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Ladybug di Marina Atzori


“Basta poco per avere paura in Sardegna, ma basta ancora meno di quel poco per innamorarsene perdutamente.”

Iglesias, parola d'ordine: destino. Sebastiano Melis, apicoltore e appassionato di scrittura, sfogliando alcuni testi di Storia, riscopre il fascino della sua terra, la Sardegna. L'atmosfera affascinante e suggestiva di Ingurtosu, frazione semi abbandonata del Medio Campidano, incoraggia l'uomo a riflettere sui soprusi e le ingiustizie subiti negli anni, dal popolo sardo. Durante le ricerche, al Parco Geominerario del Sulcitano, si verificano alcuni singolari episodi che lo mettono in seria difficoltà. L'uomo oltre ad occuparsi delle sue arnie, alla sera si immerge totalmente nella lettura di un misterioso manoscritto custodito in soffitta che gli scombussola l'esistenza e non poco. Sebastiano, a quel punto, deve fare i conti con se stesso e il suo passato. Nel frattempo, Mario Congiu, web journalist e amico d'infanzia di Sebastiano, deve darsi da fare nel tentativo di trovare un ghostwriter disposto a romanzare la vita di un ex bandito, Salvatore Marras. Ladybug è la prescelta. La ‘scrittrice fantasma’ accetta l’incarico non senza riserve e scrive, per la prima volta, sottostando a determinate regole e condizioni. A causa del libro commissionato, Tarsilia, sorella di Salvatore, e unico bastone della vecchiaia dell’ex detenuto, si scontra faccia a faccia con gli imprevisti e una realtà scomoda, difficile da accettare, forse. Un libro fatto di strade e di vite, che si incrociano senza un apparente motivo. La fatalità gioca un ruolo determinante nelle scelte di tutti i personaggi, costringendoli a chiudere le porte aperte e i conti in sospeso con ciò che è stato. In fondo, non è sempre detto che il rancore debba cedere il posto al perdono, dipende. Fino a che punto siete disposti ad abbandonare il ricordo di qualcosa o qualcuno che vi ha feriti profondamente? Ecco: tutto dipende dalla risposta che darete a questa domanda.


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