Un’indagine sospesa tra fede e ragione: il debutto di Marta Viganò
"In nome di quale Dio" trascina il lettore in un’indagine che affonda le radici nelle contraddizioni umane e nel peso delle istituzioni religiose. La trama, innescata da un drammatico omicidio in ambito universitario, si dipana come un enigma intellettuale in cui la ricerca del colpevole si intreccia indissolubilmente con la ricerca di una verità più alta.
Il punto di forza assoluto del romanzo è la sua protagonista, il commissario Marta Viganò. Si tratta di un personaggio estremamente riuscito: una figura umana, credibile e profondamente autentica. Marta si distingue nel panorama del giallo contemporaneo per il suo essere sui generis; la sua simpatia naturale e il suo piglio ironico offrono una boccata d'ossigeno in una vicenda carica di tensione. È un’eroina normale, capace di affrontare temi complessi con una sensibilità che la rende immediatamente cara al lettore.
L'autrice sceglie una struttura dinamica per raccontare questo viaggio tra segreti taciuti e ambizioni scientifiche. L'uso di una narrazione che moltiplica le prospettive permette di osservare il mistero da diverse angolazioni, riflettendo la complessità dei temi trattati. Molto suggestivo è l'inserimento di riflessioni alte, come i richiami alla vastità dell'universo di Margherita Hack, che elevano il racconto da semplice poliziesco a stimolo per un dibattito interiore tra dogma e pensiero razionale.
Silvia Vercesi firma un'opera ambiziosa, sorretta da un personaggio femminile di grande carisma. Un romanzo che non si limita a cercare un assassino, ma che esplora con coraggio le ombre del potere e della fede, lasciando nel lettore la voglia di ritrovare presto il commissario Viganò in una nuova sfida.
Lorena Marcelli
