martedì 17 aprile 2018

Recensiamo

"Il grande saccheggio"
Francesca Mereu
Casa Editrice: Le Mezzelane

Disponibile in ebook (Euro 5,49) e in versione cartacea (Euro 14,90) sullo store Le Mezzelane, in tutte le librerie e nei negozi online


Il passaggio dal comunismo al capitalismo, iniziato negli anni Novanta, è stato molto doloroso per i russi. In quegli anni la Russia è diventata un paese fuori dalla portata della maggior parte dei suoi abitanti. Quello che era uno stipendio decente in tempo sovietico, poche settimane dopo il crollo dell'Unione è diventato appena sufficiente per comprare un chilo di formaggio. I giovani riformatori dell'entourage del presidente Boris Yeltsin, che hanno ideato il piano per guidare il Paese verso l'economia di mercato e la democrazia, sono additati come i responsabili di questo declino. Il sogno dei giovani riformatori finisce il 17 agosto del 1998, quando il premier Sergei Kirienko dichiara la bancarotta. Yeltsin è malato, alcolizzato; il potere è in mano agli oligarchi, il popolo è stanco e sogna un leader forte. La crisi apre a Vladimir Putin la strada della presidenza. Sapere cosa hanno vissuto i russi negli anni di passaggio dal comunismo all'economia di mercato è fondamentale per capire la Russia di oggi e l'enorme popolarità di Putin, che nel momento in cui scrivo gode dell'80% del consenso tra i cittadini.

Recensire il “Grande saccheggio” di Francesca Mereu non è semplice. L’ho letto due volte di seguito, per poterne parlare, spero, con cognizione di causa. Non avevo mai approfondito la storia della Russia degli anni Novanta, e non sapevo che l’avrei trovata così incredibilmente interessante. Avevo già letto “Profondo Sud” della bravissima autrice, e il suo stile preciso, semplice ed efficace, mi aveva convinta già allora. È per questo motivo che ho voluto avvicinarmi al nuovo lavoro, ed è per questo motivo che, ancora una volta, non posso non complimentarmi con lei per la profondità del suo narrare e per la semplicità con la quale fa entrare il lettore nelle vicissitudini del popolo russo durante il passaggio dal comunismo al capitalismo. Francesca Mereu ha iniziato la sua carriera di giornalista nella Russia dei primi anni Novanta. È stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty. Ha trascorso sei anni al The Moscow Times, per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage da Mosca sono stati pubblicati dal The New York Times, dall’International, dall’Herald Tribune e da numerosi giornali italiani. 
Il sottotitolo del saggio di Francesca (potremmo chiamarlo anche romanzo storico, perché le storie raccontate sono propri e veri spaccati di storie vissute, o anche inchiesta giornalistica, perché la sua penna di giornalista si sente tutta), recita: “Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata”. L’autrice spiega ai suoi lettori com’è cambiata la Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica e di come i russi hanno vissuto il passaggio dal comunismo al capitalismo. Il tutto anche dal punto di vista della sua famiglia acquisita, primo fra tutti quello del suo caro nonno Boris, che non ricordava con precisione la data della fine dell’URSS, ma non avrebbe mai dimenticato quella del 2 gennaio 1992, giorno in cui perse tutti i risparmi e si ritrovò povero, insieme al 99% dei suoi connazionali. Da quel giorno per la popolazione russa iniziò “il grande saccheggio”, ripetuto nel corso degli anni e mascherato da una parola che assunse un significato del tutto diverso da quello che noi conosciamo: democrazia.
Per la Russia la democrazia vuol dire paura, miseria, criminalità, perdita di dignità, povertà, mafia. La parola “democrazia” è associata a Etsin, ritenuto responsabile del disastro che portò la Nazione alla miseria. Francesca Mereu ci spiega la storia, quella che nessuno ha voluto farci conoscere, e ci parla di un popolo che ha preferito Putin che, di fatto, è uno zar, al sogno di libertà accarezzato fino a prima che iniziasse il decennio “nero” della democrazia di Eltsin. 
Putin ha ripulito le strade dalla criminalità, ha fatto sì che i cittadini russi vivessero molto meglio, e sa che il suo popolo non dimenticherà quello che era diventato, prima del suo arrivo. La Russia ha riconquistato la stabilità sociale e non ci rinuncerà, memore dei giorni passati in miseria; giorni in cui i cittadini scendevano in strada per vendere i pochi averi, se volevano mangiare; giorni in cui si poteva morire per un nonnulla e la massima aspirazione era quella di trovare lo zucchero al mercato nero.
L’autrice ci spalanca una porta rimasta per troppo tempo socchiusa e ci fa entrare nelle case dei russi; ci fa entrare nella casa della sua famiglia, e noi non possiamo fare a meno di affezionarci a nonno Boris e ad apprezzare la sua dignità, la sua lucida analisi e la sua forza. “Il grande saccheggio” è un libro che rende accessibile un periodo storico difficile e di cui si parla poco; almeno qui in Italia. Francesca Mereu si riconferma eccellente “penna” perché riesce, ancora una volta, a farci vivere la storia che ha vissuto lei senza influenzarci con le sue idee e con il suo punto di vista personale, pur essendo profondamente coinvolta nella storia stessa.
Noi non possiamo fare altro che ringraziarla per aver arricchito la nostra vita con la sua Russia. Grazie anche a  nome di chi ti leggerà.

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