RECENSIAMO

ANTON francesco Milicia



CONTRADA DELLE CASE VECCHIE


Lo chiamano il Fabbro… e tiene sotto scacco Contrada delle Case Vecchie, un pezzo dimenticato di Calabria Ultra dove lo Stato e la Mafia si rincorrono nelle pieghe della zona grigio cenere. Il Maresciallo Pasquale gli dà la caccia ormai da due anni, e da poco tempo lo fa sotto la direzione di un Procuratore Aggiunto dalla mente brillante e dalle intuizioni felici, fatto venire apposta da Roma. Il Fabbro vive a metà tra la normalità di uno qualunque ed un delirio lucido in cui passando da larva a farfalla diventa qualcuno. Compie le sue azioni delittuose con sadico distacco, cattura le sue vittime senza ucciderle, per lasciarle immobilizzate come fantocci in luoghi sperduti nei boschi dell’ Aspromonte e delle Serre calabresi, dopo averle trasformate in “creature”: cibo vivo per le sue “gladiatrici”. Nel suo delirio farcito di ricordi dolorosi, citazioni colte, musica rock, richiami al latino ed all’Impero romano, il Fabbro descrive la sua “poetica del disfacimento” e la sua missione, costringendo chi gli dà la caccia ad immergersi nel suo mondo per risolvere i suoi enigmi. Come un treno senza controllo la storia sfreccia vertiginosamente, diretta verso un finale carico di orrore suggestivo, denso di allegorie dantesche e riferimenti gotici, con tanto di fantasma.

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Ho letto “Contrada Delle Case Vecchie” di Anton francesco Milicia, facendo finta di non conoscere l’autore e di amare il genere horror, che, in realtà, non leggo quasi mai. Se mi fossi approcciata alla lettura con pregiudizio, forse non  sarei riuscita a cogliere la grandiosità della penna di Anton, che, lo ammetto, mi ha stupita e rapita, come solo il Fabbro poteva fare.
Da “lettrice compulsiva”, mi sono ritrovata ad essere “lettrice parsimoniosa” e a centellinare ogni singola pagina che mi separava dal finale di Contrada, perché, essendo stata risucchiata nel vortice psicotico del Fabbro e nelle sue ossessioni, incredibilmente mi sono anche ritrovata a fare il tifo per lui, pur avendo amato, in maniera quasi vergognosa, il Maresciallo Pasquale , uomo “sostanzioso” ( in tutti i sensi), che incarna perfettamente l’idea che abbiamo dell’uomo giusto e onesto, tutore della Legge.
Anton francesco Milicia non ha nulla da invidiare ai migliori scrittori di oltremare, ma, anzi, se ne distanzia notevolmente, con il suo stile accurato e graffiante, soprattutto perché non ha “copiato” nessuno, decidendo di ambientare una storia così forte e violenta, pur nella sua fragile delicatezza, e, chi leggerà il suo romanzo, non potrà non darmene atto, in una Calabria descritta in maniera sublime, ma senza pietismo o sentimentalismo.
I colpi di scena si susseguono, in un continuo crescendo e, quello che il lettore crede di aver scoperto, risulterà sempre differente  da quella che è la realtà del Fabbro, che si prende gioco di tutti, compreso chi legge le sue vicende, pagina dopo pagina, fino al momento in cui verrà scritta la parola “fine”.
Mentre  proseguivo nella lettura mi sono resa conto che scrivere un romanzo simile sarebbe un’impresa titanica per chi, come me, non ha conoscenze approfondite in campo musicale, architettonico o cinematografico. Anton francesco Milicia è un pozzo di conoscenza e la sua “sapienza” viene riversata abilmente fra le righe, ma, sempre, in maniera consona ed emozionante.
Dopo le prime pagine mi sono ritrovata ad ascoltare i brani da lui citati e ad apprezzare ancora di più le sue parole, vivendo, in un certo senso, un’esperienza che, spesso, mi ha tolto il respiro e mi ha fatto accapponare la pelle, inchiodandomi sul  divano per ore.
Il romanzo di Anton francesco Milicia deve essere letto in questo modo: con la musica in sottofondo, con la figura del fabbro sempre accanto e con la consapevolezza che il “mostro”, pur nella sua violenta e spietata follia,  non è  altro che un uomo fragile, incapace di difendere la sua mente malata in modo diverso, se non  “sperimentando” sulle sue vittime la potenza delle sue ossessioni.
Credo che autori così “completi” meriterebbero di avere un successo notevole e sono convinta che Anton francesco Milicia, passo dopo passo, riuscirà a farsi conoscere al grande pubblico, perché lo merita veramente.

Dunque, mi inchino di fronte alla sua “penna magica” e mi riprometto di leggere tutto quello che, questo bravo autore, ha scritto nel passato e scriverà nel futuro, auspicando, vivamente, di poter tornare  a leggere una nuova storia del Fabbro.

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