L'amore è un cerchio - Coralba Capuani- Le recensioni di Lorena


L’amore è un cerchio
Romanzo di Coralba Capuani
Casa Editrice: Parallelo45 Edizioni
Genere: Storico
€ 13,00


Le vicende di una famiglia alto borghese ripercorrono la storia d’Italia: il borgo gentilizio che era ai primi del Novecento Castellammare Adriatico e in cui tre cugine – Matilde, Nina e Maria – conducono una vita spensierata, fatta di frequentazioni a teatro, concerti, e sogni di un futuro roseo. L’allontanamento per molti anni che le vedrà cambiate, insieme ai vari mutamenti sociali dell’epoca: la nascita di Pescara nel ’27 che ingloberà Castellammare Adriatico, la loro adorata città, la metropoli culturale che era la Napoli degli anni Venti e Trenta e che Matilde sceglierà come città d’elezione, dove vivrà anche la sua tormentata storia d’amore con Emanuele. Ma anche l’avvento del Fascismo che porterà alla Seconda Guerra Mondiale.  Le tre donne si rincontreranno solo dopo molti anni ritrovandosi ormai adulte e disincantate dalla vita che ha spazzato via tutti i loro sogni facendone tre anime sofferenti, anche se ognuna a modo proprio. Un po’ di serenità in famiglia si riaffaccerà con l’entrata in scena di due uomini: Alfredo Gentili, un agiato scapolone di paese, e Giuseppe, amico di vecchia data di Matilde. Due personaggi che, in un modo o nell’altro, scombussoleranno la vita delle protagoniste. L’atmosfera tutto sommato leggera delle  prime pagine virerà bruscamente in tragedia con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Gli stenti che la famiglia si troverà a patire, la partenza per il fronte di Giuseppe e del giovane fidanzatino di Lia, nipote di Matilde, insieme ad altri tragici eventi getteranno di nuovo la famiglia nell’abisso. Ma proprio quando il destino sembra voglia accanirsi ancora con cinica crudeltà su queste donne, ecco che, dopo i tragici anni di guerra, la speranza di riaffaccerà non solo nei loro animi, ma anche in quelli di tanti italiani che hanno dovuto subire le brutture di un conflitto che li ha gettati dentro un meccanismo “che si è cibato di loro, stritolandoli, fagocitandoli e spargendo i loro resti per il mondo”. Perché, in sostanza, non si può scindere la storia del singolo individuo con la Storia che “è fatta di gente comune e di storie semplici, storie a cui nessuno dà importanza, ma che significano tutto per la vita di una piccola comunità”.

Coralba Capuani si distingue sempre  perché è brava…molto brava; si distingue, sì,  e proprio per questo motivo  non è ancora conosciuta e apprezzata come merita. Non è un controsenso, purtroppo. L’autrice non scrive storie banali o accattivanti, tese solo alla vendita o alla posizione in classifica; non passa gran parte della sua giornata chattando o postando frasi o improperi su Facebook e non si autoincensa ogni due ore. 
Coralba passa il suo tempo scrivendo e svolgendo le ricerche storiche che, poi, trasforma in vita vissuta dai protagonisti che incontriamo nei suoi romanzi e nelle pagine che racconta con assoluta perfezione stilistica e con un linguaggio degno del miglior narratore classico. 
Mentre leggevo “L’amore è un cerchio” ho più volte accomunato Coralba Capuani ad Andrea Vitali, famosissimo scrittore italiano, il cui stile è molto simile a quello della prima. Entrambi scrivono romanzi ambientati nel passato ed entrambi fanno muovere e parlare i loro personaggi come se, in quel passato, ci fossero stati anche loro. 
La bravura dello scrittore che si avventura nella scrittura di un romanzo storico sta proprio nella capacità di far apparire tutto reale, congruo al periodo scelto, e fluente; lo scrittore bravo impartisce una lezione di storia senza che il lettore se ne accorga. 
Matilde, la protagonista principale de “L’amore è un cerchio” è una donna perfettamente calata nella parte che deve impersonare. In lei non c’è mai nulla di stonato o di moderno. 
Matilde dà del lei a sua zia Luigina (personaggio che ho adorato) e lo fa con toni che non potrebbero essere diversi da quelli che Coralba usa, così come non potrebbero essere diverse le descrizioni degli ambienti o anche il modo in cui si cercavano le stazioni radio per ascoltare musica o dichiarazioni di guerra. 
Dai piccoli dettagli si nota la grandezza della penna di chi scrive. Dal tacco di una scarpa, da un bottone o un fermaglio per capelli, da una spazzola…piccole cose che il lettore disattento non nota ma che colpiscono quello abituato a cercare  e riconoscere le piccole sfumature. 


Matilde è una donna anticonformista e “moderna” per l’epoca in cui vive e Coralba ce la fa conoscere poco alla volta, pagina dopo pagina, facendola interagire con Luigina, la zia impicciona e tipicamente abruzzese, con Maria, la cugina rimasta sorda dopo lo scoppio di una bomba, e con Nina, la cugina che sognava di diventare una cantante famosa e che invece, per colpa di quella bomba, perde il senno. Il personaggio di Nina è tratteggiato con uno stile quasi impressionista, ma non per questo è meno notevole. Nina aleggia intorno alle altre protagoniste e ai due protagonisti principali anche quando non è presente fisicamente e, a modo suo, riesce a farsi notare. In tutto il romanzo non c’è una sola pagina che racconti favole dorate. L’autrice ci fa calare nella vita quotidiana e reale, nei profumi delle case e nella cattiveria delle chiacchiere delle comari del paesino e ci fa immergere completamente in quelle atmosfere, facendoci commuovere fino alla lacrime e facendoci riscoprire una parte della seconda Guerra Mondiale in Abruzzo che, lo confesso, a mala pena ricordavo. Ho chiuso il libro con le lacrime agli occhi e con il dispiacere di avere lasciato degli “amici”, fra quelle pagine, ma anche con la conferma che l’amore è un cerchio, e prima o poi si chiude.

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