Le interviste

LIDIA CALVANO



Ciao Lidia , benvenuta su ilgiardinodeigirasoli.blogspos.com - Vorresti dire qualcosa su di te?
Buongiorno, Lorena, grazie anzitutto per lo spazio che mi hai dedicato qui sul tuo blog. Le due cose veramente importanti di me: ho la fortuna di avere una famiglia tostissima e meravigliosa, e mi sono sempre interessata di tante cose contemporaneamente. Poi posso dire che sono medico per vocazione, psicoterapeuta per curiosità inesauribile delle vicende umane, formatrice per voglia di trasmettere le poche cose che ho capito nella vita. Ho lavorato oltre diciassette anni in un’azienda, e di quel periodo ricordo più volentieri i rapporti con le persone che i progetti. Studio i tarocchi da oltre trent’anni, ma non credo nelle profezie e nella capacità umana di leggere il futuro, quanto nel potere di quelle immagini di evocare ricordi e fantasie.

 Come sei arrivata alla scrittura?
 Ho sempre adorato leggere, e scrivere è stato uno dei miei primi passatempi da ragazzina introversa: diari, poesie, racconti, aforismi. La mia vera gavetta è stata sui giornali per teenagers e astrologici; da anni scrivo articoli di psicologia, tarocchi, astrologia umanistica. La capacità di produrre opere più strutturate è stata decisamente tardiva: alla soglia dei cinquant’anni è arrivato il saggio sui tarocchi “Il matto, il mago, il mondo”, scritto a quattro mani con Luigina Sgarro, amica, collega e consociata EWWA.

Quanti romanzi hai scritto, fino a oggi?
Ho pubblicato due opere, entrambe recentemente e per Delos Digital. “D’oro e d’argento” è un romanzo breve di genere romantico, “La terza luna di Vegis” un racconto lungo che intreccia erotismo e fantascienza. Un altro romanzo breve in stile chick–lit è concluso e all’attenzione di un editor, il titolo provvisorio è “La lezione del porcospino”. Sto lavorando a un’altra trama di fantascienza dai contorni erotici, penso lo chiamerò “Le concubine del pianeta Zofar”.

Qual è quello al quale sei più affezionata?
Naturalmente quello che sto scrivendo in questo momento. Gli altri li ho lasciati andare a vivere di vita propria, nella mente di chi vorrà leggerli.
 Hai ancora sogni chiusi in qualche cassetto?
 Molti! Senza sogni e senza desideri non penso si possa andare avanti. Non tutti sono di natura letteraria, per mia fortuna. Il rischio di ogni scrittore è di rifugiarsi troppo nell’immaginazione e nelle pagine; a volte penso che dovrei leggere e scrivere di meno, e vivere di più.

Hai qualche autore o un genere a cui ti ispiri?
Un detto zen diceva “Leggi mille libri e poi bruciali”. Io l’ho preso in parola, ho ingurgitato quantità inenarrabili di testi, ma li ho anche dimenticati, per la mia pessima memoria. Sono però tutti qui, dentro di me, mi hanno plasmato, mi hanno reso quello che sono, come persona anzitutto. Per questo non saprei dire a chi mi ispiro di più, e sarebbe anche presuntuoso affermarlo. Amo visceralmente Italo Calvino, Giuseppe Berto, Oliver Sacks, Irene Nemirovsky, Michele Mari, Salgari. Ma sono dei tali mostri sacri che sarebbe inutile anche pensare di imitarli.

Cosa non scriveresti mai, nemmeno se ti offrissero la fama e la gloria?
Non c’è un genere che mi precludo, ma non lo farei per fama o gloria. Mi diverte da morire sperimentarmi e mettermi alla prova. Per sfida, posso scrivere di tutto.

Cosa, invece, continueresti a scrivere, pur sapendo che non verrebbe mai pubblicato?
Ascoltando la mia prima mentore ed editor, Isabella Fracon, a un suo seminario, ho dovuto riconoscere che senza la minima speranza di essere letti è difficile mantenere la motivazione a scrivere.

Come vivi il rapporto con altri autori/autrici?
Le autrici che conosco sono tutte in seno a EWWA. Scrittrici, blogger, giornaliste, comunicatrici, tutte grandi professioniste; da parte loro ho ricevuto un’enorme disponibilità e una forte solidarietà. Mi hanno dato preziosi incoraggiamenti, e per me che sono agli inizi è stato davvero importante seguire il loro esempio e i loro consigli. Spero di potere, nel mio piccolo, un giorno, restituire almeno in parte la ricchezza che mi hanno trasmesso.

Come riesci a conciliare la tua vita quotidiana con la scrittura?
Da libera professionista non è difficilissimo ricavarsi degli spazi riservati alla creatività. Più del lavoro, comunque, gli impegni familiari entrano in competizione, nel mio caso, con lo scrivere.

Scrivere è passione o è un mestiere?
Scrivere è anzitutto vanità. Poi se ne può fare un mestiere, ma se non si è sostenuti dalla passione in breve tempo diventa un obbligo lavorativo come tanti.

Cosa consiglieresti a chi sogna di fare lo scrittore?
Di essere un camaleonte: avere un occhio alla sua vocazione, e uno più pragmaticamente alle esigenze del mercato cui vuole riferirsi. E di cambiare rapidamente colore, adattandosi a più generi, perché solo esplorandoli tutti, o quasi, potrà capire ciò che fa emergere il suo potenziale.

Quanto è difficile farsi conoscere, per una scrittrice emergente?
Immensamente, dal mio punto di vista. Il panorama è ricchissimo di autori e di prodotti, il che è indubbiamente un bene in generale. Tuttavia, per chi cerca di emergere è complicato farsi largo in mezzo a un’offerta così vasta, e il rischio di rimanere nell’anonimato molto alto. Di buone occasioni ce ne sono però tante, spesso ci passano davanti, e per distrazione non ce ne accorgiamo.

Come sei arrivata a EWWA?
Diciamo che EWWA è arrivata a me, anzi, a me e alla coautrice de “Il matto, il mago, il mondo”. Due socie fondatrici, le famose Flumeri&Giacometti hanno assistito alla presentazione del saggio, e ci hanno invitato a parlarne di lì a pochi giorni a un evento EWWA, cedendoci parte dello spazio che era in origine dedicato a un loro intervento. E’ stato il primo dei tanti generosi doni dell’Associazione.

Grazie, è stato un piacere averti fra noi.

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