LE RECENSIONI DI MANUELA

Luca Masini 
Sotto la sabbia  
Recensione di Manuela Leonessa
Ognuno, secondo i propri gusti, predilige un tipo di lettura in particolare e ad esso fa riferimento quando è in cerca di un riparo confortevole. Io sono principalmente una lettrice di thriller, arrivo alla fine di un libro per scoprire chi è l’assassino. Non c’è nulla di poetico in tutto questo, lo ammetto, ma è la curiosità che mi spinge ad andare avanti. La presenza di un mistero da risolvere. E qui non ci sono misteri, non c’è nessun cattivo da stanare. Però c’è tanta bellezza.
Sotto la sabbia, di Luca Masini, è un partecipato affresco familiare, un romanzo intimista scritto con una sensibilità che non esiterei a definire, femminile.
Fabio, il protagonista, ritorna nella casa di famiglia in Viale Canova, 23, per venderla. Tornare nei luoghi della sua infanzia lo costringerà a dissotterrare il passato, farlo riemergere dalla sabbia in cui il tempo e l’alternarsi delle vicende lo hanno costretto. 
Così, attraverso il sovrapporsi di diversi e molteplici piani temporali, la storia emerge lentamente nei brevi capitoli, dedicati ognuno a un personaggio della vita del protagonista. 
Sotto la sabbia è un libro dei ricordi, evocati con nostalgia ed affetto .  Ambientato in Toscana, dal 1978 ai giorni nostri,  ripercorre la storia italiana attraverso gli occhi di un bambino che cresce e che coglie  dettagli  della storia del nostro paese che crescono insieme a lui. Così quando  Fabio ci racconta del primo anno di vita della sorella Elisa ha solo otto anni. E i sonni della neonata  che passa le notti a strillare tenendo tutti svegli,  sono, per il bambino, brevi quanto una puntata di Ufo Robot. Anch’io sono cresciuta in quel periodo, ma ero una bambina e preferivo Candy Candy. Di Ufo Robot non so niente. Così  sono andata a controllare su Internet e ho scoperto che le puntate “Del razzo missile con circuiti di mille valvole”  duravano ciascuna 24 minuti. Brevi, effettivamente quanto il sonno di una neonata importuna.
Sotto la sabbia è un romanzo fatto di sentimenti. Nostalgia, solitudine, ingenuità e stanchezza per ciò che è stato e che non potrà mai più essere diverso. Ma c’è anche tanto amore. E poesia. Come quando Fabio entra nella cucina della sua infanzia e vede l’ orologio che segna le quattro di un tempo lontano. Un tempo che è stato suo una volta ma che non gli apparterrà mai più.
Leggo le pagine dedicate al Natale, con un misto di nostalgia e partecipazione.  E m’immagino la luce accesa in salotto, una luce calda che trattiene sotto di sé una famiglia che si vuole bene.  Ci sono tutti, gli zii e il nonno. E si gioca a tombola  e ci sono quelle con le schede difettose,  quelle a cui manca la  finestrella.  E il pandoro che il nonno mangia senza lo zucchero sopra. Forse perché non gli piace lo zucchero a velo o forse perché deve tenere sottocontrollo la glicemia. Masini riesce a catturare le emozioni del lettore, tenendolo attaccato pagina dopo pagina, riuscendo a descrivere soavemente situazioni e personaggi nonostante la brevità della narrazione.

Insomma, si tratta di una lettura che avvolge come un abbraccio nei momenti di solitudine e se è vero che leggere può essere terapeutico, allora questo libro assolve garbatamente alla funzione.

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