Le interviste : Coralba Capuani






Coralba Capuani l'ho conosciuta su Facebook, dopo che entrambe avevamo partecipato a un concorso letterario. Abbiamo scambiato poche parole fino al momento in cui lei mi ha invitato a Tempolibro, una splendida manifestazione culturale,indetta in occasione della giornata mondiale del libro, e che l'ha vista coinvolta non solo come scrittrice, ma anche come organizzatrice. Coralba è una ragazza che parla poco e, forse, è per questo che mi è piaciuta immediatamente.Mi è sembrata una di quelle persone che ti osservano in silenzio, che ti studiano e che ti fanno entrare nella loro vita solo se gli piaci.Sicuramente a Coralba è piaciuta la protagonista del mio romanzo, l'irlandese Alice Kyteler, donna indubbiamente "pericolosa" e ha accettato di essere intervistata solo da lei. Alice non ha avuto nulla da ridire e io nemmeno. Godiamoci, dunque, questa bella e strana chiacchierata.


-Ciao Coralba, ho letto il tuo “Cuore aspro del Sud” e vorrei chiederti per quale motivo, i lettori che non ti conoscono, dovrebbero leggerlo a loro volta.

A questo romanzo tengo tantissimo, non solo perché è il mio primo vero romanzo completo, ma anche perché ci ho messo l’anima dentro. Volevo colpire il lettore, emozionarlo a tal punto da spingerlo a documentarsi da sé su una parte della nostra storia volutamente occultata.
L’Italia del Risorgimento non è un’Italia vittoriosa e pregna di ideali, ma un paese lacerato da una guerra fratricida che, invece di unire un popolo che è sempre stato diviso in stati e staterelli, che parla lingue diverse (dialetti), che ha culture, tradizioni e mentalità differenti, verrà ancor più diviso da un’unificazione forzata e non voluta.
Alcuni potrebbero obiettare che ormai questi fatti sono “cose vecchie”, ma è un’illusione, perché, come dico nel libro, da questa guerra (perché tale è stata) ne esce un paese con una frattura nel ventre che la spacca a metà. Questa frattura non si è mai sanata e si porta dietro tutta una serie di stereotipi antimeridionalisti atti a sminuire un popolo che, fino all’unità d’Italia, era uno tra i più avanzati sia dal punto di vista economico e industriale (pochi lo sanno, ma le prime fabbriche nascono al Sud!) sia culturale (Napoli era un centro culturale rinomato in tutto il mondo).
Il mio intento non è quello di aizzare il Sud ma piuttosto un invito a riscoprire le nostre radici, a riscoprire la dignità di un popolo e a guardarci con occhi diversi: il Sud non è il cancro del paese come vorrebbero indurci a credere certi “nordisti” che vagheggiano di una mitologica terra padana mai esistita. Ciò che esisteva invece era il Regno delle due Sicilie che sì, forse non era il paradiso in terra, forse per certi versi era ancora arretrato, ma per altri era molto superiore al Nord. Ecco perché vorrei che questo testo non passasse inosservato, perché significherebbe perpetrare quel processo di omertà e mistificazione iniziato con l’unità del paese. 

-In Italia ci sono più scrittori che lettori. Ha un senso scrivere se poi la gente non legge?


Detta così non si può che rispondere che no, non ne vale la pena. Ma siccome uno scrittore scrive principalmente per sé, nel senso che se fai questo "mestiere" seriamente lo senti principalmente come un'esigenza personale, come un qualcosa di necessario, ovvio che la risposta cambia. Diciamo che in un primo tempo ai lettori non si pensa, solo dopo, nel momento della revisione stilistica del testo, ti chiedi se le frasi che hai usato siano chiare e incisive al tempo stesso, ti domandi, insomma, cosa penserà e come reagirà il lettore che leggerà le tue pagine.
Per tornare alla tua domanda posso concludere che al momento non mi pongo il problema perché, se dovessi pensare anche a questo mentre scrivo, penso che mi verrebbe una bella crisi di panico! Però il fatto che si legga sempre meno mi inquieta parecchio. Che destino ha una società che non si informa, che non è curiosa di sapere, che si "beve" tutto ciò che viene propinato dall'esterno senza una scelta consapevole che porti poi a un approfondimento critico?

-Se qualcuno che non conosci ti chiedesse in regalo il tuo romanzo adducendo come scusa che sei un’emergente , glielo regaleresti o glielo daresti in testa?

Guarda, dipende. Se intuissi che si tratta di una furbata per non acquistare il libro, glielo scaglierei volentieri in testa, ma se ci fossero delle valide ragioni glielo regalerei tranquillamente. Basta che non diventi un'abitudine però!

-Se ti chiedessi se ti sei mai innamorata dei tuoi personaggi di carta, mi diresti la verità? Quindi di chi ti sei innamorata e perché.

Sempre! Io i miei personaggi li amo tutti, svisceratamente, ad eccezione solo di quelli veramente cattivi. Amo le mie coraggiose eroine che, in una società spesso maschilista e misogina, combattono la loro battaglia per affermare il diritto alla felicità e alla libertà. E questo senza trasformarsi in delle virago! Tutte, anche la brigantessa guerrigliera Ada, conservano sempre la loro fragilità femminile, un lato che trovo assolutamente come un nostro punto di forza più che un punto debole. E poi amo anche i miei personaggi maschili, coraggiosi senza essere troppo perfettini. Comunque, vista la domanda seguente, a questo punto vi invito direttamente a leggere sotto!!!

Tu descrivi uomini normali, bellocci ma senza i poderosi muscoli che fanno girare la testa alle ragazze. È una scelta ben precisa perché sai che quegli uomini lì non si riesce a trovarli nemmeno nei negozi di souvenir?

Ti dirò una verità sconvolgente: a me dei muscoli importa poco. Quello che mi interessa in un uomo è che sia intrigante, una persona con cui discutere (anche animatamente se necessario), ironica e arguta. Perciò i miei personaggi maschili rappresentano tutti il mio uomo ideale, con diverse sfaccettature magari, ma se il lettore li confrontasse capirebbe che in fondo, anche quelli più ambigui, come Martino ad esempio, a grandi linee hanno molto in comune tra di loro. E poi lo vogliamo dire?  Sono tutti così carucci…

- Ti piacciono di più le eroine buone o quelle cattive?

Essendo cresciuta a pane e cioccolata ( Volevo dire N......., ma si può fare pubblicità?)  e Disney, temo che, in fondo, anche i personaggi femminili più scontrosi (come Lucretia o Innocenza ad esempio), alla fine si rivelino sempre delle eroine positive. Non ci posso fare niente, nel mio mondo di carta, per quante cattiverie e nefandezze possano accadere, alla fine è sempre il bene a vincere. E poteva essere altrimenti con un passato da lettrice di Piccole Donne, Senza Famiglia e i vari piccoli disgraziati (Il piccolo vetraio, il piccolo minatore ecc.)? Insomma, sono stata traviata da piccola!!!

- Il lieto fine o il finale aperto?

Lieto fine mai, mi sembra un po’ banalotto e decisamente poco moderno. Molto meglio un finale che lasci degli spunti di riflessione, che non dica tutto e che “costringa” il lettore a immaginare cosa sia accaduto ai personaggi dopo la parola fine.

- Descrivi con tre aggettivi le tue qualità e i tuoi difetti.

Prima di tutto bisognerebbe specificare se ti rivolgi alla persona o alla scrittrice. In ogni caso, come diceva il buon Totò nel famoso film: abbundandis abbundandum! Pertanto te li dico per entrambe, iniziando dalla persona. Qualità: schiettezza, ironia e semplicità. Difetti: permalosità, impazienza e testardaggine. Come scrittrice le qualità sono: onestà intellettuale, chiarezza (niente arzigogoli) e emotività. Essendo molto pignola e severa verso me stessa, di difetti come scrittrice ne vedo tanti: troppi! Perciò meglio sorvolare evitando così di far cambiare idea al lettore che volesse acquistare i miei libri!

- Dove vorresti arrivare?

A fine mese? :-D Scherzi a parte, dove vorrei arrivare e la strada da percorrere sono scoperte piuttosto recenti. Non mi interessa fare il grande salto e diventare famosa o, men che mai, ricca. Non mi interessa scrivere un best seller, né essere ingaggiata da una grande casa editrice, ciò che vorrei è solo portare a termine i romanzi che ho iniziato a scrivere (al momento quelli a buon punto sono quattro) e farmi conoscere. Perciò per me è stata estremamente preziosa la partecipazione a un evento dedicato agli scrittori del mio piccolo paese e inserito nella manifestazione TempoLibro, indetta per "festeggiare" la giornata mondiale del libro. In quest’occasione mi sono fatta conoscere sia come persona (molti compaesani non sapevano neanche chi fossi) e soprattutto a farmi “riconoscere” come scrittrice. Ecco, è stato proprio questo riconoscimento da parte della comunità che più mi ha gratificato, perché mi ha fatto sentire una scrittrice e non più la scribacchina relegata nella sua casetta che scrive solo per sé. E poi, per concludere, c’è un solo luogo dove vorrei assolutamente arrivare, ed è al cuore del lettore.

-Credi che scrivere sia un lavoro o un mestiere?

Credo che chi si avvicini con rispetto alla parola scritta eserciti un mestiere, uno di quei mestieri artigianali antichi dove la pazienza, l’apprendistato che guarda ai maestri – i grandi artigiani che ti hanno preceduto – l’amore, la passione e la dedizione con cui lo fai, siano fondamentali.

-Di scrittura si vive?

Beh, temo proprio di no. A meno che non ti capiti di scrivere il famoso best seller di cui sopra...

-Vorresti aggiungere altro?


Prima che il lettore inizi a stufarsi delle mie interviste penso sia meglio troncare qui. Saluto ringraziando Lorena per l'ospitalità, e Alice per lei sa cosa… ;-) 

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