lunedì 15 gennaio 2018

Solstizio d'inverno. I Watson - Recensione


 
Titolo: Solstizio d'inverno. I Watson
Autrice: Romina Angelici
Pink Magazine Italia
Prezzo E-book: 0,99 €
2017 

Trama
Emma, dopo aver rifiutato il nemmeno tanto cortese invito del fratello e della cognata a essere loro ospite a Croydon, decide di rimanere a Stanton con Elizabeth e il padre. Tornare a casa dopo anni di assenza, trascorsi presso la zia non è stato semplice, così come riambientarsi e recuperare il rapporto con i fratelli e con il padre. Alla sua prima uscita pubblica Emma non manca di fare scalpore: ammonita da Elizabeth a resistere al fascino di Tom Musgrove, durante il ballo degli Edwards, ha suo malgrado destato l’interesse di Lord Osborne. Ma ha anche fatto delle gradevoli conoscenze come gli stessi suoi anfitrioni e la loro figlia Mary, nonché, per averlo invitato a ballare, un piccolo gentiluomo chiamato Charles Blake, attirandosi quindi, in un colpo solo, l’ammirazione del ragazzino stesso, della madre e dello zio Mr. Howard. Anche Tom Musgrove comincia a frequentare di più le sorelle Watson e cerca ogni pretesto per ingraziarsi Emma in particolare.

Incipit 
I Watson
Il primo ballo invernale nella città di D. nel Surrey, era in programma per martedì 13 ottobre, e tutti si aspettavano una bellissima serata; si contava sulla partecipazione di una lunga lista di famiglie della zona, e si nutrivano fiduciose speranze sulla presenza degli stessi Osborne. Ne seguì il consueto invito degli Edwards ai Watson. Gli Edwards erano una famiglia abbiente che viveva in città e aveva una carrozza propria; i Watson abitavano in un villaggio a circa tre miglia di distanza, erano poveri e non avevano una carrozza chiusa; da quando si organizzavano balli in città, i primi erano soliti invitare i secondi per abbigliarsi, pranzare e dormire a casa loro, in ogni appuntamento mensile nel corso dell'inverno. In questo caso, dato che solo due delle figlie di Mr. Watson erano a casa, e una era sempre necessaria per fargli compagnia, poiché era di salute cagionevole e aveva perso la moglie, solo una poteva approfittare della cortesia degli amici. Miss Emma Watson, tornata di recente in famiglia dopo essere stata affidata alle cure di una zia che l'aveva cresciuta, doveva fare la sua prima apparizione pubblica nel vicinato, e la sorella maggiore, per la quale il piacere di partecipare a un ballo non era diminuito dopo averne goduto per dieci anni, si fece onore nell'impegnarsi allegramente ad accompagnare per quell'importante giornata lei e i suoi vestiti migliori a D. col vecchio calessino.
Mentre sguazzavano lungo la stradina fangosa Miss Watson istruì e mise in guardia così la sorella inesperta.
"Credo proprio che sarà una bellissima serata, e tra così tanti ufficiali sarà difficile che ti manchino cavalieri. Vedrai che la cameriera di Mrs. Edwards sarà dispostissima a darti una mano, e se ti trovassi in difficoltà ti consiglio di chiedere l'opinione di Mary Edwards, perché ha molto gusto. Se Mr. Edwards non perde soldi a carte, resterete finché ne avrete voglia; se li perde, forse vi metterà fretta per tornare a casa, ma avrai di certo una buona zuppa. Spero che ti presenterai bene; non mi sorprenderei se ti ritenessero una delle ragazze più graziose in sala, la novità fa sempre effetto. Forse Tom Musgrave ti noterà, ma ti consiglio di non dargli nessun incoraggiamento. 
***
 
Di Romina Angelici avevo già letto “Equinozio d’autunno” apprezzando moltissimo il rispetto che l’autrice aveva dimostrato nei confronti della  Austen, della quale parlava quasi come fosse un’amica cara, conosciuta fin nei minimi particolari.Scrivere “Solstizio d’inverno – I Watson” era una sfida difficile, e poche scrittrici, secondo me, avrebbero avuto il coraggio di compiere un passo così pericoloso. Lo stile di J.A. è inconfondibile, e proseguire un suo scritto lasciato incompiuto, senza far notare lo stacco e la differenza, sarebbe stato impossibile per chiunque. Per chiunque ma non per Romina Angelici. Se non fosse stato che le due parti si distinguono per la suddivisione dei capitoli (quelli della Angelici sono in numeri arabi), non mi sarei mai accorta del cambio di “mano”.  I personaggi, i dialoghi, lo schema narrativo, pensati in origine da J.A., non vengono stravolti in alcun modo. La narrazione continua in maniera armonica e naturale e i personaggi sono e si comportano come allora.

Consiglio vivamente la lettura di questa opera e mi complimento con l’autrice che, oltre a dimostrare di essere una brava narratrice, ha dimostrato di essere un’eccellente storica.

 

 

 

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