Giovanna Barbieri


Dopo il successo ottenuto con La stratega. Anno Domini 1164, Giovanna Barbieri pubblica il secondo romanzo: “Cangrande, paladino dei Ghibellini” , acquistabile sul sito della Arpeggio Libero Editore attraverso questo link:
L’autrice torna nei territori veronesi agli inizi del Trecento e di seguito vi offriamo la possibilità di leggere un estratto del  prologo:
Anno Domini 1302
L’esilio dalla sua città natale aveva molto provato messer Dante Alighieri. Non si era aspettato di essere condannato a morte sul rogo. Inoltre gli era stato decretato il confino per baratteria, cioè l’accusa di aver tratto benefici personali dalle sue cariche pubbliche. Era stata la fine della sua carriera politica e l’inizio, come per molti altri Bianchi di prestigio, della paura di subire violenze di ogni tipo. Per di più il suo amor proprio era umiliato dalla necessità di dover dipendere dagli umori dei protettori che gli concedevano asilo.
Nei primi mesi del 1302 si era rifugiato a Gargonza e a San Godenzo del Mugello, fra Toscana e Romagna. Quella mattina stava partecipando all’incontro di Gargonza insieme ad altri fuoriusciti Bianchi, desiderosi di organizzare una prova di forza contro i guelfi Neri di Firenze.
«Messer Dante, vi abbiamo scelto come cancelliere nel Consiglio dei dodici. Avete esperienza politica e una capacità di vergare epistole in latino senza eguali» disse Lapo degli Uberti. «Accettate?»
«Messer Dante, vi abbiamo scelto come cancelliere nel Consiglio dei dodici. Avete esperienza politica e una capacità di vergare epistole in latino senza eguali» disse Lapo degli Uberti. «Accettate?»
Dante lo squadrò irritato nonostante il complimento. Si era scontrato con il nobile dieci anni prima, durante la battaglia nella piana di Campaldino.
Represse il suo stato d’animo e disse: «Accetto» Anche perché lo avrebbero pagato e gli servivano fiorini per vivere.

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Tra il 1312 e il 1314 la guerra contro la guelfa Padova diventa più cruenta. In città entra il poeta Dante Alighieri a cui il signore di Verona concede riparo. Il rimatore decide di terminare “il Paradiso” nella Biblioteca Capitolare e di cercare i figli Pietro e Iacopo. Le vicende di Dante e di Cangrande s' intrecciano con il casato Aligari di Fumane, dove sono reclutati i cavalieri, senza terra e ricchezza, Paolo e Julien de Grenier, d'origine franca. Il cavalier Julien conduce una faida contro una famiglia di orfani d'origine ebraica. Paolo e Caterina, la maggiore dei ragazzi perseguitati, s'incontrano per caso nel bosco Belo e s'innamorano a prima vista. La loro relazione però è osteggiata dal padre di lui. Giovanna Barbieri stupisce, ancora una volta, per il modo in cui riesce a descrive un’epoca che, evidentemente, deve amare molto e deve conoscere alla perfezione, perché attraverso le sue parole riesce  a raccontare i fatti in maniera attinente alla realtà, con dovizia di particolari e con uno sguardo sempre attento, mirato a ricostruire l’atmosfera cruda e crudele di quel periodo. Grazie all’autrice scopriamo il lato intimo e privato di Cangrande e anche quello del poeta Dante Alighieri, che si inserisce, all’interno della storia narrata, quasi “timidamente”. In questo secondo romanzo Giovanna Barbieri  riesce a intrecciare la fantasia con la realtà in maniera fluida e convincente, senza dare, al lettore, la sensazione di leggere qualcosa di “sbagliato” o “irreale” , rappresentando un medioevo convincente e  veritiero, anche nelle sue accezioni negative. Lo stile non ha sbavature inutili; la prosa è scorrevole e di facile lettura, e il lettore appassionato del romanzo storico non potrà non apprezzare “Cangrande, paladino dei ghibellini.”

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