'acquisto : Le Mezzelane - Amazon

Recensire un romanzo erotico non è semplice; non lo è nemmeno per chi lo scrive e dovrebbe avere dimestichezza con l’argomento. Recensire il romanzo erotico di Rita Angelelli è ancora più difficile perché gli argomenti, le situazioni, le scene e le conversazioni che si trovano nelle pagine del suo romanzo non offrono appigli facili o standard intorno ai quali scrivere delle considerazioni generali o scontate. 
Secco, immediato, forte e schietto, il linguaggio dell’autrice ci catapulta nel quotidiano di Eva, la protagonista. L’unico appiglio per spiegare la storia di Eva (ma forse no), lo troviamo nell’insolita dedica alla noia

La Noia 
Si nutre di cattivi pensieri,
spesso banali,
di cliché che ti sbattono addosso.
Qualche volta ti avvolgi di vuoto,
e poi sprofondi nel nulla assoluto,
combatti contro gli zeri
- è ciò che ti senti-
e zero è ciò che rimani.
Pensi di assassinare la noia
cantando canzoni con la voce stonata,
per riempire silenzi che risuonano a morte,
o scrivendo versi che aggiungono niente,
tanto chi vuoi che li legga.
È già tanto se torno a sfogliarli.
Spesso nemmeno una bistecca
ha un buon sapore,
nonostante la fame viva nei crampi.
Nulla appare allettante.
Niente ti soddisfa,
nemmeno una buona scopata.
A volte
ti senti una merda.
A volte
le parole sono vuote,
tuttavia piene di vita.

Eva si annoia e ha bisogno di vivere situazioni forti e non convenzionali, o ha proprio la necessità di vivere in questo modo? Il sesso, per lei, è indispensabile tanto quanto respirare, in fondo. 



Pur di uscire dalle ali protettive di una famiglia soffocante, Eva va a vivere con un facoltoso e intraprendente avvocato di Opera, socio di uno degli studi legali più importanti di Milano. Pur riempiendola di costosi regali, l’uomo si considera il suo padrone e la tratta come una vera e propria slave. Eva non disdegna il trattamento, sia perché pensa di essere innamorata di Luigi sia per la sua indole masochista. Presto però si accorge che il compagno la tratta come un oggetto,la tradisce ed è coinvolto in affari poco puliti. Sfruttando la sua bellezza e la sua curiosità nei confronti del sesso, Eva inizia a cercare di rendersi indipendente e presto entra in contatto con uomini facoltosi disposti a pagare per poterla avere anche solo per poche ore. Il giorno della sua laurea segna il futuro di Eva: Luigi scopre la sua attività, la picchia e la tortura. La ragazza fugge da quella schiavitù portando con sé documenti, denaro e gioielli del compagno, trova un lavoro di copertura a Milano e diventa una Prodomme. Luigi però è sulle sue tracce, pronto a fare terra bruciata intorno a lei. Sarà costretta a fuggire di nuovo, perché la sua vita e quella delle persone che le ruotano attorno è in serio pericolo.

L’eros si può raccontare in diversi modi e Rita Angelelli ha deciso di farlo senza filtri e senza inganni; Eva ama fare sesso, ama gli eccessi e ama sperimentare il piacere in ogni modo. Eva scopre che il sesso si può usare per raggiungere gli scopi che si è prefissa e lo fa senza alcun senso di colpa. 
Per lei è contemporaneamente un piacere e un’arma che usa a suo piacimento.
Non ho ancora ben capito se la figura di Eva mi sia piaciuta o no. In lei ci sono una serie di contraddizioni  e di eccessi che, a volte, mi sarebbe piaciuto prenderla a sberle, se ce l’avessi avuta vicino. Tuttavia non ho potuto fare a meno di percepire, nel suo modo di fare e di pensare, le paure e i vizi che si nascondono nell’animo di ogni donna, anche se nessuna di noi lo ammetterebbe mai, spaventata dal lato oscuro e torbido del suo “essere”.
Eva è una ragazza moderna e non si fa scrupoli, quando vuole qualcosa. Il sesso, per lei è la sua carta vincente. Sa di essere bella, provocante, sensuale, e usa il suo corpo per ottenere successo e denaro. In quelle pagine incontreremo la Eva che ci dà fastidio, che scuote la nostra coscienza e il nostro “ben pensare”. In quelle pagine incontreremo la Eva che giudicheremo e condanneremo senza appello. Un giudizio che non terrà conto dell’altro lato della personalità di Eva: quello che fa capolino in mezzo alle tante parole crude e dure; quello che si perde nel cinismo dei suoi pensieri e della storia; quello che non salta subito agli occhi.
Eva, in fondo, è una donna vissuta senza amore e che vive sapendo che ne ha una necessità quasi vitale. È una donna che, nell’eccesso, cerca di trovare la propria dimensione, il proprio ruolo. Eva è una donna triste, se ci pensate un minuto in più. Triste e sconfitta fin dall’inizio della storia, quando  decide di fuggire da una famiglia che la opprime, e si rifugia dentro un’altra prigione; dorata di sicuro, ma sempre prigione.
Il sesso, in questa storia, evoca ossessione, dominio fisico e psicologico, rabbia e dolore non poteva essere meglio interpretato. Perché esso stesso è un protagonista, se non il protagonista principale del romanzo. 
Non leggete “Le nuove confessioni di Eva” se volete passare due ore spensierate sotto l’ombrellone o in qualunque altro posto al mondo. Leggetelo se siete pronti anche a vedere, in voi o intorno a voi, quella parte di Eva che sentirete di disprezzare e non comprendere. 


Leggetelo perché di Eva, accanto a noi, ce ne sono tante e non lo sappiamo ancora. Leggetelo se siete pronte ad affrontare una ragazza come tante; in fondo è davvero una brava ragazza.

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