giovedì 15 febbraio 2018

Parliamo di...


Paolo Innocenti

Ci sono giorni nei quali la vita ti regala davvero delle belle sorprese; ci sono giorni in cui inizi a parlare per caso con il tuo edicolante e scopri che, come te, ha una passione: la scrittura. Sei già in ritardo e sai che timbrerai il badge con più di mezz'ora di ritardo, ma la conversazione ti appassiona così tanto che non riesci a dire "devo andare" e resti lì a discutere di storia, di ricerche, di storie e di romanzi.
Ci sono giorni in cui qualcuno ti regala un libro e tu, poi, torni a casa e inizi a leggerlo e...non riesci più a staccarti da quelle pagine. Tutto questo è accaduto proprio a me quando ho conosciuto Paolo Innocenti e ho letto il suo giallo "Le quattro verdi". 

Tre omicidi con all'apparenza un solo denominatore comune: la pistola calibro 22 utilizzata per commetterli. È  il primo caso da affrontare per il capitano Sauro Buongiovanni appena trasferito a comandare la compagnia carabinieri di Siena. Affiancato nell'indagine dall'onnipresente maresciallo Claudia Guazzaloca e con l'improbabile collaborazione di Vittorugò Valegiani, disilluso giornalista del Nuovo Quotidiano Senese, Sauro si ritrova a fare i conti con una serie di delitti all'apparenza inspiegabili, immerso nella semisconosciuta realtà della provincia senese.  

Subito dopo mi è venuta la voglia di conoscerlo meglio e di presentarvelo, perché uno scrittore come Paolo Innocenti deve essere scoperto da tutti coloro che amano i gialli ben scritti e con personaggi finemente caratterizzati. Vediamo cosa ci ha risposto il nostro scrittore.

Ciao Paolo e benvenuto sul giardino dei girasoli. Ti va di raccontarci un po' chi sei?
Sono un 59enne nato a La Spezia, laureato in Scienze economiche e bancarie a Siena, trasferito per lavoro a Roma, dove ho anche conosciuto mia moglie, e infine approdato in Abruzzo. Per dodici anni ho lavorato come informatico per poi cambiare radicalmente settore e diventare proprietario di un'edicola, prima a Giulianova e poi a Roseto degli Abruzzi. Per qualche anno ho vissuto il rapporto con la carta stampata anche dall'altro lato della barricata, collaborando con Il Centro e altre testate locali, prima di rivolgere verso la narrativa la mia passione per lo scrivere.

Quali sono i romanzi che hai pubblicato fino a oggi?
Nel 2015 è uscito con Giulianova Media & Communication il mio primo romanzo, "Le quattro verdi", cui ha fatto seguito l'anno successivo "Il chitarrista", opera  autopubblicata, disponibile sia in formato cartaceo che digitale all'indirizzo web www.ilmiolibro.it. Da poco ho concluso la stesura di un terzo romanzo, "Mare immobile", che mi auguro possa essere disponibile a breve.
Noi del giardino dei girasoli abbiamo letto il tuo giallo poliziesco  "Le quattro verdi". Ci racconti un po' la storia?
Si tratta di una vicenda ambientata fra Siena e la sua provincia, con protagonisti un capitano e una maresciallo dei Carabinieri (arma nella quale ho prestato il servizio di leva) e nella quale svolge un ruolo importante anche un originale e disilluso cronista del quotidiano locale. La trama si dipana attraverso tre omicidi, compiuti tutti con la medesima arma, il cui movente non è poi così evidente come sembra apparire. Il fatto che si tratti di un poliziesco, impone di non svelare altro, tanto meno il significato del titolo. 
Qual è stata la tua formazione e quale l'autore che ha influenzato il tuo modo di scrivere?
Sono cresciuto "con il libro in mano" e non poteva essere altrimenti, vista la passione per la lettura che hanno sempre avuto i miei genitori. Ho iniziato con i classici, per ragazzi e non, e proseguito con i contemporanei o comunque con scrittori più vicini alla nostra epoca, senza particolari  preferenze di genere. Negli ultimi anni ho scoperto, o meglio riscoperto, il giallo, in tutte le sue sfumature dal poliziesco classico al thriller al noir. Direi di aver subito più che l'influenza di un unico scrittore l'influsso di tutti quegli autori capaci di combinare la definizione attenta del personaggio con la descrizione non banale dei luoghi. Penso alla Milano di Scerbanenco o alla Roma di Massimo Lugli, alla Washington di Pelecanos o all'Atene di Markaris, ma anche alla Padova di Massimo Carlotto e soprattutto alle ambientazioni bolognesi ed appenniniche di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli. Un'influenza di genere, più che di stile. 
Il tuo percorso di scrittura: i pro e i contro delle scelte effettuate fino ad oggi
Ho iniziato con i racconti, tre dei quali premiati in due successive edizioni del concorso "Carabinieri in giallo", tutti di genere poliziesco e tutti ambientati nelle realtà alle quali mi sento più legato: i luoghi in cui sono nato e dove ho vissuto (La Spezia; Portovenere, la Lunigiana), Siena e la sua provincia, le Dolomiti. La medesima impronta è rimasta anche con il passaggio al romanzo e credo che questo rappresenti sia il punto di forza che il limite del mio scrivere: ambienti e situazioni che mi sono familiari ed empatiche, circoscritte però a luoghi di non immediata attrattiva: Milano, Roma ed altre realtà simili avrebbero probabilmente una presa differente, ma non sarebbero nelle mie corde.
Come vedi in mondo dell'editoria in questo momento?
Premesso che esistono ben poche case editrici capaci di garantire una distribuzione ampia e capillare, che consenta dunque di raggiungere un pubblico vasto, riuscire ad attirarne l'attenzione è davvero un'impresa quasi impossibile, e questo al di là dalla realtà nella quale si vive. Il nostro è sempre stato un Paese a basso tasso di lettura, che la crisi non poteva che ridurre ulteriormente. Oggi gli editori difficilmente hanno voglia di investire su autori esordienti: tendono ad andare sul sicuro con gli scrittori affermati o pescando in rete qualche raro prodotto digitale che ha destato interesse. 
Essere scrittore in una piccola città e voler farsi conoscere da un vasto pubblico non è facile e non sempre scontato. Quali consigli potresti dare a chi, come te, scrive o vorrebbe scrivere?
Più che dare un consiglio, posso solo raccontare la mia esperienza: continuare a scrivere finché si ha qualcosa da raccontare, anche solo per il gusto di scoprire che cosa ne viene fuori. E poi insistere con le case editrici: non si sa mai.
Come nascono le idee per i tuoi romanzi?
Non ho un metodo ben definito. Sia "Le quattro verdi" che "Il chitarrista", che ne è il seguito ideale, nascono dal desiderio di raccontare luoghi che mi sono cari, persone che ho  conosciuto, particolari che mi hanno colpito. "Mare immobile" ha uno spunto reale, una vicenda tragica che ho vissuto indirettamente, ma che mi ha comunque lasciato un segno importante. Le trame, poi, si evolvono mano a mano che lo scritto va avanti: rispetto all'idea originaria mi capita quasi sempre di aggiungere delle parti e toglierne altre: c'è sempre molta flessibilità nel mio modo di lavorare. 
I tuoi personaggi sono caratterizzati in un modo che sorprende davvero molto e padroneggi benissimo la tecnica narrativa/descrittiva. Hai mai frequentato scuole di scrittura? 
La descrizione dei personaggi – i sentimenti, le idee, i tic e qualunque altro elemento psicologico e caratteriale utile a definirli – è un aspetto che, da lettore, ho sempre considerato fondamentale in un romanzo. Da autore ho cercato di curare questa prospettiva, anche se in maniera del tutto istintiva ed artigianale: non ho mai seguito corsi o scuole di scrittura creativa, anche se avrei la curiosità di provarli. Senz'altro cerco di migliorare lo stile: lo definirei "in evoluzione" visto che c'è senz'altro una differenza fra la scrittura di "Le quattro verdi" e quella dei romanzi successivi.
Dove scrivi, di solito?
Nel mio immaginario scrivo in uno studio con le pareti foderate di libri che affaccia sulla campagna toscana o  su di un paesaggio dolomitico. Nella realtà all'interno del chiosco di giornali con vista sulla Nazionale Adriatica che gestisco assieme a mia moglie.
In edicola? Con tutto quel viavai di gente io impazzirei. Tu come ci riesci?
A volte me lo chiedo pure io, ma credo che, come per tutto, si tratti in fondo solo di una questione di abitudine. Certo, le interruzioni obbligano a rileggere di continuo ciò che si scrive, e non è detto che sia un male, anche se a volte per completare una frase occorre un tempo interminabile. La cosa peggiore è quando dopo una lunga gestazione si riesce ad  afferrare un pensiero o una frase sfuggenti, arriva un cliente e… niente, tocca ricominciare  da capo
Chi è o dovrebbe essere il tuo lettore ideale?
Forse è più semplice definire quali non sono i miei lettori ideali: chi cerca storie rigidamente studiate a tavolino, elaborate secondo quelli che Pierangelo Bertoli chiamava "i dosaggi esatti degli esperti", oppure chi ama scenari truculenti o linguaggi sopra le righe. La mia speranza è di andare incontro al gusto di chi apprezza la cura e la musicalità dello scritto.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho un'idea in testa che ho iniziato a mettere su carta: chiamiamola una trama in embrione. Vedremo se arriverà a prendere forma. È un ritorno al giallo, comunque.
Qual è il sogno che vorresti vedere realizzato?
Mi sono messo davanti alla tastiera di un computer perché avevo delle storie da raccontare e volevo scoprire se riuscire a trasformarle in romanzo era nelle mie capacità, però se affermassi di "scrivere per me" come spesso si sente dire, mentirei. Credo che un esercito di lettori attenti ed entusiasti sia il sogno inconfessato di qualunque autore: personalmente mi accontenterei di allargarne la schiera al di fuori dei confini attuali.

Come saluteresti i lettori del nostro blog?

Con una frase di Daniel Pennac, che trovo un'espressione perfetta, anche se un po' amara, del piacere di leggere, e dunque anche di scrivere: «Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso». E sempre buona lettura!

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