Libri da leggere



Anton.francesco Milicia

E-book € 4,99
Pagine : 418
Editore : Booksprint
Data : 24 giugno 2014

Sinossi

Lo chiamano il Fabbro… e tiene sotto scacco Contrada delle Case Vecchie, un pezzo dimenticato di Calabria Ultra dove lo Stato e la Mafia si rincorrono nelle pieghe della zona grigio cenere. Il Maresciallo Pasquale gli dà la caccia ormai da due anni, e da poco tempo lo fa sotto la direzione di un Procuratore Aggiunto dalla mente brillante e dalle intuizioni felici, fatto venire apposta da Roma. Il Fabbro vive a metà tra la normalità di uno qualunque ed un delirio lucido in cui passando da larva a farfalla diventa qualcuno. Compie le sue azioni delittuose con sadico distacco, cattura le sue vittime senza ucciderle, per lasciarle immobilizzate come fantocci in luoghi sperduti nei boschi dell’ Aspromonte e delle Serre calabresi, dopo averle trasformate in “creature”: cibo vivo per le sue “gladiatrici”. Nel suo delirio farcito di ricordi dolorosi, citazioni colte, musica rock, richiami al latino ed all’Impero romano, il Fabbro descrive la sua “poetica del disfacimento” e la sua missione, costringendo chi gli dà la caccia ad immergersi nel suo mondo per risolvere i suoi enigmi. Come un treno senza controllo la storia sfreccia vertiginosamente, diretta verso un finale carico di orrore suggestivo, denso di allegorie dantesche e riferimenti gotici, con tanto di fantasma.

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È una storia tesa a metà tra il romanzo poliziesco e l’horror, ambientata nella Locride, in Calabria, con una ambientazione del tutto originale per una trama giallo-horror molto fluida,  ricca disuspence e di colpi di scena, con personaggi ben costruiti e calati nella realtà del luoghi narrati anche per il linguaggio utilizzato. La storia offre anche profonde riflessioni sulla nostra terra e sulla società di questo tempo, lontano dai luoghi comuni  e dai modi ormai preconfezionati con i quali certa letteratura, giornalistica e non, etichetta da anni questo pezzo di Calabria. L’autore si è anche addentrato in temi particolarmente impegnativi, quali ad esempio la giustizia e il modo in cui entra in conflitto non senza contraddizioni con gli strati sociali interessati da fenomeni mafiosi. Mette in evidenza in maniera volutamente forzata e romanzata come a volte la cura possa assumere dimensioni spropositate rispetto al male stesso, e soprattutto come la lotta alla criminalità assuma una connotazione devastante a causa di un effetto domino incontrollabile che si genera quando si vanno a sconvolgere equilibri sociali e politici delicati. Succede così che l’osso ancora sano di un organismo da rivitalizzare viene toccato fino in profondità, mentre andrebbero invece più attentamente isolati e rigenerati soltanto i tessuti malati in superficie. Il libro è intriso di citazioni che rivelano le passioni dell’autore: la musica rock, l’arte, l’architettura, il cinema, i fumetti, ma su tutto si percepisce un affetto per la sua città, Locri, che nella storia assume un nome di fantasia, quel Contrada che dà il titolo al romanzo. Nel libro sono tanti i personaggi che l’autore muove con abilità e singolare capacità di caratterizzazione. Tra questi un giornalista volenteroso ed ostinato; un avvocato fin troppo onesto; un brillante Procuratore Aggiunto, impermeabile a certe “influenze” locali; un simpatico e scapigliato Maresciallo del Nucleo Investigativo, appassionato d’arte e di musica rock, che raccoglie le mollichine di una indagine fuori dagli schemi, fino ad arrivare allo sconcertante epilogo.
Ma la figura che campeggia è quella del Fabbro, il “cattivo”, a cui l’autore è riuscito a dare una tridimensionalità che risalta nettamente nel contesto narrativo, nell’intento di sondare una mente brillante caduta nel baratro angoscioso della depressione e di descrivere la sua devastante deviazione nella ‘poetica del disfacimento’.

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