"Flora la pazza" di Roberta Andres - Le riflessioni di lettura di Maria Sabina Coluccia

FLORA LA PAZZA
di Roberta Andres

riflessioni  di Maria Sabina Coluccia

Link di acquisto:Amazon
Formato Kindle € 2,99
Copertina flessibile € 12,48

Non lasciatevi ingannare dal nome, Flora, evocativo di serenità, equilibrio e armonia, perché lei non è serena, non è equilibrata, né tantomeno armonica. Lei, Flora, è pazza. La sua vita gira vorticosamente nella spirale aspra e secca della follia, del disagio interiore profondo. Ed è talmente pazza, la povera Flora, che merita di essere conosciuta a fondo. Ecco l’ultima creatura di carta di Roberta Andres, scrittrice pescarese, classe 1965, docente di italiano e di scrittura creativa presso la Facoltà di Psicologia clinica dell’Università “D’Annunzio” a Chieti, fino allo scorso anno, autrice di “Le foto di Tiffany” edito dalla EEE e di “Perfetto blu”, collana Youfeel di Rizzoli.
“Flora la pazza” è uscito a luglio di questo anno per Amarganta, e si può acquistare anche su Amazon. A noi sembra che Flora dia la mano a Zeno e che in questo questo romanzo si possa rintracciare un certo tipo di letteratura psicologica, che fa capo al grande Italo Svevo. Vari sono gli elementi che ci inducono a questa riflessione: innanzi tutto il tema della pazzia, del disagio interiore, poi lo scavo, l’indagine che il lettore conduce dei comportamenti e delle cause che li hanno originati, grazie all’occhio analitico dell’autrice. Non mancano specialisti della psiche, non mancano manie, comportamenti autolesionistici, sdoppiamenti di personalità. Gli epiloghi, però, quelli sono differenti. Là dove Zeno conclude che la malattia è insuperabile, Flora si apre a un cammino di rinascita, un cammino faticoso e fortunoso, dove l’amore di un giovane ha un ruolo decisivo, forse più degli psicofarmaci prescritti dal medico che l’ha in cura. Come Zeno anche lei ha delle manie. Lui fuma, Flora si taglia. Di nascosto, velocemente. Non riesce a farne a meno. Si riconosce solo in un corpo inciso dai tagli, in un corpo ferito, come a brandelli è la sua anima. Entrambi manifestano, con atteggiamenti autodistruttivi, l’oscurità che regna nel loro inconscio, in quello che una psicologia di stampo freudiano ama chiamare il “magazzino”, la “cantina”. 
Non lasciatevi fuorviare dalle prime scene d’amore, perché questo non è un romanzo d’amore, o solo d’amore, anche se questo sentimento ha una parte importante, determinante nel processo di guarigione di Flora. Questo è romanzo psicologico. Un viaggio nella profondità dell’animo umano disturbato, dove alcuni meccanismi si sono inceppati, dove un abbandono, quello del padre di Flora verso la figlia e il resto della famiglia, ha tagliato di netto la strada sulla quale la ragazza si stava strutturando, formando, trasformando da bambina a giovane donna. L’ abbandono è di quelle ferite che solitamente non guariscono mai. Così Flora ha due vite: una prima, e una dopo la fuga di suo padre. Cresce e si concede all’amore di un uomo, Nino, che non l’ama fino in fondo. Lei si accontenta delle briciole di quell’amore, convinta sotto sotto, non meritare più amore da un uomo. Flora vive di rabbia e con la rabbia, quella sua e di sua madre Lena, a sua volta abbandonata e ancora furiosa per questo. Eppure un modo per salvarsi deve esserci. La via che sceglie Flora è quella dello scollamento dalla realtà. Ecco così l’insorgere della follia, che cresce piano piano, fino a culminare con il chiasso delle Voci, che le si agitano nella testa e la inducono a un atto criminale. Sembra la fine di una tragedia annunciata, invece è l’inizio della rinascita. L’ennesimo abbandono, quello del fidanzato Nino, portano Flora al trattamento sanitario obbligatorio, e in clinica inizia a risalire la china, ma come e grazie a chi si salverà lo scoprirete solo leggendo. 
È un romanzo forte, che impegna nella lettura e stimola interrogativi profondi. Da leggere con la dovuta calma e fiducia. Gli spostamenti temporali, dall’oggi alla seconda guerra mondiale, non disturbano, anche se costringono a qualche salto in lungo, e anzi, servono a comprendere bene come le Voci della follia si siano formate all’interno di Flora. Le Voci in fondo appartengono a qualcuno. Quando la protagonista capirà chi parla nella sua testa, i nodi cominceranno a sciogliersi. Sullo sfondo, una Napoli decadente che toccherà le corde degli animi più malinconici. Ricca la bibliografia e la sitografia finale, e i precisi e puntuali riferimenti ai fatti storici narrati nel testo.

Roberta Andres



Nata nel 1965, vive a Pescara; insegna Italiano nella Scuola secondaria e Scrittura creativa presso la Facoltà di Psicologia Clinica dell’Università “D’Annunzio” a Chieti (2009-2016). A partire dal 2007 tiene gruppi di scrittura creativa per l’Associazione Artis di Pescara; ha partecipato come relatrice a svariati Convegni sui temi della violenza di genere (congresso Sil, Bari 2007) e della scrittura autobiografica e terapeutica (Artelieu, Pescara 2009; Ewwa, Fermo 2016)Parallelamente ha collaborato con riviste di letteratura e didattica (Culturiana, Italialibri.net), curato la rubrica “Letteratura e psicologia” su Pagineblu e pubblicato articoli sul sito di Ewwa (European Women Writers Association) di cui è socia dal 2014. Ha iniziato a pubblicare raccolte di racconti per Bonacci (“Due estati a Siena” e “Margherita e gli altri”, Roma 1999). Ha vinto alcuni concorsi di narrativa, partecipato con suoi racconti ad alcune antologie e in particolare ad “Eva non è sola”, progetto per la raccolta di fondi contro la violenza di genere, presentato in varie manifestazioni e in alcune scuole. Readings dei suoi testi sono stati realizzati presso l’Associazione Lo Sbaraglio di Vimercate e la Scuola di teatro Artis di Pescara. 
A settembre 2015 è uscito il suo primo romanzo in ebook, “Le foto di Tiffany” edito da EEE. A marzo del 2017 “Perfetto blu” per Rizzoli, collana Youfeel. A luglio 2017 “Flora la pazza” per Amarganta edizioni. 

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