domenica 7 giugno 2015

Libri da leggere



Anton.francesco Milicia

E-book € 4,99
Pagine : 418
Editore : Booksprint
Data : 24 giugno 2014

Sinossi

Lo chiamano il Fabbro… e tiene sotto scacco Contrada delle Case Vecchie, un pezzo dimenticato di Calabria Ultra dove lo Stato e la Mafia si rincorrono nelle pieghe della zona grigio cenere. Il Maresciallo Pasquale gli dà la caccia ormai da due anni, e da poco tempo lo fa sotto la direzione di un Procuratore Aggiunto dalla mente brillante e dalle intuizioni felici, fatto venire apposta da Roma. Il Fabbro vive a metà tra la normalità di uno qualunque ed un delirio lucido in cui passando da larva a farfalla diventa qualcuno. Compie le sue azioni delittuose con sadico distacco, cattura le sue vittime senza ucciderle, per lasciarle immobilizzate come fantocci in luoghi sperduti nei boschi dell’ Aspromonte e delle Serre calabresi, dopo averle trasformate in “creature”: cibo vivo per le sue “gladiatrici”. Nel suo delirio farcito di ricordi dolorosi, citazioni colte, musica rock, richiami al latino ed all’Impero romano, il Fabbro descrive la sua “poetica del disfacimento” e la sua missione, costringendo chi gli dà la caccia ad immergersi nel suo mondo per risolvere i suoi enigmi. Come un treno senza controllo la storia sfreccia vertiginosamente, diretta verso un finale carico di orrore suggestivo, denso di allegorie dantesche e riferimenti gotici, con tanto di fantasma.

 ***

È una storia tesa a metà tra il romanzo poliziesco e l’horror, ambientata nella Locride, in Calabria, con una ambientazione del tutto originale per una trama giallo-horror molto fluida,  ricca disuspence e di colpi di scena, con personaggi ben costruiti e calati nella realtà del luoghi narrati anche per il linguaggio utilizzato. La storia offre anche profonde riflessioni sulla nostra terra e sulla società di questo tempo, lontano dai luoghi comuni  e dai modi ormai preconfezionati con i quali certa letteratura, giornalistica e non, etichetta da anni questo pezzo di Calabria. L’autore si è anche addentrato in temi particolarmente impegnativi, quali ad esempio la giustizia e il modo in cui entra in conflitto non senza contraddizioni con gli strati sociali interessati da fenomeni mafiosi. Mette in evidenza in maniera volutamente forzata e romanzata come a volte la cura possa assumere dimensioni spropositate rispetto al male stesso, e soprattutto come la lotta alla criminalità assuma una connotazione devastante a causa di un effetto domino incontrollabile che si genera quando si vanno a sconvolgere equilibri sociali e politici delicati. Succede così che l’osso ancora sano di un organismo da rivitalizzare viene toccato fino in profondità, mentre andrebbero invece più attentamente isolati e rigenerati soltanto i tessuti malati in superficie. Il libro è intriso di citazioni che rivelano le passioni dell’autore: la musica rock, l’arte, l’architettura, il cinema, i fumetti, ma su tutto si percepisce un affetto per la sua città, Locri, che nella storia assume un nome di fantasia, quel Contrada che dà il titolo al romanzo. Nel libro sono tanti i personaggi che l’autore muove con abilità e singolare capacità di caratterizzazione. Tra questi un giornalista volenteroso ed ostinato; un avvocato fin troppo onesto; un brillante Procuratore Aggiunto, impermeabile a certe “influenze” locali; un simpatico e scapigliato Maresciallo del Nucleo Investigativo, appassionato d’arte e di musica rock, che raccoglie le mollichine di una indagine fuori dagli schemi, fino ad arrivare allo sconcertante epilogo.
Ma la figura che campeggia è quella del Fabbro, il “cattivo”, a cui l’autore è riuscito a dare una tridimensionalità che risalta nettamente nel contesto narrativo, nell’intento di sondare una mente brillante caduta nel baratro angoscioso della depressione e di descrivere la sua devastante deviazione nella ‘poetica del disfacimento’.

Intervista a Daniela Vasarri


DANIELA VASARRI



Daniela Vasarri  è nata a Milano, dove vive e lavora. Ha viaggiato molto e le sue esperienze in altri Paesi le hanno permesso di intrecciare relazioni che hanno stimolato il suo innato interesse per le relazioni interpersonali e per le religioni. Dopo aver recensito il suo ultimo lavoro "Maeva, la benvenuta" , pubblicato da EEE (Edizioni Esordienti E-book) , è arrivato il momento di conoscerla meglio


Ciao Daniela , benvenuta su "ilgiardinodeigirasoli". Ci vuoi parlare del tuo ultimo romanzo, pubblicato dopo aver vinto un concorso letterario?

"Maeva, la benvenuta" si è imposta nella mia fantasia, portandomi riga dopo riga a costruire la vicenda, quasi come se fosse stata lei l'autrice. Ho sempre adorato i  bambini asiatici e i loro volti, dopo l'ultimo viaggio in Thailandia sono tornata con una voglia struggente di portarne a casa qualcuno con me. Forse Maeva è nata proprio cos'...

Quanti romanzi hai scritto, fino a oggi?

Ho scritto quattro romanzi e una raccolta di racconti, e tutti mi hanno dato patemi ma anche soddisfazioni, un po' come fossero dei figli

Qual è quello al quale sei più affezionata?
In questo momento direi Maeva e, a seguire, "Guarda avanti", chissà fosse perché entrambi parlano di maternità

Hai ancora sogni chiusi in qualche cassetto?
Certo, ho una cassettiera piena di sogni, ma quello riposto nel cassetto più grosso è di riuscire a scrivere della fede

Cosa stai scrivendo in questo momento?

Appunto, come ti dicevo, ho iniziato un romanzo che affronta i dubbi, le certezze e le speranze di una vita oltre.

Hai qualche autore o un genere a cui ti ispiri?

No, nessuno, ho autrici come la Mazzantini, la Allende, la Fallaci che adoro, ma non posso ispirarmi d nessuna perché credo che loro siano uniche ma anche ognuno di noi, anche se sconosciuto, lo sia

Cosa non scriveresti mai, nemmeno se ti offrissero la fama e la gloria?
Un libro sulla mafia, la corruzione, la violenza metropolitana

Cosa, invece, continueresti a scrivere, pur sapendo che non verrebbe mai pubblicato?
Favole per bambini

Come vivi il rapporto con altri autori/autrici?
Le ammiro, sopratutto quelle che hanno la forza d'imporsi al pubblico, cosa che a me manca un poco

Come riesci a conciliare la tua vita quotidiana con la scrittura?
Per grande fortuna ho un marito che mi aiuta e mi solleva da quelle incombenze domestiche che mi sottrarrebbero tempo 

Scrivere è passione o è un mestiere?
Prima passione, poi forse diventa mestiere, fatto con passione però

Cosa consiglieresti a chi sogna di fare lo scrittore?
Di farlo, se davvero ha qualcosa dentro, e di non demordere, le parole non hanno prezzo e più sono meglio è,  se portano crescita interiore

Grazie, è stato un piacere averti fra noi.

I nostri spazi sono a vostra disposizione gratuitamente




ilgiardinodeigirasoli ricorda a tutti coloro che fossero interessati, che le sezioni:

-Libri da leggere
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-Interviste
-Oggi parliamo di
-Booktrailer 
Sono  gratis e che l'unico scopo perseguito è quello di promuovere gli scrittori e le scrittrici, con un occhio particolare agli esordienti.
Insieme si cresce .

Grazie.

sabato 6 giugno 2015

Le Interviste




CATERINA SILVIA FIORE

Caterina Silvia Fiore  è nata a Milano, dove vive e lavora. Nel 1993 pubblica opere liriche sulla rivista d'arte e cultura "Altra bottega" - E' vincitrice di diversi Concorsi Nazionali di Letteratura e Poesia - Scrittrice e poetessa , usa le parole con la stessa maestria di una ricamatrice o sarebbe meglio dire come uno schermidore ?

Vorrei essere una ricamatrice, attenta a cogliere e a descrivere i minimi particolari, gli stati d’animo più reconditi, come se creassi un pizzo delicato e complesso. Purtroppo mi ritrovo a scrivere come uno schermidore, con una scrittura graffiante e asciutta, senza troppi fronzoli, una scrittura “stridente”, come è stata definita da molti.

Passi, apparentemente senza difficoltà, dalla narrativa alla poesia ed eccelli in entrambi i generi. Vorresti dirci quale dei due preferisci e perché?
Vado a periodi, ci sono dei momenti in cui mi ritrovo a voler esprimere ciò che sento attraverso la poesia, a me effettivamente più arrivabile, ma in altri mi ritrovo a non concepire nemmeno lontanamente, il mettermi a scrivere una lirica, mi diventa stretta e allora mi metto a scrivere, magari un racconto.

Quali sono i tuoi ultimi lavori pubblicati?

E’ uscito a febbraio il mio libro dal titolo INCUBATOIO, è un racconto lungo, o romanzo breve, che possiamo far rientrare in un genere noir surreale. Poi sono uscita in e-book con una mia silloge poetica dal titolo LA GRANDE ALLUCINAZIONE ed un altro e-book, questo è una raccolta di racconti noir intitolata CATTIVE IMPRESSIONI

Qual è quello al quale sei più affezionata?

Se devo essere sincera sono più affezionata a CATTIVE IMPRESSIONI, poiché racchiude i miei primi  racconti, carichi di entusiasmo e di voglia di cimentarsi nell’arte della scrittura.
Hai ancora sogni chiusi in qualche cassetto?
Sempre, certo, ma ho capito che parlarne prima non sempre porta bene!

Cosa stai scrivendo in questo momento?

Ho iniziato quello che ancora non capisco se è un racconto breve oppure l’inizio di un romanzo…vedrò strada facendo.

Hai qualche autore o un genere a cui ti ispiri?
Sì, io adoro Edgar Allan Poe, ho iniziato a leggerlo a 11 anni, età non proprio adatta per una lettura gotico noir.

Cosa non scriveresti mai, nemmeno se ti offrissero la fama e la gloria?

Ahimè un libro storico, non sono per nulla portata e soprattutto è necessario avere un bagaglio culturale che ti permetta di poterne scrivere.
 
Cosa, invece, continueresti a scrivere, pur sapendo che non verrebbe mai pubblicato?
Poesie, che purtroppo oggi sono molto bistrattate dagli editori, non si legge abbastanza e le poesie sono all’ultimo posto, negli interessi degli italiani.
Come vivi il rapporto con altri autori/autrici?
Molto bene, credo che una sana competizione, il gioire per un successo di un’amica che scrive come me, sia fonte di gioia e di sprono per andare avanti su questo percorso di scrittura.

Come riesci a conciliare la tua vita quotidiana con la scrittura?Non riesco a conciliarla.

Scrivere è passione o è un mestiere?Passione, assolutamente.

Cosa consiglieresti a chi sogna di fare lo scrittore?
Di leggere molto, prima di tutto, di essere molto autocritico e umile, si impara fino all'ultimo giorno sulla terra e non si nasce scrittori, si può avere dentro il talento ma questo va affinato, bisogna studiare, studiare, studiare.

Grazie Caterina Silvia Fiore, è stato un piacere ospitarti  su  

Libri da leggere






€ 0,99 E-book
Raccolta di racconti
Editore: LETTERE ANIMATE

Storie di donne di oggi, diverse eppure con una caratteristica comune: la ricerca di quella leggerezza necessaria per far volare alto cuore e sentimenti.

venerdì 5 giugno 2015

Libri da leggere











“Più che una raccolta di poesie, questa silloge contiene sussulti di vita, frammenti senza contorni che possano ingabbiarli in qualcosa di ben definito, liriche estremamente diverse tra loro, scritte in periodi differenti della vita dell’autrice. Ogni poesia contiene buio, luce, i colori della notte ed i rumori del giorno, il tutto si fonde con uno stile noir appena accennato, che caratterizza la scrittura di questa autrice oltre che in questa raccolta, anche nei suoi libri di narrativa. 
All’interno dell’antologia, si trovano alcune liriche premiate in diversi concorsi nazionali, come LA STREGA, oppure LA GRANDE ALLUCINAZIONE, che dà il titolo alla raccolta. 

giovedì 4 giugno 2015

Libri da leggere







€ 19,90 cartaceo
€ 9,90 E-book

Sperling & Kupfer 

È il 1968 quando il notaio Saglimbeni decide di tornare in Sicilia con la famiglia, dopo una lunga assenza. Vittoria, la figlia più giovane, indipendente e contestatrice ma legata al padre, non ha potuto che assecondare il suo desiderio e trasferirsi in quella terra sconosciuta che da sempre lui le ha insegnato ad amare. A Montuoro, per Vicki, cresciuta a Roma e appassionata di fotografia e di auto da corsa, l'impatto con una società conservatrice, ai suoi occhi maschilista, formale e schiava dei pregiudizi, è destabilizzante. In mezzo a tante conoscenze, saranno poche vere amicizie ad aiutarla a inserirsi nella realtà del paese. Quello di Diego Ranieri è un nome ricorrente negli ambienti a lei più vicini, un volto conosciuto che all'improvviso entra con prepotenza nella sua vita. Ombroso e sfuggente, ancorato a una mentalità assai diversa dalla sua ma capace di legarla a sé come nessun altro, Diego porta i segni di un passato doloroso da cui stenta ad affrancarsi, e con cui lei dovrà fare presto i conti. Divisa tra sentimento e orgoglio, Vicki trova nella facoltà di Architettura di Palermo, in piena occupazione, un rifugio in cui sentirsi meno estranea. Armata di macchina fotografica, inizia a scoprire la città, a conoscerne la bellezza enigmatica e i lati oscuri, fino a rimanerne stregata. E proprio per le strade di Palermo la sua storia s'intreccerà con quella, drammatica, di zia Rosetta, la cui apparenza mai lascerebbe intuire cosa nasconde il suo passato. Due donne unite dal coraggio con cui affrontano le prove che la vita ha loro riservato. Sullo sfondo di palazzi nobiliari e aspri paesaggi di campagna, le vicende di due famiglie colte in un importante momento storico ci conducono attraverso una Sicilia indolente e sensuale, al cui fascino è impossibile sottrarsi.

RECENSIAMO






Edizioni Esordienti E-book (27 maggio 2015)

€ 1,99

Valutazione : cinque stelle


Maeva è una bambina strana, silenziosa, buonissima, che accoglie la nuova mamma senza problemi. Matilde è una donna moderna, che sogna da sempre di essere madre e vuole diventarlo anche se al suo fianco non ha più l'uomo che ha sposato. Nei suoi pensieri e in tutto quello che fa, nei giorni che passa in Thailandia,conosciamo il suo amico d'infanzia, Franci, che lei non ha mai dimenticato e che noi impariamo ad amare, anche se lui non c'è, grazie allo stile delicato e unico che Daniela Vasarri usa per parlarci dell'uomo ora lontano. La storia è semplice, ben raccontata, delicata e piena di sentimenti e di emozioni che ci entrano dentro lentamente, aiutandoci a comprendere lo stato d'animo di Matilde durante il percorso che compie per diventare madre. Lo stile di Daniela Vasarri è pulito, mai eccessivo, diretto e piacevole. La lettura scorre fluida e non annoia, anzi ! La storia ci riserva sorprese fino all'epilogo e ci lascia con un dolce e stupito sorriso sulle labbra. Merita davvero cinque stelline. 

mercoledì 3 giugno 2015


Angel - racconto breve -

Stasera, prima di entrare in teatro, attraverso il cancello che cela la porta destinata agli artisti, ho guardato l’enorme cartellone all’ingresso. Ci sono io in quella foto. E’ un manifesto di circa sei metri per tre e troneggia sulle colonne di marmo, in stile dorico. In questo teatro una volta si rappresentavano solo commedie serie; ora no. Ora la crisi non permette più di badare   a queste sottigliezze. Ora si deve guadagnare. L’affitto dei locali costa un capitale e l’impresario non ha tempo per pensare a queste cose. Il mio spettacolo vende bene. La gente accorre ogni settimana, incuriosita dal passaparola, dai commenti degli spettatori che l’ha preceduta.La mia immagine patinata è perfetta, molto diversa da quella che, adesso, vedo riflessa attraverso uno specchio illuminato dai neon che lo circondano. La luce deve essere implacabile e accecante, in modo che io riesca a truccarmi in maniera impeccabile.Mi guardo la bocca, la linea del naso, le sopraciglia appena depilate, e poi gli occhi, di uno strano color verde marcio; occhi perennemente tristi. Non riescono a perdere quell’espressione nemmeno adesso che, in un certo senso, ho conquistato il mio posto in questa società. Sorrido con ironia alla mia immagine e scelgo una matita color argento. E’ un colore che fa risaltare  perfettamente i miei colori. I capelli, lunghi e biondi, saranno presto nascosti dalla parrucca rosso rame, che fa, di me, la regina della serata.Rosso e argento. L’argento esalta il verde dell’iride e, mentre sottolineo la linea della palpebra, la evidenzio ancora più del solito, come se volessi rimarcare, con quel tratto, la mia fisicità, che è sempre stata la mia dannazione. Fra un po’ il mio agente busserà con insistenza alla porta del camerino ed entrerà, senza attendere la mia risposta. Si fermerà sull’uscio e scuoterà la testa, guardandomi con rimprovero.“Ancora accusì stai?” Mi dirà, con quel suo strano modo di parlare.  Non ho mai capito di quale parte dell’Italia sia. Ha decine di frasi che usa a effetto. Ogni frase appartiene ad una Regione diversa e lui, stranamente, riesce a imitare  tutte le inflessioni dialettali.Quando, però, parla in italiano, lo fa in maniera perfetta, senza lasciare spazio a nessun indizio che possa aiutarmi a identificare quale sia la sua provenienza.Era un attore, una volta. Non si può dire che fosse un bravo attore. No. Anzi, era proprio mediocre. Ma la scuola di dizione gli è servita. In quello si è sempre distinto.Stasera il mio incarnato è pallido. Più del solito. Con la spugnetta bagnata passo sul viso un fondotinta di una tonalità ambrata, un po’ più scura di quella che uso abitualmente, poi evidenzio gli zigomi con il blush rosato e mi mordo le labbra, mentre guardo i diversi colori dei rossetti, che mi aspettano, allineati come bravi soldatini sulla mensola che ho di fronte.Le mie labbra sono belle, piene, sembrano due ciliegie mature e succose. Le ho ritoccate due giorni fa. Il filler si stava riassorbendo e al dottore ho detto che poteva eccedere un po’, visto che il risultato, la prima volta, non era stato eccellente.Per il resto non ho dovuto ricorrere a grandi ritocchi. La natura è stata benevola con il mio viso. Ho un ovale perfetto, gli zigomi alti e pieni, una fronte spaziosa ma non eccessivamente sproporzionata. La bocca no. La bocca era un disastro. Piccola e sottile. Solo un filo di labbra. Quelle labbra hanno accompagnato la mia vita fino a quando non ho deciso di spazzarle via, così come ho spazzato via gli anni in cui non avevo avuto il coraggio di fare il passo che mi avrebbe, in qualche modo, restituito la mia identità. La nuova bocca va celebrata, onorata, rispettata. La nuova bocca di Angel, la divina, la creatura che tutti bramano e che nessuno, mai, ha potuto avvicinare, va evidenziata con un rossetto violento, lucido, resistente.Lo passo con lentezza sulle labbra; prima su quelle superiori e poi sulle inferiori. Le increspo per un attimo, come se volessi mandare un bacio, poi le distendo, sorrido, le apro, ci passo la lingua. Sono un capolavoro. Il mio viso è diventato un altro grazie a quelle labbra.Il mio nome mi calza a pennello. Non ho dovuto nemmeno sforzarmi di trovarne un altro adatto a me. Ho solo dovuto togliere la vocale finale. Nulla di più semplice. Sono un angelo. Una creatura angelica, perfetta, irraggiungibile.  La voce, poi, mette i brividi. Quando canto la gente non riesce a trattenere la lacrime.“Ma come fai ad avere una voce simile?” Urlava mio padre, in preda alla rabbia.“Non puoi avere quella voce. E’ opera del demonio”, continuava, sempre più forte e iniziava a picchiarmi, picchiarmi, picchiarmi.Il pugno che si abbatte con forza sul legno della porta mi fa sussultare di paura. Ancora una volta ho permesso ai miei ricordi di impossessarsi della mia mente. Eppure lo psicologo mi ha detto che pensare al passato è inutile e che, io, ormai, devo solo pensare al mio futuro, a quello che voglio essere, a quello che sono.Il passato è un’ancora impigliata a un masso che ci impedisce di seguire nuove rotte, nuove destinazioni. Io, invece, ho avuto il coraggio di decidere la mia nuova destinazione. A diciotto anni non è facile farlo. Soprattutto se hai la sfortuna di appartenere a una famiglia come la mia.Vedevano demoni dappertutto. Hanno cercato anche di esorcizzarmi. Alla fine il parroco ha dovuto parlare con i miei genitori. 
Lui mi conosceva bene.Da quel momento in poi nessuno più ha potuto far finta di non sapere chi fossi davvero. Uno scherzo della natura, un essere abietto, un figlio da buttare.“Se solo avessi saputo che mi sarebbe toccata una simile sofferenza, ti avrei buttato in tempo”, mi urlò mia madre, il giorno in cui decisi di abbandonare le scarpe da tennis per quelle meravigliose scarpe rosse, tacco dodici, che tenevo nascoste nell’armadio, sotto giacconi informi e pantaloni di fustagno.Mia madre mi avrebbe buttato. Mio padre mi considerava una creatura del demonio. La gente del paese rideva di me. “La femminella” mi chiamavano i ragazzi, facendo gesti eloquenti con le mani e  le lingue.Se solo avessi avuto il coraggio di dire a mia madre lo strazio che mi dilaniava la mente e il cuore. Non avevo identità. Non ero né uomo né donna.  Ero nato maschio, ma di maschio non avevo nulla, se non quella protuberanza in mezzo alle gambe e quelle labbra sottili che mi ostinavo a tenere serrate.  Quelle labbra, ora, non ci sono più, così come non c’è più la vocale finale del mio nome. Angel, sono solo Angel. Sono rimasto io, con il mio corpo da maschio e la mia anima da donna. La gente lo sa, ma ora mi adora. Ora sono famoso, ricco, conosciuto. La mia identità non importa più a nessuno. La mia voce incanta, ammalia, commuove.Il mio agente si affaccia alla porta e mi lascia un enorme mazzo di rose rosse sul divanetto rosa confetto.“Leggimi il biglietto, che ho lo smalto ancora fresco”, gli dico, mentre cerco di sfilarmi la vestaglietta di seta senza rovinare la laccatura delle unghie.“Morirei felice solo pensando che in Paradiso gli angeli sono come te”.“Il biglietto dice così. Questo deve essere scemo”, commenta lui, sarcastico.Io rido, felice, lasciando cadere la vestaglietta a terra. Il mio seno è florido, alto; sembra quasi naturale.  Mi guardo allo specchio e mi sorrido, mentre l’abito di paillettes argentate copre il mio membro. Quello non l’ho eliminato. Non ancora. In fondo fa parte di me.Una parte di me.Infilo le scarpe con il tacco altissimo e copro i miei capelli biondi con la nuova parrucca. Stasera ho i capelli lunghi e ricci. Sono bellissimo o, forse, dovrei dire bellissima.“Forza Angel, muoviti, non startene imbambolata a guardarti. Ci sono centinaia di persone che ti aspettano lì fuori!” Urla come un ossesso.Ecco, il mio nome, pronunciato ancora una volta a voce alta, mi ricorda che il mio sesso non è importante. Io non ho un’identità ben definita. Ho scelto di essere quello che ero, quello che volevo essere.Io sono Angel. Sono un angelo.E gli angeli non hanno sesso.

Lorena Marcelli 

lunedì 1 giugno 2015





-IL RACCONTO DI OGGI -


Racconto breve di Lorena Marcelli
LA CONFESSIONE - STORIA DI ORDINARIA FOLLIA

Lo sa che uccidere è peccato? Lo sa che ha commesso peccato? Non è pentita di aver peccato? Domande, domande, domande. Sono ore che fate le stesse, inutili, domande. Siete monotoni, noiosi. Vi risponderò, non vi preoccupate.
“Uccidere è peccato?  Si, è peccato, almeno due dei Comandamenti lo dicono. Ama il prossimo tuo come te stesso, dice uno dei due. Il secondo dice : “Non uccidere”. Ah no, adesso non intervenite, non correggetemi. Lo so benissimo che l’ordine dei Comandamenti non è quello. No, lo sapete. Non sono mai stata brava in religione. Non  studiavo a catechismo. In realtà non ci andavo nemmeno. Per questo non ho ricevuto i Sacramenti.
No, ve l’ho detto. L’ho detto e ripetuto decine di volte, e che diamine! Ma allora siete sordi, o, forse, fate finta di non capire.
Ma chi me lo assicura che, in realtà, capite? Allora, lo ripeto per l’ennesima volta. Non me lo ricordo l’ordine, ma i due Comandamenti sono quelli, senza ombra di dubbio.
Oddio, ricominciamo di nuovo con le domande inutili. Volete farmi cadere in contraddizione. Ma non ci riuscirete, no, davvero. Io sono nel giusto, dico sempre la verità. Anche adesso la dirò. Non ha senso mentire. Sono così contenta di averlo fatto. Oh, sì. Davvero contenta.
Dunque, di nuovo, di nuovo. Lo ripeto, ma spero che sia per l’ultima volta. No. Non me li sono ricordati in quel momento. Non ci ho pensato nemmeno lontanamente. Ma chi se ne fregava dei Comandamenti in quel momento. Lei era lì e io ero lì. Una delle due era di troppo. E di certo non ero io.
Quindi ? Osate chiedermi anche questo? Quindi va da sé che una delle due doveva togliersi di torno. Meglio che lo abbia fatto lei. Certo, un piccolo aiuto l’ho dato io. Bè! forse qualcosa di più di un piccolo aiuto. Dovevo farlo, me lo ero ripromesso. Prima o poi lo farò, mi dicevo. Me lo ripetevo da giorni, da mesi, forse da anni. In realtà ho resistito davvero tanto tempo.
E poi, se proprio devo dirla tutta, glielo avevo anche detto che prima o poi lo avrei fatto. Rideva, la scema. Credeva che scherzassi. Io, la coscienza a posto ce l’ho. Lei no. Non mi ha creduto. E’ un problema suo, non mio.  Pardon, mi correggo. Era, un suo problema. Se mi avesse creduto e fosse stata attenta , lo sarebbe ancora .
Ha sbagliato. Che colpa ne ho, io, se lei ha sbagliato? Gli errori si pagano. Ha pagato. Tutto qui.
Ammazzata? Parola grossa. Non mi piace questa parola. Però , accidenti, mi confondete. Siete troppi in questa stanza. Siete in troppi e parlate tutti nello stesso momento. Ma ve l’hanno insegnato che si parla uno alla volta? Ci siete andati a scuola? La confusione mi dà fastidio, mi innervosisce e, quando sono nervosa, non riesco più ad essere lucida e precisa. La precisione è importante. Sempre. Per esempio voi non siete tanto precisi. Avete detto ammazzata. Parola davvero grossa.  In realtà non è nemmeno una parola. Non devo correggere quello che dite, non sono qui per questo. Ma, proprio per essere pignoli, si tratta di un verbo, di un tempo  verbale.
Avete studiato i verbi, a scuola? Ammazzato …participio passato del verbo ammazzare .... are,  prima coniugazione, avete presente?
Mi piaceva studiare i verbi, quando ero piccola. I verbi italiani sono difficilissimi. Tutti li sbagliano, quando parlano. Anche lei li sbagliava. Non ne indovinava uno. Creava tanta confusione. Ecco, se avesse studiato meglio i verbi, forse non mi avrebbe dato così tanto fastidio. Sì. Sto divagando, avete problemi? Se avete fretta posso anche fare a meno di dirvi il perché. Io lo so perché l’ho fatto; ma voi no. Possiamo anche restare qua per tutta la notte. Non ho sonno. Non ho mai sonno. Forse non dormo mai. Non so, non ricordo. Ecco, potrei dirvi non so, non ricordo, mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Ma io voglio parlare, ho bisogno di parlare. Però non voglio sentire altre persone che parlano. Sì, voglio farlo solo io. Io posso parlare, gli altri no. Volete sapere perché l’ho fatto? Tacete e ascoltate.
In realtà non c’è un perché. Mi andava di farlo e l’ho fatto. Ma non dite che l’ho ammazzata. L’ho annullata. Ma lo sentite quanto è bello il verbo che ho usato? Annullata, annientata, tolta di mezzo, nascosta, fatta sparire. Siete  poveri in sinonimi. Riconoscetelo. Non la conoscete la lingua.
L’ho fatto perché mi dava fastidio con quel suo modo di approcciarsi . Parlava troppo.
Odio la gente che parla troppo. Non stava mai zitta. Dovevo trovare un modo per farla tacere. L’ho trovato. L’ho annullata. Un bel colpo in testa e voilà, è stata finalmente zitta. Ah, sì. L’ho fatto. Adesso che ci penso mi viene davvero da ridere. È stata finalmente zitta. Non sentirò più quella sua odiosa voce. Squittiva, non parlava. Zitta,zitta, zitta. Finalmente. Veramente lo sarà per sempre, grazie a Dio.
Oddio, forse Lui non lo dovrei citare, vero? Non mi sono ricordata i suoi Comandamenti e ho peccato.  Secondo voi. Ma non secondo me. Secondo me ho fatto un piacere all’umanità. E pure a suo marito. Soprattutto a suo marito. Ve lo immaginate il poveretto, schiacciato dalla sua voce  stridula, dai fiumi di parole che era capace di tirar fuori da quella mitragliatrice ,ovvero, dicasi bocca?
Dio forse non mi ringrazierà, ma suo marito sì.
O sì, sì che lo farà. Statene certi. Lo so, ne sono sicura. Lo vedevo, il poveretto, quando erano insieme. Soffriva. Soffriva come un cane. Però soffriva in silenzio. Non parla mai,lui. Mi piace, lui. Lei, invece, non mi piaceva.
Lui non  me lo dirà mai,  poveretto, ma io so che lo avrò liberato da un incubo.
Quindi non ho peccato. Ho amato il prossimo mio come me stesso.  In questo caso il mio prossimo l’ho scelto io.
Ho scelto suo marito. Troppi prossimi rischiavano di fare una folla confusionaria. E io, come sapete, odio la confusione.



Oggi parliamo di 



GIUSEPPE DI BATTISTA




Giuseppe Di Battista ( pseudonimo Joe Diba) nasce il 24 gennaio del 1965 a Gonesse, in Francia, da genitori italiani emigrati per lavoro.Trasferitosi a Torino, dove vive tuttora, frequenta le scuole dell’obbligo e l’istituto tecnico per geometri. Dopo la morte del padre, a causa di un male incurabile, inizia un percorso spirituale e sempre in questo periodo comincia la sua attività di scrittore. Nasce così il suo primo romanzo “il sapore della notte”, un noir che ha molti spunti autobiografici, seguito da “ specchietto per le allodole” un thriller alla Die Hard, e Arma Letale. Un’operazione ambiziosa anche perché lo costringe a effettuare diverse ricerche e studi, poiché Giuseppe non è mai stato a New York, luogo dove è ambientato il romanzo. Partecipa con questi due romanzi a vari premi letterari. Dopo queste esperienze l'autore decide di fermarsi per un lungo periodo. Ispirato da alcuni avvenimenti, nel 2012 ritrova la vena creativa e decide di scrivere “l’alba di un giorno nuovo”, pubblicato su "Il mio libro" e con codice ISBN a La Feltrinelli. Attività recenti: partecipa alle preselezioni per il talent sulla scrittura Masterpiece in onda su Rai tre, ma senza fortuna. Ha partecipato a “Io Racconto”, a Pesaro e ad altri concorsi letterari per romanzi e racconti, tra i quali Casa Sanremo Writer. in cui è tra i 19 finalisti Ha scritto due raccolte di racconti : Veli nella realtà e Joe Diba, il Narratore, un romanzo collettivo, scritto insieme ad altri nove autori: intitolato Monsterpiece, il romanzo. Attualmente, oltre a curare alcune sue pagine, gruppi, blog e siti, sta terminando un romanzo che è il secondo di una trilogia, di cui fa parte "L'alba di un giorno nuovo".

Alcune copertine dei titoli citati dall'autore





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Maria Sabina Coluccia 





Maria Sabina Coluccia è l'autrice de "La Cicogna ha gli occhi a mandorla", edito in e-book per la casa editrice Marcelli di Ancona. È nata in Ancona dove vive con la sua famiglia. Ha adottato in Cambogia la sua prima figlia, a quarant'anni, e in Cina il secondo bambino pochi anni dopo. È laureata in lettere, giornalista e insegnante.


"La Cicogna ha gli occhi a mandorla" è un libro autobiografico, che nasce per raccontare un modo diverso, per diventare genitori. È la storia di una famiglia che si costruisce attraverso due adozioni internazionali in Asia. Vuole essere di aiuto a quanti si approcciano al complicato mondo delle adozioni internazionali, mettendo in luce soprattutto le difficoltà, non solo burocratiche, che le coppie affrontano in questo percorso. È uno sguardo realistico a questa realtà, ricca di soddisfazioni fortemente conquistate.



Prezzo : € 5.00




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